La Nuova Sardegna — 03 aprile 2008
pagina 35
sezione: SPETTACOLO
Vite rovesciate. Come lefficace manifesto che il grafico Nicola Piovesan ha pensato per la locandina del film, ritraente il giovanissimo ma già notevole attore protagonista, Nicola Adamo, con le braccia dietro la nuca a guardare con occhi malinconici un punto lontano. Nel vuoto. Non certo il futuro. Per quello, anche se il tempo esiste ancora, forse non cè più nè il cuore nè la speranza. Solo una grande rabbia che colpisce alla bocca dello stomaco. Fin da questo piccolo sguardo allaffiche, «Jimmy della Collina», seconda prova del regista cagliaritano Enrico Pau, ispirata e tratta dal racconto omonimo di Massimo Carlotto, lascia inizialmente un po sconcertati per poi spiazzare. Blues metropolitano intinto nel nero, immerso nel furore dei venti anni, di unadolescenza che, sei lustri dopo lesplosione del punk, sembra star lì lì per deflagrare di nuovo... Forse per questo è stato amato subito dai ragazzi della giuria del Giffoni Film festival che gli hanno attribuito ben due premi (quello speciale e laltro del Presidente della Repubblica), per non parlare poi della sezione albanese dello stesso festival dove ha raccolto quello del pubblico. Sarà che a colpire, oltre alle tante e forti emozioni di questo film, è la dimensione teatrale dellopera. Grazie anche alla robusta presenza nel cast di unampia rappresentanza della scena sarda: da Francesco Origo a Giovanni Carroni, da Sergio Piano a Gisella Vacca, Tonino Murru, Massimiliano Medda, Federico Carta, Giovanni Cantarella... «Davvero talentosi» chiosa il regista Enrico Pau, ieri mattina al cinema Odissea, in occasione dellanteprima alla stampa. «È evidente che il cinema, per qualche misteriosa ragione, fa parte del codice genetico dei nostri artisti. Qualcosa che si rintraccia anche nei libri dichiaratamente cinematografici di molti autori. Per quanto riguarda poi la realtà strettamente di settore, accanto al primo nucleo di cineasti, sta oggi crescendo una generazione di giovani e capaci filmaker». Un insieme di elementi che dimostra come, ormai, in Sardegna, esista un humus fertile per costruire opere in grado di parlare al mondo intero. Come questo film. Che «è già un miracolo possa finalmente essere visto», ha detto soddisfatto il regista cagliaritano rievocando ieri i durissimi momenti vissuti anche durante le riprese al carcere di Quartucciu e alla comunità «La Collina» di Ettore Cannavera «con la paura di non riuscire un giorno a mostrare questo film». Paura, da ieri, finalmente esorcizzata con la proiezione. Da domani «Jimmy della Collina» sarà programmato, oltre allOdissea, anche nelle sale Cineworld di Iglesias e Cagliari e Galaxy di Sestu. Poi via via in tutta la regione. Dal 24 il giro nazionale da Roma, poi Milano, Firenze etc... Lobiettivo è quello di raggiungere e superare i 20 mila biglietti per far sì che il film, costato 400 mila euro e tanti sacrifici possa essere acquistato da Sky per il piccolo schermo. Un miracolo reso possibile - come ha spiegato Giuseppe Corso della fondazione Ope, tra i produttori della pellicola - con una ricerca ostinata di una terza via, diversa e lontana da quella dei canali distributivi tradizionali, spesso non proprio interessati ai film di qualità. Così, dopo aver fatto il giro delle sette chiese, ecco lintesa con lAranciaFilm, una realtà che opera in modo nuovo e creativo. «Ci rivolgeremo direttamente agli esercenti - ha detto Corso - quasi porta a porta per promuovere il film, esattamente come avviene con i libri». Uniniziativa che potrebbe anche fare scuola. «Nasce dallincontro con il regista Giorgio Diritti che con Simone Bachini ha fondato lAranciaFilm. Diritti - ha spiegato Pau - ha girato «Il vento fa il suo giro», film indipendente che si è guadagnato ben cinque candidature ai David di Donatello, incassando in un anno ben 400 mila euro (otto mesi al completo nella sala «Messico» di Milano). È la dimostrazione che in Italia esiste un mercato per i film di qualità e un pubblico come non se lo immaginano i grandi distributori che invece continuano a stipare nelle sale pellicole americane a discapito di quelle nazionali».
-
Walter Porcedda