02 ottobre 2006 —
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sezione: Sardegna
La casa, museo-fototeca, è a Cagliari San Benedetto, sulla destra di via Dante per chi va verso piazza Giovanni. È in un palazzotto di via Fais, dove abita Virgilio Lai che due mesi fa ha compiuto ottantanni. È uno dei più autorevoli e rigorosi pubblicisti sardi, di quelli che si documentano negli archivi. «Non ha mai scritto di getto, ha sempre pesato ogni parola», dicono i suoi coetanei. Da ragazzo, ancora studente di Lettere allUniversità di Cagliari, doveva decidere se diventare giornalista o impiegato. Siamo tra la fine del 1948 e gli inizi del49. Ottenuta lAutonomia, bisogna fare la Regione. Primo presidente del Consiglio è un raffinato avvocato di Arzana, Anselmo Contu, sardista. Virgilio Lai - ogliastrino come Contu e tessera Quattro Mori dal luglio 43 - collabora a La Nuova Sardegna, allora diretta da Arnaldo Satta Branca. Uno dei giornalisti più influenti, Michele Saba il repubblicano-mazziniano, gli propone lassunzione. Gliela offre anche Contu, anzi, il suo segretario, Cesare Salotto, giurista veneto che aveva diretto la Consulta regionale. «Avevo optato per la Regione, a Cagliari cerano i mei genitori, non credo che il giornalismo abbia perso molto», dice sorridendo nel suo studio invaso di libri e fotografie. Sì, perché Virgilio Lai possiede una delle collezioni fotografiche più importanti sulla Sardegna a partire dagli anni40: foto scattate da lui prima con una Voitglander e successivamente con una Leica e una Pentax Reflex. In più molte foto antiche raccolte durante i viaggi nellisola. Trovate Antonio Segni ragazzo su una delle prime auto capitate a Sassari, una stupenda immagine dei «Coscritti sardi nei primi del Novecento», la foto è del capitano Cipriani, studio fotografico Briasco di Sassari. E cè la Piazza Castello del 1908, Ufficiali del secondo battaglione Bersaglieri in costume sardo nella Sassari del settembre 1905. Cè più di un secolo di Sardegna in questa casa. Lai mostra la «Conferenza del salone delle corporazioni» a Nuoro nel 1937, la vecchia chiesa delle Grazie e di Santa Croce, la chiesetta della Solitudine 1920. Le stesse cose per Oristano. Ecco a Tempio una «sfilata di giovani fascisti». E Cagliari col tram in Terrapieno, Cagliari con laraucaria sopra via San Saturnino, una elegantissima piazzetta Marghinotti. Capoluoghi e paesi. Tutti i paesi. Una collezione del come eravamo. Bisogna vedere come ha fotografato il suo paese, le donne alla fonte e al telaio, donne vecchie e una giovanissima Maria Serrau, quella che oggi dirige la cooperativa «Su marmuri».
Virgilio Lai nasce a Ulassai, rione Coccoreddu, il primo agosto 1926. Genitori insegnanti, Potito il padre, Mariuccia Demurtas la madre. È il primo di cinque figli. Elementari a Ulassai, medie e ginnasio a Nuoro dove il padre - ufficiale di Fanteria - prende casa allIncis, il «palazzo degli impiegati» in via La Marmora, davanti alle Grazie. Virgilio si diploma ragioniere. Il padre è trasferito a Cagliari e vanno tutti nel capoluogo dellIsola. È il maggio 46. Dal fascismo alla democrazia, Lai è un convinto sardista, scrive bene, collabora alla Nuova e allorgano ufficiale del sardismo, «Il Solco». È un ammiratore di Camillo Bellini «ma non tutti lo apprezzavano, era troppo intelligente, e molti neanche lo capivano». Frequenta Contu, Piero Soggiu e Pietro Melis. Arriva il lavoro, è il primo addetto allufficio stampa del Consiglio regionale, allora ufficio resoconti. «Vengo assunto il 15 maggio 1949, il 16 è la volta di Michelangelo Pira, un anno dopo Antonello Satta- aggiunge- Facevo il cronista politico, nessun consigliere ha mai contestato una frase a lui attribuita».
Nel tempo libero cè la macchina fotografica. Persone e paesi, politici e contadini, preti e pastori, stazzi e città, auto e carri a buoi In macchina nel Sulcis e in Ogliastra («La mia regione preferita»). Ma con un grande desiderio: quello di scrivere. Nel 1971 inaugura la Edes, Edizioni democratiche sarde. Nei vari comitati di coordinamento ci sono Manlio Brigaglia, Nino Carrus, Graziella Sedda Delitala, Bruno Anatra, Giuseppe Serri, Elena Fasano Guarini, Mariarosa Cardia, Giampaolo Pisu. Virgilio Lai è un ipercinetico con alta professionalità. Ad aprile 1971 esce «La rivoluzione Sarda e Il giornale di Sardegna 1795-1796», copertina di Franco Fiori. Nel 1973 pubblica «La nostra storia per immagini» con prefazione di Umberto Cardia per il quale «i documenti ordinati da Virgilio Lai sono i primi raccolti per la formazione del Museo storico del movimento autonomistico e popolare sardo che sarà allestito nella Casa Gramsci di Ghilarza». Nel maggio 1975 «Periodici democratici e numeri unici», una delle opere principali di Virgilio Lai. Si tuffa nelle biblioteche e negli archivi privati per certificare che cosa avviene nella pubblicistica sarda tra il 1943 e il 49. In 280 pagine, copertina in bianco e nero con losanga in rosso, Lai cerca di «riportare alla luce giornali quasi sconosciuti e più difficilmente reperibili, privilegiando quelli legati al movimento operaio, alla crisi ideologica diffusa specialmente tra i giovani e al dibattito sardista e autonomista». Propone «unindagine attenta e non episodica del dopoguera, dopo il processo di disgregazione del blocco sociale, se non creato avallato certo e potenziato dal fascismo e che aveva già subito una dura scossa nel primo dopoguerra dallorganizzazione dei combattenti e dal Partito sardo dAzione». Scrive che mancano «convincenti ricostruzioni delle lotte e del loro carattere autonomistico nelle campagne, nelle città, nelle industrie e particolarmente lesame di esse nelle prospettiva di una dinamica socio-politica». Vorrebbe indagare «sui rapporti di classe interni ed esterni, dallinnesto dellideologia del movimento operaio, che pure aveva già percorso una lunga strada seguendo leredità gramsciana, con lideologia sardista e giungendo così a una saldatura che potrebbe essere un nuovo corso della storia sarda». Nel gennaio 1944 ecco il foglio numero 1 dellAua, nata «sin dalla caduta dellodiato regime» per costituire «una associazione universitaria antifascista, sassarese e veramente apolitica, una comunità di giovani liberi di pensarla in mille maniere, di divertirsi, istruirsi, conoscersi». Dice Lai: «Lidea Aua non potè realizzarsi a causa della torbida situazione esistente a Sassari e delle forte componente fascista o comunque reazionaria presente nel movimento studentesco». Seguono altri due giornali sassaresi, Il Compagno del 13 aprile 1944, un articolo sul primo congresso regionale sardo del Partito Comunista dItalia con una precisazione perché «veramente un altro congresso regionale si svolse, nel lontano 1924, a Cagliari, alla presenza di Antonio Gramsci il sardo che del P.C.dI fu il grande capo e linsuperabile animatore». Un attacco contro il vescovo dOgliastra per il quale «lunico programma di restaurazione sociale cristiana che ha la nostra approvazione è quello che va sotto il nome di Democrazia Cristiana». Sempre a Sassari, maggio 1944, viene pubblicato «Il Lavoratore». A Iglesias circola il «Bollettino della vita municipale».
Ha grande spazio il numero unico «Forza Paris» del 20 agosto 1944, tipografia e redazione a Nuoro, articoli di Pietro Melis, Francesco Fancello, Pietro Mastino, Luigi Oggiano, Giovanni Battista Melis, Anselmo Contu («La fortuna di unidea»- che è quella di autonomia), Luigi Battista Puggioni. A Nuoro compare «Il Sardo Sbendato» con una «lettera aperta allepiscopio sardo». Si organizza anche il clero ed ecco a Nuoro «Lora dei cattolici» con analisi di Salvatore Mannironi e Giacomo Bomboi, il PsdAz è definito «il partitino». Nellordine proposto da Virgilio Lai si possono citare «Il giornale dei minatori» di Carbonia, a Cagliari «La voce di Sardegna» e «Domani», nel Sulcis circola «Carbonia proletaria» e ancora «Vita della miniera» edito a Iglesias con articoli di Martino Giovannetti e Arturo Tuveri. Tra il 1946 e il 1947 a Nuoro leggono «Aristocrazia» con firme di primo livello, da Raffaello Marchi a Maria Giacobbe («Si costruisce la diga» e parla del Flumendosa, una «fiammante luce irreale sembrava scendere sugli uomini e sulle cose, uomini che spalla a spalla, notte giorno lavoravano per creare civiLtà e benessere»). Altri pezzi di Filippo Satta Galfrè, Gino Siotto, Anselmo Contu, Gonario Pinna. Il clima elettorale è rovente. A Oristano ancora un «Forza Paris» del 48, a Nuoro replica la Dc con «Sardegna democratica», a Sassari (maggio 49) «Avanguardia di Sardegna», editoriale di Giuseppe Masia, testi di Mariano Pintus che diventerà sottosegretario, Giovanni Del Rio che diventerà presidente della Regione.
Ieri ha ripreso in mano molti dossier di foto e alcuni libri. Lai ha detto che «il sardismo è morto con la morte di Mario Melis, lultimo grande autonomista di livello europeo». Un giudizio tanto autorevole quanto severo: «Il sardismo non esiste più, nei periodi peggiori cera un vigore e un entusiasmo ormai inesistenti».
- Legge i giornali?
«Sì, con molto distacco».
- La Sardegna doggi, comè?
«È cresciuta, ma le classi dirigenti sono quelle di trentanni fa e non capiscono il momento attuale. Amministrano con logiche antiche».
- La sua foto più bella.
«Quella scattata ai miei genitori in via Dante a Cagliari, avevo colto il loro primo sorriso dopo la guerra».