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Di Tuvixeddu si parlerà alla Camera


 CAGLIARI. Da lunedì il caso-Tuvixeddu di Cagliari sarà anche all’ordine del giorno della commissione all’Ambiente e ai lavori pubblici della Camera. Lo ha affermato il responsabile dell’organismo parlamentare e presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci, ieri a Cabras per un convegno.
 A giorni, poi, vi sarà un primo incontro del presidente della Regione Renato Soru col sindaco di Cagliari Emilio Floris e con l’imprenditore Gualtiero Cualbu, titolare dei lavori sul colle.
 Dopo il blocco, deciso dal governo dell’isola, delle opere della Coimpresa che sta realizzando l’intervento su Tuvixeddu, il colle in cui si trova la più grande necropoli fenicio-punica del Medeterraneo, la situzione può avere due sbocchi: o un accordo o l’esproprio. Vediamo.
 L’oggetto della discordia e una lottizzazione integrata, che interessa quarantotto ettari del colle, nata da un accordo di programma siglato nel 2000 dalla Coimpresa (del gruppo Minoter, che fa capo a Cualbu), dal Comune di Cagliari, dalla Regione e da tutti gli enti preposti alla tutela. Trentotto ettari, come previsto dall’accordo, sono stati ceduti al Comune e tra questi vi è anche l’area del parco archeologico naturalistico (in fase avanzata di realizzazione).
 Mentre la volumetria privata, ipotizzata in un’altra parte di Tuvixeddu, prevalentemente in via Is Maglias, è di 273mila metri cubi per un totale di circa quattrocento abitazioni.
 Da sempre gli ambientalisti, parte del mondo scientifico (tra cui il decano degli archeologi sardi Giovanni Lilliu) e dell’opinione pubblica hanno domandato che Tuvixeddu fosse salvaguardato in maniera totale perchè tutto il colle è un unico insieme paesaggistico che non può essere violato.
 «È la nostra storia - ha precisato Lilliu in una recente intervista a La Nuova - ed è un patrimonio dell’umanità che dobbiamo salvaguardare nel modo migliore. Tutto il colle deve essere tutelato in modo assoluto. Spiace che non lo si sia fatto prima. Per chi ha investito si dovrà vedere come rimborsarlo o travare una contropartita».
 Nei giorni scorsi il dibattito sulla tutela di Tuvixeddu ha bruciato le tappe: prima la Regione è intervenuta in un cantiere di via Sant’Avendrace (a ridosso della necropoli) per porre i sigilli, poi ha avviato la pratica per l’esproprio. In parallelo il presidente Soru aveva affermato che anche la Coimpresa doveva fermare i lavori in quanto il nuovo Piano paesaggistico regionale poneva nuove regole. L’altro ieri l’epilogo con la nota, spedita al sindaco competente per territorio, di blocco dei lavori per un massimo di novanta giorni sulla base del codice Urbani (che norma, in campo nazionale, i beni culturali).
 Parallelamente domani si insedierà la commissione regionale per il paesaggio, con all’ordine del giorno il vincolo nei colli di Tuvixeddu-Tuvumannu: entro novanta giorni dovrà stabilire se l’area dove sono stati bloccati i lavori è tale da poter essere dichiarata di «notevole interesse paesaggistico» e quindi vincolata in modo totale.
 «Ora - spiega Carlo Mannoni, assessore regionale ai Lavori pubblici e ad interim alla Cultura - appena l’amministrazione comunale avrà notificato il blocco all’impresa, entro due o tre giorni, inizieremo la verifica sul fermo delle opere attraverso il corpo forestale».
 Il governatore Soru, intanto, si sta già muovendo per incontrare gli altri attori della vicenda: il sindaco Floris e l’imprenditore Cualbu. Col primo si è anche visto, in via informale, venerdì sera. Il primo cittadino da parte sua ha tutto l’interesse acchè si arrivi a un accordo sia tra Comune e Regione, che tra quest’ultima e la Coimpresa. Se così non fosse perderebbe alcuni edifici (che fanno parte del patto siglato nel 2000) da adibire a servizi e, probabilmente, dovrebbe rimborsare la Coimpresa perchè questa aveva acquisito a suo tempo un vecchio contenzioso, che pendeva sul Municipio per un esproprio illegittimo, riducendo da ottanta a quarantatre i miliardi di vecchie lire che l’amministrazione rimborsò ai primi proprietari.
 Ma anche la Regione ha tutto l’interesse a trovare un accordo con la Coimpresa. Nei giorni scorsi il presidente Soru ha lanciato offerte di transazione proponendo, in cambio della rinuncia a edificare su Tuvixeddu, altre zone della città dove poter costruire. Gli interventi di questi giorni che hanno portato all’alt dei lavori sarebbero, in sostanza, un modo per spingere Cualbu ad accetare lo scambio e a far sì che questo sia meno oneroso possibile per la Regione. L’ipotesi dell’esproprio, invece, avrebbe un costo molto alto visto l’obbligo al rimborso: che comprende sia le spese sostenute, che il mancato guadagno. E per 273mila metri cubi di volumetrie la cifra sarebbe notevole. Ipotesi possibile, quindi, ma difficile. Mentre la dismissione dei beni militari permetterà alla Regione di disporre di un patrimonio potenziale di scambio molto vasto e vario.
 E il «baratto» potrebbe essere possibile. L’imprenditore della Coimpresa, da parte sua, ritiene che il governatore abbia agito non rispettando le regole e in modo prevaricatorio.
 Nello stesso tempo un braccio di ferro con la Regione - sebbene Cualbu abbia l’ottanta per cento delle sua attività fuori dalla Sardegna - non gli gioverebbe. Ora per Tuvixeddu l’ultima partita, forse la più delicata.
- Roberto Paracchini