Scontri Torres-Varese, stadio vietato per 5 tifosi

SASSARI. A una settimana dal «vivace» confronto tra alcuni ultras della Torres e del Varese, le indagini svolte dagli investigatori della Digos hanno portato alla denuncia di cinque tifosi (due sassaresi e tre ospiti) per rissa e lancio pericoloso di oggetti. E sulla base della denuncia, il questore Cesare Palermi ha emesso cinque Daspo (Divieto di accedere a manifestazioni sportive) che prevedono il divieto di ingresso negli stadi per tre anni e l'obbligo di firma negli uffici di polizia. In un solo caso - per un ultras del Varese pluri recidivo - il divieto è di cinque anni (e obbligo di firma per tre).
I provvedimenti emessi dal questore, solo per la parte relativa alle prescrizioni, dovranno essere convalidati dal giudice delle indagini preliminari. Ieri mattina il questore Cesare Palermi e il capo di gabinetto Maurizio terrazzi, affiancati dal dirigenti della Digos Mario Carta e dall'ispettore superiore Adriano Garrucciu (tra l'altro autore della tesi di laurea sulla violenza negli stadi) della sezione volanti, hanno illustrato gli aspetti dell'iniziativa.
Si è appreso cosi che lo scontro tra le due tifoserie era avvenuto nel primo pomeriggio del 3 marzo, poco prima dell'inizio della partita tra Torres e Varese al «Vanni Sanna». La pattuglia di varesini era stata presa di mira con il lancio di pietre e altri oggetti: la reazione era stata immediata e lo scontro era degenerato ulteriormente con cinghiate e pugni. In quella fase, il personale della Digos della questura aveva cominciato a identificare le persone coinvolte: fin troppo facile avere l'elenco completo dei tifosi del Varese, grazie alla disponibilità della lista dei passeggeri imbarcati sull'aereo giunto ad Alghero. Per quanto riguarda i sassaresi, invece, il dirigente della Digos Mario Carta ha spiegato che uno degli agenti infiltrati si è accorto che un giovane ultras della Torres, durante lo scontro, aveva perso il telefonino che era stato prontamente raccolto da uno degli «avversari» che l'aveva portato via come «trofeo». Poco dopo l'agente si era presentato per riaverlo indietro: «Ho perso il cellulare», e se l'era fatto riconsegnare. Da quel telefonino era partita l'indagine che ha permesso di individuare il proprietario come uno dei partecipanti alla rissa. Gli ultras ai quali sono stati notificati i Daspo hanno un'età media di 30 anni, il più giovane dei denunciati è sassarese e ha 23 anni. Uno dei tre ultras del Varese (quello al quale è stato applicato il provvedimento più severo) aveva già creato problemi nel 2006 sempre in Sardegna in occasione della gara Nuorese-Varese.
Attualmente i Daspo «attivi» a Sassari sono quattro (in passato avevano superato quota venti) e - ormai da tempo - rappresentano motivo di polemiche. Gli ultras, in particolare, contestano che possa essere emesso sulla base di una denuncia e non necessariamente dopo una condanna penale. La Corte costituzionale, proprio di recente, ha sentenziato che la misura del Daspo viene inquadrata tra quelle di prevenzione che possono quindi essere inflitte anche in attesa del processo ed essere poi revocate in caso di assoluzione.
La questura sassarese ha inserito nei suoi programmi una campagna per favorire la prevenzione della violenza negli stadi (ci sono state nelle settimane scorse due incontri con esperti del settore) e ha intensificato gli appuntamenti con gli studenti sulla cultura della legalità.