IGLESIAS. Slitterà a dopo Pasqua la firma sul verbale di incontro tra Regione e sindacati sui punti caldi dello sviluppo del sistema produttivo della provincia: energia, bonifiche e infrastrutture. Il ritardo non è però dovuto a contrasti tra le parti, ma alla mole di impegni che soprattutto da parte regionale impedirebbe la stesura di un documento che solo in apparenza è di prammatica. In realtà il verbale dellincontro sarà letto con molta attenzione non solo a Cagliari e a Roma, ma soprattutto a Bruxelles negli uffici della Commissione Europea. Secondo autorevoli fonti regionali, infatti, la direzione generale per la concorrenza, che ha lasciato ancora aperto il dossier energia, monitora giorno dopo giorno gli atti ufficiali e ufficiosi della Regione, prima di esprimere il suo parere sulla famigerata legge 80. Questa però non è di per sé una buona notizia.
La procedura di infrazione è ancora in piedi, e non si prevede una solzuione di una partita centrale per il futuro del territorio in tempi brevi. Le aziende energivore di Portoscuso, Eurallumina, Portovesme srl e Alcoa, pur con intensità ed esigenze diverse, guardano con speranza alle decisioni di Bruxelles, se non altro per recuperare margini di profitto che con un dollaro debole stanno pian piano perdendo. Il punto nascosto ma autentico della discussione è infatti proprio questo: il costo dellenergia in Sardegna per queste imprese è più alto che in Europa, ma non per problemi strutturali del mercato sardo, in pratica assente visto che cè solo un vero fornitore, Enel, ma per le condizioni di debolezza del mercato elettrico nazionale. In questa ottica gridare al destino cinico e baro, sotto forma dei burocrati della Commissione, non solo non aiuta, ma rischia di ottenere leffetto opposto.
Ecco perché la Regione ha chiesto un rigoroso silenzio a tutti i protagonisti di questa vicenda, visto che la questione non si risolverà tra poche settimane. A giugno infatti la Commissione presenterà al Summit dei capi di stato e di governo le sue proposte sulla riforma del mercato energetico. Difficilmente prima di quella data verranno assunte iniziative così delicate e foriere di analoghe richieste da parte della Commissione. E così si può star quasi certi che una decisione definitiva sulle tariffe speciali arriverà non prima del prossimo autunno. Con buona pace di chi vorrebbe trascinare una vicenda complessa e ingigantita ad arte nelle competizioni elettorali.
Se da un lato la Regione sta adottando la tattica del silenzio operoso sul versante energia, dallaltra gli uffici di viale Trento, con il consiglio della direzione energia del ministero dello sviluppo economico, stanno cercando di mettere a punto una strategia che faccia vedere a Bruxelles i comportamenti virtuosi di tutti i soggetti impegnati su questa logorante partita a scacchi. Ecco spiegata la scelta di Glencore di acquistare i terreni di Guroneddu, vicino a Portoscuso dove potrebbe essere impiantato il pià grande parco eolico sardo. Soru ha detto nellincontro con i sindacati che la Regione è pronta a un nuovo bando, questa volta destinato alle aree industriali e inquinate (e cosa di meglio di Guroneddu?) per leolico.
Quellarea è particolarmente felice per un sistema di sfruttamento dellenergia derivata dal vento, anche secondo gli studi del piano energetico regionale, e fornirebbe quel polmone energetico e soprattutto finanziario in condizioni di rendere credibile una riduzione progressiva e temporanea delle tariffe energetiche per quelle industrie. Il secondo punto riguarda la Carbosulcis.
Soru ha dichiarato a più riprese che il contratto siglato nel 2004 e reso operativo nel 2007 con Enel per la cessione allente elettrico di 1,1 milioni di tonnellate di carbone sulcis in tre anni, in questa fase è quantomeno sottodimensionato. Il prezzo del carbone è schizzato alle stelle e supera i 120 dollari a tonnellata. Enel paga a Carobosulcis una cifra che dovrebbe (il condizionale è dobbligo visto che su questo fronte nessuno vuole dire mezza parola) essere vicina, per difetto ai settanta dollari a tonnellata. Il prezzo però è parametrato anche su una serie di parametri tecnici, che non sono naturalmente modificabili, oltre a quelli più mobili, come il cambio euro/dollaro. Con condizioni più favorevoli, magari con la cessione di una consistente quota di minerale a Endesa, cioè sempre Enel (400mila tonnellate) lanno?), la miniera potrebbe già così chiudere i bilanci in pareggio.
Senza Cip 6 e senza sistema integrato con la nuova centrale.
Una carta in più nelle mani della Regione o una via di fuga per tutelarsi da clamorosi flop?