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L’anno sabbatico di Mafalda


Quino, ovvero l’argentino Joaquin Lavado, l’impareggiabile autore di Mafalda, smette di disegnare per un anno. «Dopo 52 anni di pubblicazioni, mi prenderò un riposino per cercare una nuova messa a fuoco del mio lavoro, perchè mi sono reso conto che il mio disegno è antiquato», confessa il cartoonist, settantacinque anni il prossimo luglio, in una lunga intervista pubblicata oggi da «Viva», domenicale del quotidiano «Clarin», e concessa poco prima di lasciare Buenos Aires per Milano, dove risiede almeno sei mesi all’anno.
 «Ci sono state epoche - ammette Quino - in cui ho disegnato meglio di adesso. E, in questo momento, non sono in grado di far concorrenza a me stesso quand’ero più bravo».
 Joaquin Lavado è nato a Mendoza, mille chilometri dalla capitale e a ridosso delle Ande, dove non ha avuto una bella infanzia: la madre è morta quando aveva dieci anni ed il padre tre anni dopo. Andò quindi a vivere con lo zio Joaquin, pittore e disegnatore pubblicitario, e venne chiamato Quino proprio per distinguerlo da lui. Approdato a Buenos Aires nel 1954, pubblica il suo primo disegno umoristico nel settimanale «Esto es» e, da allora, non ha mai smesso. Nel 1963 escogita Mafalda, il suo personaggio più famoso: una bambina destinata ad una pubblicità per una impresa di elettrodomestici che, poi, finisce per diventare una striscia in cui, come ricorda egli stesso nell’intervista, si rifà «ai Peanuts di Charles Schultz, che aveva innovato i fumetti con personaggi buoni e cattivi, che si arrabbiavano ed erano capaci di odiare ed amare».
 Trasformata in una bambina contestatrice che si misura con l’Argentina ed il mondo, Quino disegna Mafalda per dieci anni. Lo sbarco della tremenda Mafalda in Italia ed in Europa risale al 1968.
 Per Quino, la decisione di prendersi un anno sabbatico, ha però anche un risvolto con l’attualità: «Oggi, la situazione mondiale è caratterizzata da una violenza irrazionale. E’ quindi necessario prendersi un respiro per cercare di capire perchè tutto si è trasformato in questo orrore che stiamo vivendo». E alla domanda che, in fondo, lungo tutta la sua carriera, il mondo ha vissuto in costanti conflitti, risponde amareggiato: «Un tempo, pur se entrambi potevano non piacere, c’erano almeno due sistemi. Oggi non c’è opzione. Sono tutti cattivi». E confessa: «È terribile. Come spettatore della realtà, è la prima volta che ciò mi accade». Quino aggiunge che, come da sempre, è interessatissimo al cinema perchè i registi «sono come noi disegnatori, solo che ad un’altra velocità» (e cita Fellini che «disegnava prima gran parte dei suoi film»). Quino ammette di sentirsi «sempre un po’ spaesato come dicono in Italia», perchè vive sei mesi in Argentina e sei mesi in Europa.
 «Credo che bisogna essere molto autocritici in merito al proprio lavoro», sostiene Quino nell’intervista concludendo: «Per questo mi rendo conto che non mi piacciono molto né i miei disegni, né i miei temi. È l’onestà che ho avuto nello smettere di fare Mafalda, perchè non mi sentivo a mio agio. Mi sembra che anche adesso devo essere onesto con i lettori e con me stesso».
- Paolo Coretti