Hotel Turas, la lenta agonia del turismo made in Planargia

BOSA.Era una delle punte di diamante del turismo 'made in Planargia", costruita negli anni sessanta dalla Regione per creare una scuola alberghiera (idea successivamente tramontata) e poi sapientemente lanciata da veri e propri pionieri dell'accoglienza nel settore della ricettività in Sardegna.
Oggi invece la struttura - chiusa e inattiva da quasi dieci anni - cade a pezzi. Risultato, si sono volatilizzati i venti posti di lavoro stagionali. Mentre i quaranta messi in preventivo per quello che sarebbe dovuto essere un futuro gioiello a quattro stelle sembrano lontani dal diventare certezza.
Insomma, torna di stretta attualità la vicenda dell'Hotel Turas, la struttura ricettiva che si affaccia sull'omonima spiaggia e baia a pochi chilometri da Bosa Marina.
A sollevare il problema è l'imprenditrice Paola Chessa, che propone una serie di domande legate a quello che si profila un futuro lunghissimo iter giudiziario che - questa la sua paura - potrebbe compromettere investimenti e occupazione su un territorio in cui la fame di lavoro è sempre ai primi posti fra le emergenze sociali.
«Tra la fine del 2000 e gli inizi del 2001 abbiamo costituito, tra la mia società e una del Continente, un project finaincing che prevedeva l'acquisto dalla Regione dell'hotel.», afferma l'imprenditrice, ricostruendo la lunga vicenda, «Acquisto sul quale io avevo un diritto di prelazione e un progetto di ristrutturazione e riqualificazione che avrebbe dovuto dare vita alla nascita di un albergo con servizi a 4 stelle».
L'acquisto va a buon fine, ma insieme alla seconda parte dell'operazione (trovare le fonti finanziarie e dare concretezza all'idea) inizia anche una vertenza giudiziaria tra le due imprese. Che scandisce il suo calendario di udienze dal 2002 al 2006: «La sentenza, dopo vari rinvii, arriva però solo a gennaio dell'anno in corso.», afferma Paola Chessa, sottolineando che la decisione dei giudici non viene totalmente condivisa, «Infatti abbiamo deciso, con i miei avvocati, di proporre appello».
Prima udienza fissata per l'undici giugno scorso: «Ma poi rinviata al prossimo 24 febbraio 2011. È chiaro pertanto che la questione, contando un eventuale ricorso alla Cassazione, si potrebbe protrarre per tanti anni ancora».
Da qui una raffica di domande su temi di ampio dibattito generale: «Perché questi tempi lunghi della giustizia?», chiede l'imprenditrice, «È possibile che, rispetto a un bene cosi importante anche per la collettività, oggi praticamente un pugno nell'occhio dal punto di vista ambientale, non esistano delle priorità?»
Paola Chessa è decisa a dare battaglia. Ma sul tappeto resta comunque una struttura che potrebbe giocare ancora un ruolo fondamentale nel qualificare l'offerta turistica di Bosa e della Planargia e che invece, con il passare inesorabile del tempo, si deteriora sempre di più.
Alessandro Farina