Aritzo ricorda Antonio Maxia


ARITZO. Un democristiano di Barbagia che fece di tutto per favorire la modernizzazione della Sardegna, senza campanilismi e solo per un sogno. Ovvero quello di rendere migliore la qualità della vita nella sua terra d'origine. Romantico e sognatore, infaticabile lavoratore e soprattutto poco ligio ai compromessi, come quando rifiutò di far parte del Partito fascista. Questo era Antonio Maxia, avvocato di origine aritzese che negli anni '50 lavorò per il piano di rinascita e la modernizzazione delle poste e telecomunicazioni.
Il suo paese d'origine lo ricorda oggi con un convegno che si terrà alle ore 10 nella scuola professionale che porta il suo nome dal 1998 e che gli ha dedicato un lavoro di ricerca. Dopo i saluti del dirigente scolastico Antioco Frau e l'intervento del sindaco Paolo Fontana, prenderanno la parola l'ex ministro della Marina mercantile Ariuccio Carta, il professor Antonio Orrù e il presidente della Provincia Roberto Deriu. Coordina i lavori il consigliere provinciale Camillo Cogoni.
«È nostra idea - spiega il sindaco Fontana - fare un omaggio sincero ad un personaggio che ha avuto un ruolo fondamentale nella politica del dopoguerra. Una persona di spessore che aveva il valore del dialogo e della collaborazione, che oggi dovrebbe servire da esempio per la classe politica attuale, incapace come non mai di cercare i punti di incontro anziché esasperare quelli di scontro».
Maxia nacque a Roma nel 1904, da una famiglia di emigrati aritzesi. Dopo studi liceali, si iscrisse all'università, entrando a far parte del Partito popolare. Fervente cattolico, pronunciò un fatidico no al fascio per dedicarsi al mestiere di avvocato. Nel 1945 entra a far parte della Consulta Nazionale e da questa posizione comincia a studiare un progetto per la sua Sardegna ridotta alla fame.
Due anni dopo diventa presidente dell'Ente Flumendosa. Viene riconfermato in Parlamento e tenta il tutto per tutto per realizzare il grande acquedotto per l'approvvigionamento idrico di Cagliari. Rieletto nel 1954, Maxia diventa sottosegretario agli Interni nel governo di Amintore Fanfani. Ed in questi anni vara un piano per la Sardegna, imperniato sul lavoro e sulla soluzione per i servizi. Che attua ancor meglio nel 1960 come ministro delle Poste. Negli anni '60 si getta anima e corpo nel Piano di rinascita. Ma riesce solo parzialmente nel suo intento, perché la morte lo colse nel 1962.

Giovanni Melis