L'azienda Salvatore Deidda, una dinastia del sughero


CALANGIANUS.Tra le grandi dinastie del sughero ha un posto di primo piano l'azienda di Salvatore Deidda. Per due motivi. Il primo perchè nasce (probabilmente unica industria calangianese) in continente, nel Piemonte. Il secondo perchè alla morte del fondatore nel 1957, l'azienda passa alle tre figlie: Elena, Giovannina (oggi novantunenne) e Mariuccia. L'unico maschio infatti muore a pochi mesi nel 1921 a Calangianus. Deidda soprannominato dai calangianesi «Farracciu» poco più che ventenne si trova in Piemonte dove avvia un'attività commerciale per la produzione di tappi in sughero. Nel 1908 (è nato nel 1874) a Canelli apre quella che gli storici considerano la prima industria sugheriera italiana, nel Monferrato. Ha avuto ottimi maestri da prima come apprendista nel laboratorio di Giagheddu Pischedda (artigiano inventore della caldaia di bollitura del sughero) e il Cav. Marco Corda, prima industria calangianese fondata prima dell'Unità d'Italia nel 1854. A Deidda si deve l'introduzione del tappo compensato per champagne, utilizzando sughero sottile e incollando tra loro, con leganti a base di caseina o di resina sintetica, 7 piccoli parallelepipedi in un monoblocco, per essere poi tornito al pari del monopezzo garantendo migliore tenuta nell'imbottigliamento sia della champagne sia dello spumante.
Nel 1926, pur mantenendo l'industria continentale, inizia la costruzione di uno stabilimento a Calangianus. Alla fine degli anni Trenta sono oltre 150 i dipendenti nei due stabilimenti che lavorano in sintonia: Calangianus si approvvigiona della materia prima ed esegue tutte la fasi preliminari di lavorazione, a Canelli la fase di finitura dei prodotti e la commercializzazione. La parabola discendente comincia col disastroso incendio dello stabilimento piemontese. Ci vorranno sei anni perchè l'azienda riprenda la produzione. Nel 1946 realizza un nuovo stabilimento a Calangianus. Deidda ha 72 anni. Sono chiamate a farne parte le tre figlie. Nel 1948 due alluvioni spazzano via la fabbrica di Canelli: i danni ammontano a diverse centinaia di milioni. Nel 1957 Salvatore Deidda muore. Le aziende passano nella mani delle tre figlie soprattutto Giovannina. La signorina, come anche oggi viene chiamata, segue soprattutto lo stabilimento di Calanganus. La fabbrica quasi dentro il centro abitato è una delle poche a lavorare il sughero espanso. E sarà questo uno dei motivi che porterà alla chiusura dello stabilimento a causa del fumo denso e del pulviscolo emesso giorno e notte dalla ciminiera della fabbrica. Fu la prima lotta ambientale a Calangianus. Il paese diviso in due: da una parte le famiglie degli operai dall'altra chi subiva il fumo. La questione giunse in parlamento nel 1963 con una interrogazione del comunista Luigi Berlinguer. Il quotidiano locale pubblicava continui interventi polemici (Lo smog - era il titolo di uno - danneggia gravemente lo sviluppo turistico di Calangianus). Dopo aspre battaglie politiche, giornalistiche e legali, il prefetto di Sassari decreta la chiusura. E' il 1964. Gli operai occupano il municipo, danneggiano arredi e vetrate. Ma la tenacia di Giovannina prevale: la fabbrica riapre dopo alcune modifiche. Per qualche anno continua la sua attività. Nel 1968 muoiono le sorelle Elena (pubblicò libri di poesia) e Mariuccia. Nel 1970 l'ordinanza di fallimento. Una curiosità: a 37 anni dalla procedura, il fallimento della ditta Salvatore Deidda e C. non è stato ancora chiuso, sebbene risulti un saldo attivo di centinaia di migliaia di euro.

Giovanni Gelsomino