Indulto per due protagonisti della strage

SASSARI. Milena Ladu l'ha saputo dalla suocera nella casa dove, a 35 anni e dopo dieci di carcere, l'ex fioraia di Olbia si è ricostruita una vita. A Cosimo Cocco l'ha comunicato un agente dell'ufficio matricola del carcere dove l'uomo sta scontando la sua pena per il concorso morale nell'omicidio dei carabinieri Ciriaco Carru e Walter Frau. Tra i beneficiari dell'indulto ci sono anche due protagonisti della rapina finita in una strage il 16 luglio 1995 a Pede 'e Semene sulla Sassari-Olbia.
Oltre ai due carabinieri, nel conflitto a fuoco restò ucciso il rapinatore Antonio Salvatore Giua e più tardi Graziano Palmas, uno del commando, si tolse la vita a un posto di blocco nei pressi di Padru.
Milena Ladu e Cosimo Cocco potranno sottrarre tre anni di pena da quelli inflitti il 22 settembre 1999, dalla Cassazione, con una sentenza che sanci la «tolleranza zero» per i fiancheggiatori di rapine sfociate in bagni di sangue.
Anche Milena Ladu e Cosimo Cocco rientrano quindi nell'esercito di detenuti beneficiari di un provvedimento legislativo che, da agosto, sta svuotando le carceri italiane. L'applicazione dell'indulto è stata automatica per i due condannati, rispettivamente, a venticinque e a venti anni di reclusione per la loro partecipazione alla strage. Concorso morale, scrissero i giudici della corte d'assise di Sassari che il 26 luglio 1997 raccontarono la prima verità processuale su un episodio sconvolgente per la sua efferatezza. Una verità confermata negli altri due gradi di giudizio, in appello e in Cassazione, prima che i protagonisti della strage arretrassero nell'oblio mediatico che segue sempre anche i fatti più clamorosi della cronaca nera.
L'indulto non è stato concesso ai quattro condannati all'ergastolo: Salvatore Sechi, ex fidanzato di Milena Ladu; Sebastiano Prino, Sebastiano Demontis e Andrea Gusinu.
I nomi di Milena Ladu e Cosimo Cocco sono ritornati alla ribalta giudiziaria alla fine dell'anno, quando la Procura della Repubblica sassarese ha comunicato alla Corte d'Assise - che l'ha ratificato - il diritto loro e di tanti altri a uno sconto di pena. Non un beneficio dovuto al comportamento tenuto dietro le sbarre, ma un mero calcolo matematico per i reclusi che rientrano nel lungo elenco dei reati ammessi all'indulto. Tra questi, anche l'omicidio pluriaggravato.
La necessità di comunicare alla condannata l'applicazione dell'indulto ha consentito anche di conoscere la nuova vita di Milena Ladu. La «fioraia di Olbia» o la «donna della banda», come veniva definita nelle cronache del suo arresto dopo la strage, è uscita dal carcere nel 2005. Dieci anni esatti dopo la carneficina di Pede 'e Semene che la vide protagonista: autista e palo nel cantiere sulla Olbia-Sassari dove Andrea Gusinu e i suoi complici speravano di ritornare carichi dei soldi trasportati da un furgone portavalori. In quel cantiere, invece, poche ore dopo la morte di Walter Frau e Ciriaco Carru arrivarono i carabinieri per il primo sovralluogo.
Durante gli anni della sua detenzione, la olbiese ha conosciuto un uomo insieme al quale, dopo la sua scarcerazione, l'ex fioraia vive in un grosso centro della provincia romana. È stato il tribunale di sorveglianza della capitale a comunicare alla corte d'assise sassarese che la Ladu ha ottenuto un differimento dell'esecuzione della pena. Provvedimento che sospende il conto dei giorni di reclusione che un detenuto deve scontare e che, in genere, viene concesso solo per gravi problemi di salute.
Non si sa quali siano i motivi che hanno portato i giudici romani a scarcerare la donna, ma la sua remissione in libertà - ad appena dieci anni dall'eccidio - non può non aprire le ferite mai rimarginate nei familiari e nei colleghi delle vittime della strage di Pede 'e Semene.
A Cosimo Cocco, 57 anni, di Bonarcado, la notizia dello sconto di pena per l'indulto è stata comunicata in carcere. Anche per lui, che con le sue ammissioni aiutò gli inquirenti a identificare i responsabili della rapina, le porte del carcere potrebbero aprirsi presto. Condannato a venti anni, Cocco ne ha già scontato dodici e dovrebbe stare in cella ancora per otto. Sotratti i tre dell'indulto, ne restano cinque durante i quali il detenuto potrà chiedere di essere ammesso alla semilibertà. Prima della scarcerazione definitiva che, grazie agli sconti per la buona condotta, potrebbe avvenire già l'anno prossimo.