A Chilivani non si cambia più


CAGLIARI. A Chilivani non si cambia e non si cambierà mai più treno. I Minuetto a propulsione diesel viaggiano da oggi diretti tra Cagliari e Sassari superando per la prima volta nella storia ferroviaria sarda la barriera delle tre ore: un minuto in meno, alla folgorante velocità commerciale di 85,32 chilometri l'ora, con fermate a Oristano e Macomer su un percorso complessivo di 251 chilometri.
Il primo fischio del capostazione è in programma stamattina, in coincidenza col varo del nuovo orario regionale di Trenitalia. Una corsa costa 12 euro e 70 centesimi, chi abbandonerà gli slalom a rischio della Carlo Felice per accomodarsi su una carrozza con aria condizionata ad alta insonorizzazione impiegherà circa un'ora in più rispetto a uno spericolato percorso in auto, ma guadagnerà ventidue minuti sul tempo di percorrenza garantito fino a ieri. Ora si spera che non salti fuori un'associazione per la tutela del tradizionale cambio a Chilivani.
Niente a che vedere con le performance dell'Eurostar, comunque un passo avanti - hanno insistito i dirigenti del gruppo Ferrovie dello Stato in conferenza stampa - che avvicina almeno un po' al traguardo agognato da decenni: il collegamento fra le due maggiori città dell'isola in due ore e un quarto, come se la Sardegna appartenesse davvero all'Europa e non fosse, per usare le parole del capo di gabinetto dell'assessorato regionale ai trasporti Raimondo Ignazio Cadeddu, indietro di almeno quarant'anni. A causa di una realtà inconfutabile: «Il livello di infrastrutturazione ferroviario sardo - ha detto il dirigente regionale - è il più basso d'Italia, è solo un buon segno che non basta a soddisfarci. Restiamo gli ultimi anche nel Mezzogiorno...».
Ma non è il caso di minimizzare: per portare a casa questo taglio di ventidue minuti sulla corsa infinita Cagliari-Sassari la Rfi (Rete ferroviaria italiana), la società del gruppo che lavora alle infrastrutture, ha investito tre milioni e 900 mila euro, indispensabili a progettare e realizzare la variante che ora collega la linea Chilivani-Sassari con la dorsale Cagliari-Olbia. Un intervento tecnicamente complesso, necessario per eliminare un nodo secolare della rete sarda. Senza che questo - ha assicurato il direttore regionale Rfi, Daniele Seglias - significhi il declassamento di Chilivani: «Quella stazione sarà potenziata - ha assicurato Seglias - oltre che per le coincidenze diventerà un riferimento per i collegamenti diretti».
Un passo avanti, dunque. Ma prima che in Sardegna si possa parlare di servizio ferroviario moderno - ha avvertito Cadeddu - la strada è ancora lunghissima. Basta dare un'occhiata ai dati: la velocità commerciale media sui seimila chilometri di rotaie isolane è di 68,95 chilometri l'ora. Con la realizzazione della bretella di Chilivani ci vorranno due ore e 45 minuti per andare da Cagliari a Olbia, due ore e un quarto per un Olbia-Sassari. Tempi di percorrenza simili alle linee regionali italiane, ha garantito Leonardo Ghisu, direttore di Trenitalia per la Sardegna. Comunque condizionati dall'orografia dell'isola: «I problemi - hanno spiegato Seglia, il direttore della ‘Passeggeri regionale' di Trenitalia Giancarlo Laguzzi e il responsabile sicurezza Giulio Margarita - sono quelli di sempre, da Oristano in su».
Si sa fin dall'Ottocento, monti e colline rendono impervio il percorso sud-nord e indispensabili costosi by-pass. Talmente costosi che si comincia a programmarli soltanto adesso: «Il Cipe ha selezionato sette varianti sulle quindici che avevamo progettato - ha spiegato Seglia - riguardano Abbasanta, Bauladu, Terralba-Giave, Ploaghe, Macomer, l'accesso a Sassari da Campomela e Olbia a cavallo di Monti». Realizzati gallerie, viadotti e sottopassi i treni potrebbero viaggiare anche in Sardegna alle velocità europee. Sulla Cagliari-Sassari - hanno spiegato i dirigenti del gruppo Ferrovie - si potrebbero recuperare altri tre quarti d'ora, a quel punto usare l'automobile sarebbe anacronistico. Mentre la fiducia attuale sull'efficienza dei treni è tutta in un dato: sulla linea che collega i due capoluoghi non viaggiano più di 250 passeggeri al giorno. Ventidue minuti di viaggio in meno non è molto, ma per ora non resta che accontentarsi: «Considerate le condizioni della Carlo Felice - ha osservato Laguzzi - i nostri treni cominciano ad essere competitivi, con questa offerta noi speriamo che i sardi cambino le loro abitudini storiche e provino il servizio ferroviario. E' più sicuro dell'auto, è più comodo e garantisce un forte risparmio». Tutto vero, se gli orari non fossero discutibili: da Sassari si parte alle 6.39 e si torna alle 16.38, in tempi utili per una mattinata piena di lavoro. Chi invece da Cagliari deve andare al nord è costretto ad arrangiarsi con la corsa pomeridiana, arrivo a Sassari alle 19.37: «E' solo l'inizio - ha promesso Ghisu - una scelta calibrata sulla prevalenza del traffico passeggeri registrata finora». Il futuro è da disegnare, partendo da una certezza: «Il ruolo del treno - ha detto il rappresentante della Regione - è centrale nel sistema dei trasporti sardi». Nel senso che dovrà diventarlo.

Mauro Lissia