Pochesci non canta più in Gallura


OLBIA. Ieri l'Olbia calcistica ha vissuto una giornata bellissima. Anzi, tutta la città. 'Finalmente" era la parola più in voga nei discorsi su calcio e dintorni. Finalmente è stato esonerato Sandro Pochesci, uno che tutti, tifosi e no, hanno sentito come poco assimilabile allo spirito tollerante della città e alla correttezza centenaria della squadra.
Il presidente Franco Rusconi è stato chiamato alla prima dura prova: mandare via un allenatore. O, meglio, uno che allenatore lo diventerà, se e quando, dopo aver studiato e aver dimostrato di conoscere il calcio e l'educazione, la Figc gli rilascerà il patentino. Magari un giorno lo chiameranno anche mister, la cui traduzione letterale è 'signore". Finora Sandro Pochesci è un un abusivo della panchina. Le minacce e gli avvertimenti sono stati una costante del suo comportamento. Una scelta di vita che contrastava con quella di Rusconi.
Il presidente vuole costruire una squadra che punti in alto: alla promozione in C1, se non quest'anno, il prossimo. Tanto è vero che sta trattando con Carmine Longo, un direttore sportivo tra i più quotati del mercato e che vanta una collaborazione diretta con un suo pupillo, l'allenatore della Juve Claudio Ranieri. Quando si pensa cosi in grande, diventa faticoso stare dietro un allenatore arrivato a Olbia per caso ed esonerato per scelta.
D'estate, quando ha fatto tutto, acquisto dell'Olbia e calciomercato, Rusconi aveva scelto come manager, all'inglese, Paolo Ferrario, cui ora è affidata la guida tecnica della squadra (ha un passato in serie A da giocatore e da allenatore). Di Pochesci, nemmeno l'ombra. L'allenatore doveva essere un altro. Ed era tecnicamente e umanamente di grande spessore: Giuseppe Leggieri. Poi, non si sa bene perché, Ferrario l'ha scaricato con un'intervista: Leggieri non l'ha presa bene e, molto signorilmente, ha dato le dimissioni, togliendo dall'imbarazzo Rusconi. Pochesci è arrivato a Olbia passando da Tempio. Ebbene si, Pochesci doveva allenare i galletti (lo ha confessato a fonti degne di fede l'avvocato Tonino Ranucci, che aveva in corso una collaborazione con il mister). La trattativa, quasi conclusa, è saltata solo perché il Tempio non è stato iscritto al campionato di C2. A quel punto, per non restare disoccupato e visto era da queste parti, Pochesci si è accasato a Olbia: quando si dice un amore vero e soprattutto a prima vista...
Già nella preparazione le cose non sono andate benissimo. In campionato, dopo le due vittorie di fila, è arrivata la batosta di Ivrea e le dichiarazioni di Pochesci a fine gara con cui accusava 4-5 giocatori di essere delle schiappe, ma senza fare nomi. Chi ha provato a spiegare con chi potesse avercela, è incappato nelle sue ire. Più le cose andavamo male, più Pochesci, tramite un microfono, insultava e minacciava chiunque gli capitasse a tiro: tifosi, giornalisti, poi anche la società, rea di non coprire le sue uscite. E' riuscito persino a prendersela con un fantasma che, a detta sua, aleggiava sul Nespoli. Che libri (o fumetti) avrà mai letto?
Ma ciò che è riuscito a combinare a Olbia è nulla rispetto alle gesta del suo passato. Sarà anche per questo che Rusconi, risultati (pessimi) alla mano, ha preferito esonerarlo. Pochesci ha sempre fatto cosi: insulti a nastro. Nel 2004, quando alleneva il Guidonia in serie D, la Figc lo ha squalificato perché - udite udite - «invitato dall'arbitro ad avere un comportamento più rispettoso nei confronti dei propri giocatori, gli rivolgeva espressioni offensive. Invitato ad allontanarsi, reiterava tale comportamento». Insultava i propri giocatori già allora. Comica la difesa della società: «Lo faceva per la loro giovane età». Quando si dice un bell'esempio. Nel 2006, un'intera popolazione, quella di Isola Liri, ha chiesto al proprio sindaco di emettere un'ordinanza con la quale impedire a Pochesci l'ingresso in città. Perché? Perché all'andata, Pochesci, sempre dai microfoni di una tv, aveva pensantemente offeso squadra e città.
Tutto questo, Olbia non gliel'ha consentito.

Guido Piga