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Pirisi: «Mercato dei delegati al congresso Ds»

 NUORO. Il dopo congresso Ds si fa subito rovente. Duro j’accuse del consigliere regionale Giuseppe Pirisi in una lettera scritta al segretario Cabula sul «mercato dei delegati» e sull’ultima nomina alla presidenza Asi di Peppino Fenudi. Pirisi su questa dice che si tratta del «primo frutto dell’assalto alla diligenza», perchè fatta «fuori dalle regole e dalla decenza democratica». Insomma, sarebbe un’altra «carica di dinamite posta alle fondamenta della casa dei riformisti».
 Pirisi mette insieme la gestione del congresso e la nomina del presidente al Consorzio industriale (Asi) di Ottana, da dove è uscito Tidu ed è entrato Fenudi, ma a sua insaputa. La prima parte della lettera al segretario federale Domenico Cabula (che non si è fatto trovare) denuncia la malagestione che è stata fatta del congresso provinciale di Nuoro che ha eletto Cabula all’unanimità. «Non ho rotto il clima quasi idilliaco di ieri - comincia Pirisi - ma oggi non so se ho fatto bene. Anzi, credo di aver proprio fatto male». Primo punto, Unità nella mozione Fassino. «Caro segretario, mai affermazione è apparsa così falsa ed ipocrita». Ed ecco alcuni esempi: «Ho scoperto che per la nomina dei delegati al congresso regionale e il 50% dei componenti della direzione regionale e per la nomina degli organismi federali, i delegati sono stati così interrogati: a quale sensibilità appartieni? Pirisi? Floris? Falconi (montagna)? Porcu-Tidu-Piras (FD)? Nieddu? Barracciu-Loi-Barranu?». Questa è - commenta amaro Pirisi - la grande casa dei riformisti, laica, liberale, socialista, cattolica, solidale e libera. Per aggiungere che a Nuoro è stato «partorito un mostro». Non solo, ma anche una «casa malferma, un condominio rissoso, dove non si parla di politica, ma di assetti, di spartizioni di potere». E dove i tentativi di «far fuori il segretario cittadino e federale vengono ricomposti con repentini ripensamenti e ipocrite dichiarazioni di collaborazione e adesione ad un progetto». Unità? esclama quindi Pirisi. «Non riesco a immaginare cosa sarebbe stata una divisione! Ho quasi provato invidia per i compagni della Mussi e Angius!». E giù ancora con la sua filippica che denuncia «alcuni compagni, proconsoli di qualche sensibilità, che si muovevano nella sala alla stregua di procacciatori d’affari». Compagni che chiedevano ad altri compagni: «Senti, se del tuo paese hai due o tre delegati da mettere in conto di..., due li nominiamo in direzione o delegati al congresso». E via poi le telefonatr a informare la commissione elettorale: «Due dei delegati che erano in capo a......sono da contare in capo a noi». Un mercato avvilente, un po’ come nella Milano da bere, che porta Pirisi a chiedere a Cabula, se sia questo il «nuovo partito» che si sta costruendo per il domani. Evidentemente no, perchè questa è solo la «caricatura mostruosa di chi ha pensato di marchiare i delegati, e ha cercato di comprarli, offrendo loro posti», Insomma, una vera follia. «Un partito così è morto, prima di nascere» osserva Pirisi che dopo «tanti anni di militanza» ha scoperto improvvisamente di essere una “sensibilità” che deve essere “pesata” in base «al pacchetto di tessere e dei delegati». Ma così libertà e democrazia suonano «come bestemmie». Nella lettera il consigliere regionale Ds parla anche di giovani e donne, ingannati o coinvolti, in un avvilente mercato di quote e tessere. «Gli organismi - denuncia - non sono la risultante di un’analisi del valore e dell’impegno dei compagni ma della vicinanza a una “sensibilità”. E così, l’unica docente universitaria che abbiamo, non è stata delegata al congresso e fatta fuori da tutti gli organismi». Pirisi alla fine precisa che il suo «non è uno sfogo» e chiama il segretario federale a correggere «la rotta» prima che sia tardi. Perchè, prosegue Pirisi: «se non coltivassi l‘idea che si possa correggere questa deriva, mi unirei a coloro che credono non solo sbagliata, ma addirittura dannosa, la nascita del Pd». Pertanto «caro segretario, o si corregge e si censura, o si rischia nascere morti». Infine il messaggio politico più importante, quasi un’anticipazione di quanto potrà succedere: «Caro segretario, mi spiace molto, ma con un partito che nasce così, io non avrei niente da spartire, non voglio avere alcun tipo di responsabilità che unisce il mio piccolo nome a operazioni di tal fatta». Insomma per il consigliere regionale Ds «i partiti non fanno più politica, hanno degenerato. e questa è l’origine dei malanni d’Italia. La questione morale, nell’Italia di oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro che vanno semplicemente abbandonati e superati». A Cabula quindi il difficile compito di «ridare speranza, fiducia e voglia di impegno». Con un ultimo messaggio: «Se questo farai e se lo vorrai sarò della partita».