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Spazio all’Unione dei comuni


 OLBIA. Tramonta l’era delle comunità montane e comincia quella delle Unioni dei comuni, voluta dalla giunta regionale guidata da Renato Soru. Un riordino piuttosto complesso, che ridisegna l’attuale assetto territoriale attraverso la soppressione degli enti montani e la creazione di nuove aggregazioni fra comuni. La data stabilita per lo scioglimento delle comunità montane è fissata per il 23 marzo, scadenza a cui la Comunità montana numero 4 “Riviera di Gallura” intende arrivare con tutte le carte in regola. «Così che la nuova istituzione - spiega Gianfranco Pinducciu, Alleanza nazionale, presidente da tre anni della Cm4 - possa prendere in carico l’operato da noi svolto finora, e portarlo avanti»,
 Pinducciu, come molti altri, critica duramente la legge regionale approvata nell’agosto 2005. «Ritengo che sia inadeguata e di difficile applicazione - dice -. Invece che snellire le procedure e di rendere gli enti più veloci nel dare risposte, il legislatore ha complicato tutto: quella che ora è un’unica struttura, viene divisa in tre aggregazioni di comuni. Un riordino era necessario, ma doveva essere finalizzato a dare un pò di ossigeno ai comuni interni, a riequilibrare la situazione economica di certe realtà. Così, invece, i paesi che sono ricchi continueranno a essere ricchi e quelli deboli continueranno a essere tali».
 Da mesi, il consiglio della Cm4 insieme agli undici comuni che ricadono nella sua giurisdizione, lavorano al futuro riassetto: quasi tutte le amministrazioni hanno già fatto la loro scelta e deliberato a quali comuni aggregarsi sulla base di affinità territoriali, culturali ed economiche. La mappa che si sta delineando non prevede nel territorio della vecchia comunità montana “Riviera di Gallura” alcuna comunità montana residua (presente invece a livello provinciale, a Tempio), mentre si prospettano tre Unioni dei comuni. Una, composta da Olbia, Monti, Loiri Porto San Paolo, Padru, San Teodoro e Budoni, l’altra, con Telti, Sant’Antonio, Arzachena e Santa Teresa, la terza di cui fanno parte Golfo Aranci, La Maddalena e Palau.
 Telti e Sant’Antonio non sono rientrati nei parametri previsti dalla Regione per essere riconosciuti comuni montani mentre Padru e Monti pur essendo montani hanno deliberato di far parte dell’Unione dei comuni.
 «Stiamo lavorando con grande impegno per arrivare alla scadenza del 23 marzo con le Unioni dei comuni funzionali - fa sapere Pinducciu -. C’è una legge che dobbiamo rispettare: possiamo non condividerla, possiamo criticarla, ma il nostro dovere è applicarla. E cercheremo di farlo entro la data prevista, così che la nuova istituzione possa continuare a portare avanti il nostro lavoro».
 Presto, dunque, le comunità montane andranno in soffitta. Ma che fine faranno tutti i loro beni, sedi comprese? Dovranno essere riassegnati seguendo un ordine: alle comunità montane residue nel caso ce ne siano, oppure all’Unione dei comuni, o, in terza battuta, alle Provincie. «Il consiglio della comunità montana Riviera di Gallura ha già deliberato in proposito - conclude Pinducciu -: chiediamo che la sede di via Nanni, costruita con il contributo economico di tutti i comuni, venga assegnata all’Unione dei comuni, così come i numerosi beni che l’ente possiede».
- Tiziana Simula