La spiaggia è nera di catrame

PORTOSCUSO.Gli effetti del naufragio dell'Eurobulker la nave carica di carbone colata a picco, cinque anni fa nella Secca Grande, all'ingresso del Canale di San Pietro, cominciano a manifestarsi: l'arenile di Portopaglietto, tra le più spettacolari e suggestive spiagge dell'isola, sta assumendo tonalità di nero per la presenza di minuscoli frammenti di carbone che le tremende mareggiate di questi giorni, hanno portato a riva. Il fondale, dove la nave è adagiata, a causa delle forti correnti e il rimestio provocato dalle onde di enormi proporzioni, sta restituendo parte del carico ed ora la sabbia di Portopaglietto è completamente macchiata di nero. Strisce lunghissime di carbone stanno provocando allarme nei frequentatori di quel tratto di mare che, d'estate, è meta di migliaia di bagnanti L'apporto di quel materiale è iniziato da tempo perché anche in profondità si avverte la presenza di grumi di materiale scuro In un primo momento si pensava che qualche nave avesse lavato la stiva, precedentemente gravate di carbone, invece è tornata alla memoria il naufragio della nave diretta a Portovesme con un carico di carbone destinato all'Enel. A dare l'allarme sulla presenza del combustile fossile nell'arenile è stato il consigliere comunale dei Verdi, Angelo Cremone. «Da parecchi giorni - denuncia Cremone - la sabbia di Portopaglietto sta cambiando coloro e soprattutto c'è sempre più presenza di carbone. Carbone e sabbia un miscuglio che non doveva verificasi se fosse stata effettuata la dovuta bonifica. In questa brutta vicenda hanno pagato i pescatori e le amministrazioni comunale che hanno messo a correre centinaia di milioni di lire per proteggere le loro coste dal catrame e dal carbone». Il caso Eurobulker sembrava archiviato, invece, da meno 12 il carbone si sta sfaldando e l'impalpabile polvere sta arrivando a terra trasportata dalle correnti e dalle onde. «Ci domandiamo - aggiunge Cremone - se si tratta di un fenomeno occasionale o se dobbiamo attenderci gravi danni all'arenile. Ormai il peso e il costo di quel disastro sono sulle spalle dei cittadini di Portoscuso che dovranno accollarsi le spese per separare il carbone dai granelli di sabbia". Nei prossimi giorni alcuni giovani di Portoscuso effettueranno alcune immersioni nella Secca Grande per verificare le condizioni dello scafo che era stato sezionato da una ditta specializzata e una parte, quella ritenuta meno inquinante era stata abbandonata agli eventi. Tutto il carico di carbone era stato disperso dalle correnti e un'enorme quantità era stata rinvenuta, dopo settimane di ricerche, a parecchie miglia dal luogo del disastro. Gli esperti avevano garantito che il carbone non avrebbe prodotto danni all'ambiente ma forse avevano trascurato quanto sta accadendo a Portopaglietto. (e.a.)