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Sanna dice no a cinque sindaci


di Bernardo Asproni
 BITTI. Comunità montana a 5 o Unione dei comuni? Questo è il dilemma che travaglia i sindaci di Bitti, Lula, Lodè, Onanì e Osidda, i cinque paesi montani, orfani della X Comunità montana, di cui facevano parte altri 10 paesi delle Baronie. Il problema è stato affrontato con l’assessore regionale Gian Valerio Sanna e il coordinatore regionale dell’Unione delle Comunità montane Peppino Mureddu.
 I cinque paesi chiedono la deroga, in quanto contano circa ottomila abitanti (la legge parla di un minimo di quindicimila). L’assessore regionale agli Enti locali Sanna sostiene che «non sarà concessa nessuna deroga». Mureddu e, in particolare, il sindaco di Osidda Giovanni Mossa, che chiede più attenzione a questo territorio, sostengono che è possibile istituire la comunità montana facendo riferimento a quel “di norma” contenuto nella legge.
 Anna Rita Pau, ex vicesindaco di Bitti, ha paventato il ricorso al Tar. «Oggi ci interessa capire le prospettive che ci troviamo davanti, la scelta non deve essere lasciata all’improvvisazione» ha sostenuto il sindaco Peppe Ciccolini, sottolineando che «i fondi nel passato sono andati soprattutto ai paesi costieri».
 I cinque comuni, legati da una forte intesa, aveva individuato la nuova Comunità montana come momento di programmazione. Ma si devono «fare i conti con la politica futura della Regione». La legge 12 contempla sia l’Unione dei comuni sia le Comunità montane. Il sindaco di Lula Gavino Porcu ha precisato che si è chiesta la deroga perché «ritenevano più consona la Comunità montana», ma lasciando uno spiraglio da approfondire in altra sede, come chiesto dal sindaco di Onanì Fausto Goddi e dal vice di Lodè, Ruiu.
 Mureddu e Sanna sono d’accordo che i due modelli sono coincidenti e «gli attori sono i sindaci che devono scegliere autonomamente». Ma le tesi sono diverse. Mureddu crede nelle Comunità montane, istituite con decreto del presidente della Giunta regionale, come momento di coesione e programmazione, che salvaguardano i territori montani, mentre l’Unione dei comuni sarebbe «una sorta di consorzio» di facile scioglimento.
 «Si tratta di decidere se stiamo in un canale di modernizzazione», ha ribattuto Sanna, allorché il piano operativo non cambia nulla ma c’è la necessità di aggregazione per gestire i servizi e sfruttare meglio le risorse, dopo aver fatto una carta dei bisogni. «Non è un problema di etichetta, lo dice la legge - ammonisce Sanna - lo Stato nella finanziaria 2008 ha individuato una sola forma per la gestione dei servizi». Il testimone passa ai sindaci.

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