«Un incubo? Per me non lo è stato mai Sono innocente e mi sento tranquillo»


LULA.«Un incubo? Il fatto di essere accusato di aver ucciso Luisa? Ma per me non è mai stato un incubo. Io sono sempre stato tranquillo, sapevo di non esser stato io. E allora in tutto questo tempo la cosa peggiore è stata ed è un'altra. Quello che è successo a lei, e che chi l'ha ucciso è impunito. Questo è». Che fatica parlare, dopo cinque anni di silenzio. Sebastiano Piras di anni ne ha ora 25. È di Lula, fa lo studente. Da ieri è formalmente innocente: Luisa Manfredi, la giovane figlia di Matteo Boe e Laura Manfredi uccisa il 25 novembre 2003 con una fucilata mentre, sotto la pioggia battente, era nel ballatoio di casa, ecco, Luisa non l'ha uccisa lui. Lo ha detto la Cassazione, cui si si era rivolto il procuratore della Repubblica di Nuoro Antonio Amoroso, che aveva impugnato la decisione del Gup di Nuoro Guido Bonsignore il quale, il 28 giugno, aveva decretato per Sebastiano Piras il non luogo a procedere per l'accusa di «omicidio volontario in ordine al delitto di Manfredi Luisa». Cerchio chiuso: già due volte (prima il Gip del tribunale di Nuoro poi il tribunale del riesame di Sassari), avevano negato l'arresto di Sebastiano. Poi il proscioglimento, l'impugnazione e adesso, la fine. Innocente. Chiaro?
Di chiaro c'è che Sebastiano Piras è rimasto a Lula e fa finta che la valanga di carte che gli sono piovute addosso, e alle quale ha fatto da ombrello il suo avvocato Mario Lai, poco o nulla lo abbiano turbato. Indagato fastidioso, questo ragazzo: mai una foto di lui, mai una dichiarazione, mai una volta che sia andato a un'udienza. «Non ci sono mai andato. Certo che ho risposto ai magistrati». Asciutto, parole centellinate. Tu fai la domanda? Lui, con garbo, ti dice «a questo non rispondo». Sebastià, eri l'indiziato numero uno quando la Procura di Nuoro diceva che la pista giusta per Luisa, Luisedda la chiamava affettuosamente il papà Matteo, era quella sentimentale. Quando la Procura se ne infischiava dell'indifferenza di Laura Manfredi che nemmeno di striscio ha pensato di costituirsi parte civile per la pista sentimentale, e ha invece affidato all'avvocato Gianluigi Mastio una delega in bianco per la lotta senza quartiere - a colpi di codici, si capisce - contro l'assessore Giampietro Cicconi. Quello della pista politica, la zona grigia dove la madre di Luisa pensa si annidino veleni e serpi. E assassini.
Ma eri o no il fidanzatino di Luisa? Risata. «Non voglio rispondere». E poi, contr'ordine: «Le volevo dire che con Luisa eravamo solo amici. Per cortesia, non aggiunga altro a quello che ho detto». Sulla loro presunta storia si sono spese pagine firmate da magistrati. Si è imbastita un'accusa feroce: aver ucciso Luisa Manfredi perchè la mattina, nel pulman degli studenti, lei lo avrebbe preso in giro. Ma come, volete metterlo dentro per questo? Aveva scritto un Gip? E no, risposta della Procura: ha lo stub positivo. Si, ma ha anche ammesso di esser andato a caccia tre giorni prima, lo ha detto subito, ci sono testimoni, aveva replicato il Gip. Aggiungendo: Piras sta fuori perchè gli indizi sono inconsistenti e il movente è risibile.
Lui, sempre zitto. Nell'era del delitto catodico e del dolore via cavo, lui non c'era. Non gli apparteneva, quella scena: l'ha lasciata agli altri. A Laura Manfredi, che ne avrebbe fatto volentieri a meno, della notorietà: avrebbe preferito tenersi la figlia viva. Si può sapere cosa è cambiato a Lula dopo la morte di Luisa? Se è cambiato qualcosa. «Per certe persone qualcosa è cambiato, per altre no», dice Sebastiano. Anzi, non dice; come se questi cinque anni alla fine si siano risolti a essere affare di altri. Di giudici, pubblici ministeri, avvocati. E non suoi, che sulla testa aveva l'accusa peggiore. Lui, che la sera dell'omicidio telefona trafelato al 118 - perchè c'era un suo amico che lavorava - e chiede «Cosa è successo a Luisa, ditemelo, come sta». La sorella di Sebastiano era l'amica cara di Luisa. La sera dovevano andare a ballare assieme. Tutto un giro di sms dopo gli spari nel balcone della casa: anche quelli hanno usato per dimostrare a tutti i costi che l'assassino era lui. «Ma per me non è cambiato niente, l'hanno fatto quelli che l'hanno fatto». E che allo stato, dicendola con le parole della giustizia, non si sa chi siano: visto che l'altro indiziato, l'assessore Cicconi, ha incassato una prima richiesta di archiviazione da parte della Procura, respinta, e una seconda richiesta: in attesa di decisione.
Luisa aveva 14 anni, e Sebastiano poco meno di venti. La decisione della Corte di Cassazione gli ha restituito due vestiti: il primo è quello dell'innocente, che lui non si era mai tolto. L'altro è quello dell'amico di Luisa. Fidanzatino, è il termine ottocentesco che in tutti questi anni gli è stato dipinto. Chissà le risate di Sebastiano, a leggere i giornali, sentire la televisione, 'pista passionale" e vai con le congetture... riso amaro, certo: sempre di due ragazzini si trattava, e una è morta uccisa.
Ma a Lula si parla della morte di Luisa, tra i ragazzi, i giovani? Di Luisa che non c'è più, perchè la mamma, un po' di tempo dopo l'omicidio, se l'è portata via, la sua bambina. Via da Lula, l'eterno riposo sarà pure un diritto dell'anima ma è anche un luogo fisico, e per Luisa è Castelvetro di Modena, il paese natale di Laura Manfredi. Via da Lula e dai veleni, via dal luogo dove Luisa è morta. «Non lo so davvero, se si ne parla di lei. Non ne ho la percezione», spiega Sebastiano; e in queste parole c'è il distacco, il dispiacere. La lontananza da quello che è successo. Il dolore perchè «è ancora impunito».
Eppure qualcuno continua a ricordare Luisa, i suoi amici, i suoi compagni di scuola del Liceo scientifico Fermi di Nuoro ogni anno, all'anniversario della morte, organizzano un dibattito, un concerto. Tengono viva Luisa, nell'unico modo che possono, ossia parlandone, ridendo di quello di cui lei rideva. E tu, Sebastià? «Io sono tra quelli».
Da qualche giorno, Sebastiano Piras è ridiventato un Sebastiano Piras qualunque. Spogliato da presunte responsabilità penali, innocente anche per la Cassazione. Archiviato il fidanzatino, è tornato il semplice amico che lui dice esser sempre stato. Di tutto questo, della morte di Luisa che ci si è affannati a definire: tragica, feroce, orribile e tutto quello che la retorica dell'orrore poteva schierare, resta ciò che la mamma ha detto. Una porcheria irrimediabile.
Sebastiano torna nell'anonimato del suo dolore: si è esercitato cinque anni, quel posto della sofferenza silenziosa lo ha conquistato con tenacia. Ora ci va, finalmente, da innocente. E quello che ha nel cuore, sono affari suoi.

Simonetta Selloni