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Soru ha più voti, Cabras più seggi


 CAGLIARI. Netta vittoria di Walter Veltroni anche in Sardegna, mentre per la segreteria regionale Renato Soru è primo per i voti, intorno al 49 per cento, ma Antonello Cabras è primo in seggi, vicino alla maggioranza assoluta necessaria per l’elezione, l’indipendente Filippo Spanu intorno al 7 per cento. Questa, dopo l’una di notte con i dati sardi in netto ritardo per via dell’affluenza record di elettori, la situazione della decisiva partita delle primarie del Partito democratico sardo. Bisognerà attendere l’ultimo voto, ma a penalizzare il presidente - secondo alcune proiezioni - potrebbe essere proprio la scelta delle due liste per l’assemblea costituente regionale: una scelta per avere il vantaggio del doppio dei candidati ma non pagante in termini di seggi per via dei voti dispersi.
 In sostanza, Antonello Cabras, grazie al 44 per cento di voti della sua unica lista (la più votata in assoluto) potrebbe conquistare la segreteria per via del meccanismo elettorale, dato che le liste di Soru devono dividersi i conteggi e in alcuni casi una delle due (o delle tre, come a Nuoro) è rimasta troppo bassa per poter incidere decisamente in termini di seggi. Cabras poteva contare sulle vittorie in Gallura, Ogliastra, Nuoro, Sulcis, Porto Torres-Alghero, Oristano e Cagliari 2, ma l’incertezza finale era tutto sullo spoglio, in ritardo, di Cagliari centro, con Soru dato in vantaggio (a Sassari è stata invece nettissima la vittoria del presidente).
 Per quanto riguarda le elezioni per il segretario e per l’assemblea costituente nazionale è stata nettissima anche in Sardegna la vittoria di Walter Veltroni, sostenuto sia da Cabras sia da Soru (che ha appoggiato anche Enrico Letta), mentre Filippo Spanu ha fatto votare la Rosy Bindi.
 Dopo quattro anni di feeling, la contrapposizione tra Renato Soru e Antonello Cabras (l’indipendente Filippo Spanu ha recitato il ruolo del terzo incomodo per un rinnovamento dal basso) è stata netta in questa campagna elettorale. Il presidente della giunta, sino a mettere in discussione la propria ricandidatura alla Regione, ha premuto sul rinnovamento della classe dirigente e sulle regole che lo devono favorire (come il tetto di due legislature, con effetto retroattivo). Cabras ha presentato un progetto di partito più partecipato, rimproverando al rivale di voler decidere tutto da solo e ribadendo il «no» (pronunciato dalla maggioranza dei Ds e della Margherita) al doppio incarico segretario-governatore.
 E’, quindi, una vicenda politica che è andata oltre l’interesse riservato agli elettori del Partito democratico. Perché coinvolge direttamente l’intera coalizione di Centrosinistra in una fase cruciale della legislatura: tra un anno e mezzo, infatti, si voterà per le elezioni regionali e questa partita, con ogni evidenza, risulta decisiva sia per il clima politico necessario per andare avanti con la realizzazione del programma, sia per la scelta del candidato.
 A completare questa fase delicata per la giunta e per il Centrosinistra c’è, domenica prossima, il referendum confermativo sulla legge statutaria. Renato Soru gioca decisamente per il «sì» essendo stato il principale promotore del provvedimento, ma la sua maggioranza è spaccata, con il rischio che le divisioni si accentuino dopo questo voto delle primarie.
 Grazie all’affluenza record di elettori aumenteranno i seggi dell’assemblea costituente regionale: ne erano previsti 138, dovrebbero diventare 152. Per il calcolo esatto, bisognerà attendere i dati ufficiali definitivi.
 I tre candidati alla segreteria regionale hanno votato nelle loro sezioni elettorali: Renato Soru (dopo una passeggiata sulla spiaggia del Poetto) nella sua Sanluri, Antonello Cabras e Filippo Spanu a Cagliari.
 L’affluenza oltre le previsioni, come s’è detto, c’è stata anche in Sardegna, più o meno in linea (lo diranno con certezza i risultati definitivi) con l’aumento rispetto al 2005 fatto registrare in tutto il Paese. Nell’isola, per via dello confronto diretto tra Renato Soru e Antonello Cabras, sono state primarie «vere» e gli elettori di Ds e Margherita, oltre che quelli di Progetto Sardegna, hanno risposto con una forte mobilitazione alle urne.
 Due anni fa, sempre di ottobre ma il 16, in Sardegna si recarono a votare 119.751 sostenitori dell’Unione e le schede valide furono 119.469: tolte quelle andate agli altri candidati al ruolo di leader della coalizione (Fausto Bertinotti, Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio Di Pietro, eccetera) a Romano Prodi andarono nell’isola 87.572 (all’incirca il numero degli elettori di ieri). A livello nazionale, Prodi ottenne 3 milioni e 182 mila voti, tetto superato - stando almeno ai dati provvisori - dall’affluenza di ieri, la cui proiezione parlava di oltre 3 milioni e 200 mila voti.
 Fin dal primo mattino in molti seggi nell’isola si sono formate lunghe code, tanto che sono state immediatamente istituite delle sottosezioni per smaltire l’alto numero di elettori. La macchina organizzativa non ha registrato grossi problemi ed è riuscita tempestivamente a risolvere situazioni piuttosto delicate, come quella delle sezioni di alcuni centri minori che hanno finito le schede: l’agenzia Ansa ha riferito che i responsabili di queste sezioni anzichè fare fotocopie (come è stato autorizzato) le hanno chieste ai seggi dei comuni limitrofi.
 Non sono stati denunciati incidenti, anche se ci sarebbero state diverse segnalazioni di casi di «contaminazioni» del voto, con esponenti del centrodestra (soprattutto di Alleanza nazionale) che avrebbero votato in diversi seggi del Cagliaritano e del Nuorese.
 I primi risultati ad arrivare nell’ufficio regionale per le primarie (Utar) sono stati quelli di Las Plassas, nel Medio Campidano, uno dei comuni più piccoli (e indicato come il più povero): su 15 votanti, dieci voti sono andati a Veltroni, tre a Bindi, due a Letta. Subito dopo Sant’Antonio di Gallura, con la netta affermazione di Veltroni, così come a Baradili, il paese più piccolo dell’isola, dove (su 33 schede valide) il sindaco di Roma ha fatto l’en-plain: tutti i voti alla lista sostenuta da Cabras. Quindi, pur in ritardo rispetto alle previsioni perché soprattutto nei grandi centri nelle sezioni c’erano elettori in attesa di votare anche dopo la scadenza delle ore 20, nella sede dell’Utar, ospitata nella sede regionale dei Ds, ha preso ad arrivare la raffica di numeri da tutti gli altri comuni. A iniziare con alcune curiosità. A Sanluri, «patria» di Soru, le due liste sostenute dal presidente per l’assemblea nazionale (una per Veltroni, l’altra per Letta) hanno ottenuto 493 voti contro i 156 della lista di Cabras per Veltroni (28 schede alla Bindi). Ma ad Arzachena, uno dei centri emablematici della Gallura irrequieta, la lista di Cabras per Veltroni ha avuto 397 voti, contro i complessivi 65 delle due liste sostenute da Soru e i 21 della Bindi. Nella sezione di Su Planu, a Selargius confine con Cagliari, c’è un dato - sulla scheda regionale - che ha fatto riflettere: Cabras ha ottenuto 177 voti, Soru ne ha avuti 104 con una lista e 84 con la seconda, quindi complessivamente 186: se il risultato regionale dovesse avere, in conclusione, proprio queste proporzioni, Soru, pur avendo più voti, prenderebbe meno seggi per via del sistema elettorale (che, appunto, dà sì il vantaggio di avere più candidati con più liste ma nello stesso tempo uno svantaggio per il rischio di lasciare all’avversario diretto il premiante primato di lista).
- Filippo Peretti