È scoppiata la guerra del tonno


IGLESIAS.Prima di calare le reti, uniti nella devozione ai santi, i tonnarotti di Portoscuso si affidavano a Sant'Antonio e alla Madonna d'Itria, mentre il rais di Carloforte invocava sette beati diversi, con altrettanti pater, prima di pronunciare il definitivo: «In nome de Diu molla».
Quest'anno, divisi sulla rivendicazione di una concessione che scade il 2 aprile, Portoscuso e Carloforte, attendono il verdetto, meno divino, ma altrettanto provvidenziale, della Regione che ancora non ha comunicato a chi spetterà la tonnara di Su Pranu, in concessione da vent'anni, fino alla scadenza di aprile, alla società 'Tonnara Su Pranu", azionista principale la famiglia Greco, con una partecipazione pubblica del comune di Portoscuso e della provincia di Cagliari. La società 'Su Pranu" ha sede a Carloforte, gestisce la tonnara dell'Isola Piana e rivendica il diritto al rinnovo della concessione. Dall'altra parte del canale di San Pietro la società «Tonnare sulcitane», nata nel 2003, titolare della tonnara di Porto Paglia, composta da privati, da una cooperativa di pescatori e, per parte pubblica, dai comuni di Portoscuso e di Gonnesa, chiede per sé la concessione di Su Pranu, per diritto di «tradizione e di storia».
In termini generali, sono in gioco le concessioni delle uniche quattro tonnare italiane in produzione, Su Pranu (gestita da Carloforte), Porto Paglia (Portoscuso), Isola Piana (Carloforte), Cala Vinagra (Calasetta), di un patrimonio di «tradizione e storia», equamente diviso tra l'Isola di San Pietro e la costa, e il futuro di un'attività che, se da un lato vede calare sempre di più l'entità del pescato, dall'altra apre nuove prospettive di sviluppo in settori collaterali come il turismo.
Nel 2006, le tonnare dell'Isola Piana e di Cala Vinagra, fecero registrare, la prima 1.020 tonni nell'arco di otto mattanze e 190 tonni la seconda, in due mattanze. Un secolo prima, il 31 maggio 1909, nella tonnara dell'Isola Piana, vennero pescati, in un solo giorno, 1.909 tonni. Le barche dei tonnarotti restarono in mare dall'alba al tramonto.
Dai primi anni del '900, fino al minimo storico di 76 tonni nel 1980, le tonnare del Sulcis hanno segnato una diminuzione inarrestabile del pescato.
In quanto alla storia e al legame che unisce gli uomini di Carloforte, Portoscuso e Gonnesa alle tonnare e alla pesca del tonno, la guerra minacciata tra le due comunità di mare si presenta come uno scontro tra «fratelli tonnarotti» delle due sponde.
A Portoscuso, l'insenatura di Capo Altano vide i vascelli arabi ripararsi dai fortunali fin dall'800 d.C. e la costruzione della tonnara di Su Pranu nel 1555, per volere del re di Spagna, Filippo II. Centotrentacinque anni prima apriva quella di Porto Paglia, la più antica, il cui villaggio pescatori è ora trasformato, in parte, in residenze private per l'estate e, in parte, abbandonato a se stesso.
La tonnara di Carloforte cominciò l'attività nella seconda metà del '600, con i primi locali e lo stabilimento sull'Isola Piana a meno di un miglio dalla costa dell'Isola di San Pietro. Secoli di tradizioni marinare e di mattanze che vedono, nelle more del rinnovo delle concessioni regionali, crescere la tensione tra le comunità, alimentata dai tempi lunghi della burocrazia ormai avviata a sciogliere il nodo 'Su Pranu" sul filo di lana della scadenza, all'ultimo minuto disponibile, comunque in ritardo per chiunque ne sarà beneficiario.
L'unico che continuerà la sua corsa verso le coste del Sulcis, ignaro dei conflitti a terra e dei tempi della burocrazia è il tonno rosso, il «pesce che corre con impeto», nuota tenendo l'occhio sempre alla costa e ogni tanto lo solleva al cielo, secondo le credenze marinare, per orientarsi con gli astri e continuare la sua corsa verso i Dardanelli dove lo attende la stagione degli amori. Un viaggio insidioso, che incrocia le reti delle tonnare sulle coste della Sardegna della Sicilia e dell'Africa, «la coda» di maglie strette che dalla costa lo conduce verso la camera della morte. Diventerà sashimi per gourmet in Giappone, cibo raffinato nei ristoranti spagnoli e, in parte, finirà nei mercati nazionali. Al largo dell'isola di San Pietro, si vedrà ancora la grande nave bianca spagnola, nella quale il tonno appena pescato viene lavorato a meno sessanta gradi, poi trasferito all'aereoporto di Elmas per essere consumato a Tokyo nel tempo di 48 ore.
Al tonno di corsa gli uomini delle tonnare gli hanno dedicato un'ode: «Batte la coda elastica il gran tonno./Corre, ritorna, s'agita e s'affanna/violentato, avvilito e messo a morte». Sarà cosi anche quest'anno, salvo che ancora non si sa di che società dovrà morire.
(ha collaborato Simone Repetto)

Felice Testa