La fuga degli Inzerillo negli States

PALERMO.Sono sbarcati in America nel 1956, protetti dal vecchio Charles Gambino, il capo dei capi della più potente fra le cinque grandi «famiglie» di New York. Alleati in Sicilia del padrino Stefano Bontate, organizzatori di grandi traffici di droga, gli Inzerillo, dopo aver dominato per mezzo secolo in Sicilia, sono stati travolti nella guerra di mafia esplosa fra il 1981 e il 1983 nelle strade di Palermo. Il loro capo, Salvatore detto Totuccio, fu ucciso il 10 maggio 1981 a colpi di kalashincov.
«Degli Inzerillo non deve restare neanche il seme», disse Totò Riina ai suoi. Dopo di lui, i corleonesi ammazzarono due suoi fratelli - Santo, scomparso a Palermo e Pietro, ritrovato cadavere nel New Jersey (nel bagagliaio di un'auto con 5 dollari in bocca e due dollari sui genitali) - lo zio Antonino e il figlio primogenito Giuseppe, di soli 14 anni.
Pietro e Antonino vennero assassinati grazie al tradimento di un loro familiare, Tommaso Inzerillo, che si era salvato proprio perché si era schierato con i corleonesi.
Ieri in manette è finito il figlio del capomafia Totuccio. Giovanni, nato a New York nel 1972, è anche lui uno dei sopravvissuti alla guerra di Palermo. Tornato in Sicilia nel 2000, ufficialmente imprenditore edile, abita nella stessa casa che fu del padre. Con lui è cominciato il ritorno in Sicilia della famiglia, sparita dall'Isola per vent'anni. Ma il ritorno degli «scappati» ha creato una vera e propria spaccatura nelle cosche.
Sostenitore del loro rientro il boss Salvatore Lo Piccolo, che scrive a Bernardo Provenzano per chiedergli di arruolare gli Inzerillo «che non escono fuori dal seminato». Ma Provenzano, che deve fare i conti anche con chi, come il boss Nino Rotolo, del rientro degli esuli non vuole sentir parlare, è consapevole che il suo eventuale assenso potrebbe scatenare una nuova guerra di mafia. Per questo prende tempo e non si pronuncia mai in modo definitivo sulla vicenda. Per capire le preoccupazioni di Rotolo rispetto al rientro dei nemici basta solo una frase detta dal capomafia a un suo fedelissimo nel 2005 e intercettata dalla polizia.
«Non è che ci possiamo scordare - dice Rotolo - perché se questi prendono campo ci scippano le teste a tutti».
Contrari al rientro anche alcuni esponenti del clan Inzerillo. Come Francesco che, detenuto, in un colloquio in carcere il 30 agosto scorso, invita i nipoti Giovanni e Pino a non rimanere in Italia. «Non dall'Italia - dice - devi andare via dall'Europa. Qua futuro non c'è, mi dispiace; è una bella terra, ma futuro non ce ne è. Se tu vuoi un po' di pace, te ne devi andare fuori. Cosa più brutta della confisca dei beni non ce n'è». (s.s.)