domenica 21.03.2010 ore 23.43

ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

«Nuova missione all'ordine Mauriziano»

 SANT’ANTIOCO. «È importante acquisire ulteriori documenti sull’origine della nostra città». Per questo motivo il responsabile dell’Archivio Storico Comunale, Marco Massa, propone di organizzare una seconda missione all’archivio dell’Ordine Mauriziano a Torino. «L’ordine Mauriziano - spiega Massa - ebbe la commenda sull’isola tutta dal 16 settembre del 1759 fino alla dismissione dei feudi nel 1869, oltre un secolo di vita durante il quale i differenti documenti relativi alla comunità, venivano raccolti negli archivi dell’Ordine. Tra l’altro vi è il rischio che lo stesso Ordine Mauriziano sia soppresso ed a questo punto gli archivi possono essere trasferiti ad altra struttura e diventerebbe difficilissimo poterli consultare per molti anni. Si tratta di carte essenziali per la vita della nostra comunità. Una prima spedizione a Torino fu fatta nel 2005, si tratta ora di ripetere l’esperienza e di portare a casa almeno le copie delle carte che ci riguardano così da vicino».  La prima spedizione si rese possibile grazie ad un finanziamento regionale, si tratterebbe di ripetere l’esperienza. La documentazione si riferisce all’intera isola perché la proprietà dell’isola era rivendicata dalla chiesa e dai Savoia per cui si decise salomonicamente di affidarla all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro come terza parte garante degli interessi di entrambi. Massa ricorda che proprio la proprietà feudale dell’isola, che l’ordine sfruttava attraverso contratti di sub infeudamento, quali quelli attribuiti al Conte Porcile per lo sfruttamento delle saline, diede ai Savoia il diritto di fregiarsi del titolo di Conti di Sant’Antioco, che ancora dovrebbe possedere Emanuele Filiberto. E così si viene a sapere che “S’Arruga e su conti” Via Cavour attualmente, non era definita in questo modo per il Conte Cavour ma proprio in ricordo del Porcile. I documenti riguardano anche la comunità di Calasetta, ad esempio la Tonnara di Calasapone, che allora ricadeva nel territorio di quel comune, con il diploma regio che consentiva la pesca del tonno; tutta la pratica relativa al riscatto del feudo; la pratica delle saline, con gli usi civici consentiti, si ricorda “Sa Salina’e is Animas” quella nella quale si poteva raccogliere il sale per uso civico. Sono molte anche le mappe, come quella relativa al Piano della Chiesa, il terreno che si trovava a Su Narboni, uno dei terreni migliori dell’isola, che la chiesa concedeva ad alcuni agricoltori. E si trova anche la documentazione relativa al censimento prima della fondazione della comunità, operato dal luogotenente Calamandrana, secondo il quale nel paese nel 1754 si trovavano 17 botteghe, 49 case, 31 capanne e 2 grotte abitate per complessive trecentodue persone, oltre a vari animali d’allevamento, capre, pecore, vacche e cavalli, e ad animali selvatici, fra cui cavalli e cinghiali. Un intero armadio di documenti relativa all’isola di Sant’Antioco ed alla sua storia dovrebbe quindi essere trasferito in copia presso gli archivi storici del nostro comune. Ci sono anche altri documenti relativi alla festa del santo ad esempio, che si trovano, oltre che negli archivi del vaticano e della Curia di Iglesias e l’archivio della cattedrale di Santiago di Compostela, in Spagna. Carlo Floris

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(24 novembre 2008)

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