27 settembre 2007 —
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Sassari
OZIERI. La Regione spinge sullacceleratore per la costituzione delle Unioni dei comuni, le aggregazioni di enti locali minori volute dalla legge per consentire la gestione di servizi sovracomunali associati. I comuni più piccoli - dicono i numeri - non sono più in grado di garantire ai propri cittadini una qualità della vita e uno standard di servizi minimi adeguati alle esigenze della popolazione.
Dopo la legge regionale del 2005, che ha dettato norme specifiche per le nuove comunità montane e per la nascita delle unioni dei comuni, è recente la svolta imposta dalla giunta regionale. Con delibera dei primi dagosto, sono state emesse le direttive che riguardano la assegnazione di quasi 11 milioni di euro per far decollare le unioni dei comuni. Per il 30 di ottobre, però, dovranno essere presentate improrogabilmente in Regione le domande dei fondi, corredate dello statuto costitutivo e delle deliberazioni di adesione dei singoli comuni. Grossi incentivi sono previsti per le unioni di comuni che coincidono con gli ambiti ottimali individuati dalla Regione con il decreto emanato dal governatore Soru alla vigilia di Natale 2006. Quel provvedimento aveva individuato con precisione gli ambiti ottimali di tutta la Sardegna, e, per quanto riguarda il Goceano, ricomprendeva esattamente i nove comuni storici.
Per la ex Monte Acuto, invece, il discorso è più complesso: sono presenti nellambito ottimale i comuni non montani di Ozieri, Tula, Ardara, Mores e Ittireddu. Compare, a sorpresa, un comune che stava col Meilogu (Bonnanaro) e rimangono in esso anche i comuni montani Nughedu San Nicolò e Pattada, che invece rivendicano di costituirsi in comunità montana con Buddusò, Alà, Oschiri e Berchidda. Sono invece previste, nellattribuzione dei fondi per le unioni dei comuni, gravi penalizzazioni per quelle unioni che lasceranno fuori qualcuno dei comuni previsti negli ambiti ottimali. In poche parole, una esortazione esplicita a costituire i nuovi organismi rispettando limpostazione di mamma Regione. Non è però così semplice: il dibattito in sede locale non è ancora concluso e i tempi, a meno di non impossibili accelerazioni dellultimora, sono molto ristretti. Sono anche in ballo discussioni sugli ambiti ottimali per altri servizi, come quello della sanità. Peccato, però, dover perdere i fondi. I comuni della nostra diocesi, salvo Osidda, Monti, Padru e varie frazioni, ricadevano finora nella comunità montana Goceano e in quella del Monte Acuto. Questultima comprendeva anche Mores (diocesi di Sassari). Tra laltro, mentre tutti i comuni che costituivano la comunità montana del Goceano erano classificati montani nella normativa nazionale, la Monte Acuto, nella vecchia aggregazione, comprendeva - per ragioni di omogeneità socio-economica consentite dalla legge di allora - anche i tre comuni non montani di Ardara, Mores e Ittireddu e quello parzialmente montano di Ozieri. La legge regionale 12 ha dettato nuove regole, e in base a queste, nel Monte Acuto restano montani solo i comuni di Nughedu, Pattada, Oschiri, Berchidda, Buddusò e Alà dei Sardi, di cui gli ultimi quattro confluiti nella nuova provincia Gallura. Tuttavia, questi sei comuni hanno le carte in regola, stando alla citata legge regionale 12 del 2005, per costituirsi in comunità montana. E ciò sia per le caratteristiche altimetriche che per il numero di abitanti (17.033, compreso quindi fra 15.000 e 25.000). Nessun impedimento deriverebbe invece dallappartenenza a due diverse province. Diverso il caso del Goceano (12.527 abitanti), che non raggiunge il numero minimo e dovrebbe chiedere e ottenere apposita deroga dalla Regione. Curioso constatare che sulla base dei requisiti voluti dalla legge 12, il numero delle nuove comunità montane possibili nellIsola starebbe da 12 a 13 (circa la metà delle 25 originarie). Non è un segreto per nessuno, invece, che la Regione (ma anche i comuni delle Barbagie, che si spartirebbero così tutti i fondi per la montagna stanziati dallo Stato), ne vorrebbero non più di quattro-cinque. I sei comuni montani della ex Monte Acuto, una volta tanto, sono tra quelli che hanno fortemente ed unitariamente rivendicato, in base alle norme, la costituzione della nuova comunità montana. Resta il problema dei restanti centri, che dovrebbero invece confluire in una unione di comuni, per gestire in forma associata servizi amministrativi, di gestione e controllo del territorio, di formazione del personale, del catasto, di polizia locale e vigilanza urbana e barracellare, di servizi sportivi, socio assistenziali, culturali, scolastici, tecnico-urbanistici, di sviluppo economico e di insediamenti produttivi, di smaltimento e valorizzazione dei rifiuti. Sullargomento vi è una nota della Regione che saluta con molta enfasi la nascita dellunione dei comuni della Barbagia, laccordo per laggregazione dei comuni dellAnglona e le prime prove di dialogo tra i comuni del Sinis e del Campidano di Oristano.
Miuccio Farina