ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Energia, la risposta è nel vento

 IGLESIAS. Il colpo di teatro Renato Soru lo ha messo in scena a Carbonia, davanti ai sindaci del Sulcis, parlando di energia, di carbone, ma anche e sopratutto di eolico. Sarà il vento a mettere in fila tutte le tessere dell’ingarbugliato puzzle dell’energia per le industrie in Sardegna. Dall’inferno del 2004, quando la giunta Soru sospese un bando per 900 megawatt (una capacità doppia di quella prevista per la centrale a carbone del Sulcis) l’energia eolica ritorna in auge sia nel piano energetico licenziato lo scorso agosto dalla giunta, che soprattutto nelle parole dello stesso presidente Soru, che non ha esitato a indicare un diretto collegamento tra tariffe più convenienti per le imprese che consumano molta energia e agevolazioni ai produttori per i loro programmi: in questa logica va letta la “pax” tra Soru ed Endesa per il carbone a Fiumesanto, l’annuncio di via libera ai progetti di Enel per il riammodernamento delle sue centrali, e forse anche uno dei motivi di scontro con l’ex assessore all’ambiente Dessì.
 L’eolico da bloccare del 2004 diventa, sia pur temperato nelle dimensioni, l’eolico da valorizzare, risorsa strategica per raddrizzare il mercato elettrico sardo. Nasceranno anche da noi decine di “wind-farm”, le fattorie del vento, in grado di produrre energia a costi quasi nulli per le industrie? Forse sì, ma ad alcune condizioni. Qualche numero aiuta a capire meglio la posta in gioco, mai come in questo caso ricca e sostanziosa. Secondo il protocollo di Kyoto (l’accordo che dovrebbe ridurre entro il 2020 l’emissione in atmosfera di anidride carbonica da combustibili fossili) l’Italia entro il 2012 deve produrre 2500 megawatt da energia eolica. Il precedente governo ha ipotizzato che fosse l’isola a produrre il 75 per cento (2000 megawatt) dell’intera quota nazionale, in base a studi sulla forza e l’intensità dei venti. Per adesso in Italia la potenza eolica in funzione è di circa 1700 megawatt, dato insignificante a confronto dei 16mila megawatt della Germania, degli 8mila spagnoli e dei 3mila danesi. Dopo il blocco del 2004 Campania e Sicilia hanno incrementato la loro quota di eolico, con i comuni che hanno fatto a gara per avere le torri di 80 metri con le gigantesche pale. Il perché di tanta attenzione è legato ai soldi.
 Chi realizza un moderno impianto con gli aerogeneratori di ultima generazione, dando come variabili secondarie la forza del vento e l’orografia, deve investire 1 milione di euro a megawatt; una centrale da 24Mw come quella realizzata a Tula, nel sassarese, costa circa 24 milioni di euro, produce energia con un costo che si avvicina ai 36 euro per megawattora, ma ha dalla sua un “certificato verde” (un bonus, con un suo mercato parallelo, che il gestore della Rete elettrica conferisce a chi produce energia eolica) che arriva quest’anno a 130 euro a megawatt. Un parametro neutro: ieri alla borsa elettrica si acquistava l’energia a una media di 78 euro a megawatt. Ecco perché produrre energia eolica, che ha la precedenza su tutte le altre forme di energia prodotte per la sua indeterminatezza temporale e quantitativa, conviene; ed ecco perché le aziende elettriche di tutti i tipi hanno tempestato di offerte i comuni sardi con offerte per realizzare campi eolici.
 La giunta negli ultimi mesi, spinta dall’emergenza-tariffe, ha decisamente cambiato parere. Negli studi per il piano energetico regionale, al capitolo, il 20º dedicato all’energia eolica, si legge infatti che «l’eventuale crescita degli impianti eolici deve soddisfare le condizioni del piano paesaggistico... e le proposte di sviluppo che vengono prese in esame si estendono su siti già compromessi o degradati nei pressi delle aree industriali principali». Successivamente si offre anche la soluzione al problema dei tralicci della media ed alta tensione: se ogni wind-farm avesse proprie linee aree che la collegassero ai punti di connessione della Rete, nascerebbe una nuova foresta di cavi. La soluzione è interrare i cavi, «almeno nelle aree sensibili da un punto di vista ambientale». Con il nuovo cavo di interconnessione Sapei, disponibile dal 2009, la potenza installabile arriverà a 1066 Mw, ma di questi la giunta ne garantisce, ad oggi, solo la metà, 537, di cui 206 (7 parchi) già realizzati, e altri 331 (8 parchi) in corso di realizzazione. Il confronto va fatto con le autorizzazioni rilasciate dal precedente esecutivo, che ad agosto 2003, prima della sospensione, aveva autorizzato 667 megawatt e 534 aerogeneratori. Insomma, il taglio radicale rispetto alla precedente giunta Masala non c’è più, anzi si va verso la massima potenza ricevibile dalla rete, a tutt’oggi, certo nel rispetto del piano paesaggistico.
 Questo scenario di massima espansione delle potenzialità dell’eolico, viene subito colto dal sindaco che forse più di ogni altro ha a cuore la soluzione del problema delle tariffe agevolate per le industrie energivore: Ignazio Atzori, primo cittadino di Portoscuso, nel cui territorio ricadono Alcoa, Eurallumina, Portovesme srl e Ila, cinquemila addetti, diretti e no, legati alle industrie della metallurgia, alluminio, piombo e zinco. «Abbiamo riautorizzato la costruzione di 45 generatori da 2 Mw l’uno da collocare in area collinare tra l’area industriale e la miniera di carbone di Nuraxi Figus, in una zona oggi destinata all’agricoltura che risulta però ampiamente compromessa da sostanze inquinanti; abbiamo definito tutto, quote, posizione, strade, la società sarà mista, e il Comune, insieme a “Le fattorie del vento”, si farà carico di realizzare quest’opera, che può abbattere le tariffe per le stesse industrie di Portovesme».
 Un Comune si dichiara disponibile ad ospitare altro eolico, fuori quota rispetto a quanto previsto dalla Regione, ma con tutti i requisiti (area compromessa vicino ai siti industriali) previsti dalla Regione. A seguire altri, come Porto Torres e Villaurbana, per 150 megawatt. E così si tornerebbe ad un parco funzionante, nel giro di due anni, prossimo ai 900 megawatt. Se i comuni sono ben disposti rispetto all’eolico, per ora si vedono solo i vantaggi, anche le aziende direttamente impegnate nel do-ut-des indicato da Soru guardano all’eolico con interesse. Enel, attraverso fonti vicine al consiglio di amministrazione, si trincera dietro a un diplomatico assenso alle proposte che arriveranno dalla Regione, e con il responsabile delle energie rinnovabili Vittorio Vagliasindi ricorda che «la società è attenta alle esigenze del territorio nel pieno rispetto dell’integrazione e della compatibilità ambientale delle nuove installazioni, come quella del parco eolico di Tula, nel Monte Acuto, rispettando il paesaggio, le attività preesistenti e il contesto naturalistico».
 Non diverse sono le dichiarazioni che fa Paolo Venerucci, responsabile sviluppo progetti e risorse umane di Endesa. «Il ragionamento del presidente Soru è coerente e ha senso industriale, ha anche una base creativa, che in queste occasioni non guasta, il punto è che bisogna mettere in sequenza i processi. Poi si potranno trovare, in tempi rapidi, le soluzioni: prima bisogna sapere se si farà la centrale a carbone, poi si discuterà delle tariffe agevolate: allora ci sarà spazio per tutti gli altri benefits industriali, eolico compreso, che potranno arrivare sul versante delle produzioni. Endesa è disponibile, ma l’elemento dirimente il puzzle è la centrale a carbone nel Sulcis».
 E così, sembra incredibile, l’energia più pulita e meno inquinante, come l’eolico, si trova a dover dipendere per quanto riguarda il suo sviluppo, da quella più inquinante, il carbone. Il motivo è tutto in una sigla, Cip6, che significa una vecchia delibera del comitato interministeriale prezzi del 1991 (organismo ormai abolito da molti anni) con il quale si concedevano agevolazioni ai produttori di energia che utilizzassero fonti alternative e rinnovabili: il carbone è tra queste. Ora, chi costruirà la centrale a carbone, dovrà spendere circa 550 milioni di euro, ma fornirà direttamente al gestore della rete, con la garanzia del ritiro e la priorità su tutti gli altri produttori, 450 megawatt, pagati ad un prezzo molto più alto di quanto verrebbe immesso sul mercato. Tanto per fare un esempio, secondo alcuni studi solo il primo anno la nuova centrale del Sulcis potrebbe “incassare” dal gestore della rete 300 milioni di euro, trasformandosi in una gallina dalle uova d’oro per i suoi proprietari e creando una provvista finanziaria tale da fornire energia a basso costo per le industrie energivore, realizzare centrali eoliche e sostenere processi di ristrutturazione di centrali avanti negli anni. C’è però un “ma”, che da qualche settimana arrovella le notti dei politici regionali. Il presidente Soru ha detto a Carbonia: «abbiamo inviato il bando di gara al ministero delle attività produttive perché Bersani ci conforti nell’aver individuato una corretta procedura con Bruxelles». Autorevoli fonti vicine a Carbosulcis hanno aggiunto che «dobbiamo avere il 110 per cento di sicurezza che l’Europa non trovi nulla da ridire sulla gara per concessione integrata miniera-centrale». Il punto è che il 110 per cento di sicurezza non c’è. L’Unione Europea ha già abbattuto due dei tre paletti su cui si regge il sistema delle tariffe agevolate, e ha fatto indirettamente capire che la gara non deve trasformarsi in un aiuto di stato nascosto. Ecco perché il bando è fermo a Roma, che dovrà sciogliere gli ultimi nodi. Per assurdo però un sostegno potrebbe arrivare dalla stessa commissione europea. Il commissario all’industria Guenter Verheugen ha di recente sostenuto che «i costi delle materie prime e dell’energia sono i fattori di competitività più importanti per l’industria metallurgica europea. Questi due elementi rappresentano, a seconda del settore, tra il 50% il 90% del costo di produzione complessivo. La concorrenza cinese è sempre più forte e noi dobbiamo difendere i nostri prodotti sia sul versante delle materie prime che su quello dei costi energetici».
 Vuoi vedere che sarà la stessa Unione europea a dare alle produzioni nazionali metallurgiche, cioè alla Sardegna, quelle tariffe che il governo prima e il parlamento poi non sono stati in grado di contrattare al meglio? Solo a quel punto si riaprirà la partita del carbone, e a cascata, quella dell’eolico. Soru ha già detto che non lascerà nulla di intentato per avere più energia in Sardegna, tanto meglio se pulita e silenziosa come il vento. Pazienza se affianco a questa dovrà esserci anche quella meno impalpabile del carbone.