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Telecom, a rischio altri 87 lavoratori

 CAGLIARI. Hanno incrociato le braccia per tutta la mattina distribuendo, davanti alla sede di via Calamattia, volantini e spiegando che i veri imprenditori sono loro, gli unici che negli anni hanno permesso alla Telecom di andare avanti. A Cagliari, come in tutti i capoluoghi di regione, ieri i lavoratori della Telecom sono scesi in piazza nella manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil per dire “no” al licenziamento di cinque mila lavoratori, 87 dei quali solo in Sardegna.
 Il dito è puntato sulle dichiarazioni del nuovo amministratore delegato della società, Barnabè, che a marzo ha presentato, racconta Roberto Camarra, coordinatore Telecom per la Cgil, un piano industriale che non prevedeva esuberi.
 «Improvvisamente, però - continua l’esponente sindacale- a maggio ne ha dichiarato cinque mila». In Sardegna sarebbero a rischio 87 lavoratori delle diverse qualifiche: 65 a Cagliari, cinque a Oristano, sei a Nuoro e 11 a Sassari. Per l’isola si tratterebbe dell’ennesima mazzata. «Negli ultimi dieci anni - dice Tore Carta, altro esponente della Cgil per i lavoratori delle telecomunicazioni - in Sardegna abbiamo perso il 60 per cento dell’organico, e con i nuovi tagli il rischio è di arrivare a meno di mille lavoratori». Quasi un suicidio, soprattutto se si tiene conto che con un investimento di 14 milioni di euro, la Regione ha firmato un accordo per portare la fibra ottica in tutti i comuni dell’isola.
«Qui pagano per portare internet veloce in ogni casa - è lo sfogo di Tonino Ortega, segretario regionale della Uil-Telecomunicazioni - e Telecom risponde con 87 esuberi, senza pensare che le nuove attività richiedono maggiore manodopera».
 La preoccupazione è grande, ma lo è anche la rabbia: in un recente incontro a Roma, fanno sapere i sindacati, il responsabile del personale per l’azienda avrebbe giustificato i licenziamenti come necessari per far quadrare i conti dopo la cattiva gestione precedente. L’intento sarebbe arrivare, con i tagli del personale, a un risparmio annuo di 300 milioni di euro. «Gli stessi soldi - attaccano Cgil, Cisl e Uil - che l’azienda spende in premi e regali ai suoi top manager». «Sono delusa - è il commento di Maria, che alla Telecom ci lavora da vent’anni - Da quando l’azienda è passata in mano a pirati della finanza è caduta sempre più in basso e ora per rimediare pensano solo a togliere soldi a chi ha lavorato per portarla avanti». A fine mattina sindacati e lavoratori sono stati ricevuti dall’assessore regionale del Lavoro, Romina Congera che, condividendo le loro ragioni, s’è impegnata a presentare la questione in Giunta per «coordinare l’iniziativa in Sardegna con quella delle altre regioni».
Sabrina Zedda