Ballero e Pellizza da Volpedo uniti dall'amore per la pittura


«Sono in una crisi acutissima di disgrazie familiari e non ho testa a nulla fuorché alla mia malata». Chi scrive cosi è Giuseppe Pellizza da Volpedo, il destinatario dell'accorata lettera è Antonio Ballero, pittore nuorese. Ballero era quasi coetaneo di Pellizza: era nato nel 1864, Pellizza nel 1868.
Siamo nel 1904: Pellizza, a 36 anni, è un pittore di fama nazionale, è considerato il padre del divisionismo italiano, il suo «Quarto Stato» sarà il quadro più famoso del Novecento italiano. Ballero ne ha quaranta, e ha alle spalle una serie di esperienze culturali diverse.
Nel 1894, pochi anni dopo compiuti gli studi classici a Cagliari, l'editore sassarese Dessi gli ha pubblicato, nella sua famosa ed elegante collana 'verde" di «Biblioteca sarda», due racconti lunghi, «Don Zua» (da cui sarà poi tratto anche un libretto d'opera) e «Vergini bionde». Ha anche cominciato a dipingere: si conosce un suo quadro datato 1890. Tra il 1902 e il 1904 è stato spesso nella Penisola, prima a Torino poi a Genova, dove ha anche partecipato all'Esposizione di quella Società delle Belle Arti, quindi a Venezia, per visitare la Bennale. E' qui che ha conosciuto Pellizza, al quale ora manda un quadretto per averne un giudizio.
La lettera di Pellizza è la risposta a quell'invio. Ma Pellizza non può prestare troppa attenzione all'amico: ha la moglie molto malata. Morirà nel 1907, e subito dopo Pellizza, disperato per la perdita, si ucciderà. Di questa corrispondenza fra Ballero e Pellizza esistono molti documenti negli archivi dei Musei di Pellizza nella sua Volpedo.
In occasione del centenario della nascita, l'Associazione «Amici di Volpedo», di cui è presidente Ettore Cau, indimenticato preside della Facoltà di Magistero sassarese negli anni Ottanta, insieme con una serie di altre istituzioni culturali, ha varato un intenso programma di manifestazioni, in cui trova posto anche la Sardegna.
Proprio stamani ad Alessandria il circolo sardo «Il Nuraghe» organizza un convegno nel quale questi rapporti d'amicizia d'amiciziae di esperienze d'arte fra il pittore piemontese e il pittore barbaricino saranno ricordati da Giuliana Altea, nel quadro di un gruppo di altre interessanti relazioni. Dopo quello scambio di lettere del 1904 Ballero aveva incontrato Pellizza a Firenze, dove Pellizza aveva conosciuto e frequentato anche un altro bravo pittore sardo, l'oristanese Adolfo Cao (Il quale alla vigilia della prima guerra mondiale sarà fra i decoratori del Palazzo municipale di Cagliari).
Né la conoscenza si era fermata all'amicizia, perché, soprattutto nei primi vent'anni del secolo, un qualche segno dell'influenza di Pellizza era rimasta nell'arte di Ballero. La carriera pittorica dell'artista barbaricino, peraltro, sarebbe continuata a lungo, fino al 1932, anno della sua morte, avvenuta a Sassari, una città il cui ambiente artistico aveva lungamente frequentato a partire dal 1914, quando aveva iniziato il suo insegnamento presso l'Istituto Artistico Industriale. Appartenente alla generazione di Sebastiano Satta, di Grazia Deledda, di Francesco Ciusa, Ballero è un altro dei grandi nuoresi che meritarono alla loro città natale il titolo di «Atene di Sardegna».
A lui appena qualche anno fa l'editrice Ilisso ha dedicato un volume curato da Maria Grazia Scano che ha rinverdito la sua fama e offerto una documntazione completa della sua arte e della sua stessa personalità «di grande interesse - come ha scritto Salvatore Naitza -, piuttosto complessa, ricca di umori e di dubbi, di passione verso la sua piccola patria».

Manlio Brigaglia