«Addio vagoni, i politici si sono svegliati tardi»

MONTI. Per vent'anni si è occupata dello smistamento delle merci che arrivavano e che partivano dalla stazione ferroviaria di Monti: carri carichi di granito, legname, cemento e diversi altri materiali che viaggiavano sulle rotaie, le stesse che le Ferrovie ora vogliono smantellare. Ma da mesi ormai, Rosanna Parriciatu ha dovuto fermare gli ingranaggi del carro ponte che campeggia maestoso in un piazzale della stazione, spegnere i motori di muletti e camion, mandare a casa l'ultimo dipendente: «il traffico merci non esiste più, è da metà luglio che non arriva un carro merci nell'isola».
«È importante che si dicano le cose come stanno realmente - denuncia la donna -: la battaglia per salvare il traffico merci su rotaia bisognava farla prima, ora si vuole chiudere la stalla quando i buoi sono scappati». La storia di Rosanna Parriciatu è quella di un'imprenditrice colpita dalla politica di dismissione di Trenitalia Cargo, l'anello di una catena che si è già spezzato facendo finire su un binario morto un'attività portata avanti per vent'anni - l'impresa di famiglia aveva la concessione dalle Fs per lo smistamento delle merci in arrivo e in partenza dalla stazione di Monti -, sulla quale non si potrà neppure più investire. Cosi, di punto in bianco si è ritrovata a doversi rimboccare le maniche per reinventarsi un nuovo lavoro.
«Sento dire dai politici che si deve lottare per mantenere almeno il livello attuale del traffico merci - attacca l'imprenditrice -: ma il servizio è già chiuso, non c'è nulla da salvare. Semmai la battaglia dovrà essere fatta per ripristinarlo e questo potrà avvenire se davvero ci sarà una forte volontà politica da parte della Regione. Invece, finora si è assistito passivamente alla scomparsa del traffico merci come in una sorta di eutanasia che porterà la nostra isola a essere l'unica regione a non avere più il servizio merci su rotaia, con pesanti ripercussioni sull'economia di molte imprese e su tutto l'indotto creato dal servizio. Molte cave galluresi che fornivano la Sicilia, ad esempio, sono in gravi difficoltà per il trasporto, hanno il granito fermo in cava. Ed è solo uno dei tanti casi».
Il primo campanello d'allarme era suonato nell'aprile scorso, quando si diffuse la notizia della soppressione del collegamento marittimo Golfo Aranci-Civitavecchia per il trasporto dei carri ferroviari. «A metà luglio la nave Garibaldi ha fatto la sua ultima corsa prima di fermarsi per la manuntenzione - spiega la donna -: è da allora che non arriva più un carro merci. Dal 10 settembre, da quando ha ripreso le corse, la nave viaggia su richiesta solo per trasporti di servizio aziendale o di carri militari».
La rabbia e l'amarezza sono quelli di una donna che dice di aver tentato invano di fare qualcosa perchè non si arrivasse al capolinea. «Già da aprile ho cercato di contattare politici e amministratori regionali di tutti i colori, ho cercato di spiegare la gravità delle conseguenze della fine del servizio, solo il consigliere Renato Lai si è fatto portavoce fin da subito del problema in Regione. Ora tutti vogliono salvare qualcosa che non c'è più. E questo è il motivo principale per cui ho deciso di parlare, non tanto per raccontare la mia vicenda personale quanto per denunciare che nulla è stato fatto per fermare questo progetto di dismissione. Il trasferimento a Porto Torres? Sarebbe come realizzare una cattedrale nel deserto, un'alternativa antieconomica che non convince nessuno».