Portovesme, arrivano i russi della Rusal


ed Erminio Ariu
PORTOVESME.Svolta storica per lo stabilimento Eurallumina di Portovesme, la fabbrica che produce ossido di alluminio dal trattamento delle bauxiti: il colosso mondiale Rio Tinto (ovvero la multinazionale Comalco) ha ceduto nei giorni scorsi al gruppo russo Rusal, il 56,2 per cento dell'impianto di Portovesme che ha una capacità produttiva di un milione e trecentomila tonnellate anno di allumina.
Un'operazione finanziaria giocata con grande riservatezza nei mesi scorsi tra i due colossi mondiali ma che solo ieri ha avuto risalto per le possibili conseguenze e ricadute per il sistema industriale del Sulcis Iglesiente, in primo luogo, ma anche nello scacchiere nazionale ed europeo dell'alluminio.
Il trasferimento delle quote azionarie dal leader mondiale della metallurgia non ferrosa Rio Tinto a Rusal è al momento congelato, in attesa delle decisioni di Glencore che ha diritto di prelazione sull'acquisto del pacchetto azionario di Comalco.
L'accordo ha suscitato particolare interesse nel mondo finanziario e industriale. Inevitabile la prima curiosità: quale interesse può avere spinto l'imprenditoria russa a muoversi su qussto versante? Rapida la risposta che proviene dagli ambienti imprenditoriali interessati. La prima ragione è tecnica: a spiegare questa complessa e costosa operazione finanziaria c'è l'interesse della multinazionale russa, classificata al terzo posto nella graduatoria mondiale dei produttori di alluminio primario, a disporre di notevoli quantità di allumina per alimentare le celle elettrolitiche degli stabilimenti dell'ex Urss.
Il diritto di prelazione di Glencore scadrà tra 60 giorni. Se la multinazionale svizzera dovesse frapporsi nell'operazione, ai russi non rimarebbe altro che cedere tutti i diritti sanciti nell'accordo preliminare di vendita a favore di Glencore.
La cessione di Rio Tinto dell'intero pacchetto azionario dell'Eurallumina è apparsa inspiegabile soprattutto perchè Comalco dispone di ingenti giacimenti di bauxite in Australia e quindi in grado di governare da posizione indipendente, sul piano dell'approvvigionamento della materia prima, il mercato dell'ossido di alluminio (in passato ci sono state grandi battaglie per assicurare all'impianto le bauxiti provenienti dalla miniera di Olmedo).
Benchè con le prudenze ovvie in casi di questa portata (come spiega Francesco Sanna nelle dichiarazioni qui sotto), viene invece considerato positivamente lo sbarco di Rusal in Sardegna, a conferma dell'enorme interesse che la multinazionale russa ha dimostrato negli ultimi anni ad incrementare gli acquisti di allumina per far marciare i propri impianti al massimo della produzione. Occorrerà tuttavia attendere 60 giorni prima di conoscere quale bandiera sarà issata sul pennone dello stabilimento sardo che ha aperto i battenti nel 1973, quando nel Sulcis Iglesiente nasceva il grande 'polo" metallurgico della Sardegna gestito dalle Partecipazioni statali, attraverso l'Efim, e destinato allo sviluppo verticale delle produzioni con l'innesto di attività di seconda e terza lavorazione (ma è stato, questo, il grande fallimento del territorio).
I cambiamenti azionari della società Eurallumina sono stati notevoli. La società è stata costituita negli anni '60 con la partecipazione di due società italiane (Alsar e Montedison) e di due società straniere, l'australiana Comalco e la tedesca Metalgesellschaft. Dopo pochi anni si registra la fusione tra Alsar e Alumetal (ex Montedison) mentre la società tedesca cede le sue quote alla Comalco (Rio Tinto).
Da ieri si è aperta una nuova pista, con Rusal che ha posto una serie ipoteca sulle azioni di Comalco, per la vendita dell'ossido di alluminio prodotto a Portovesme. Lo sbarco del gruppo russo in Eurallumina potrebbe avere ripercussioni sugli approviggionamenti di allumina da parte di Alcoa (l'impianto, qui si tratta di multinazionale con vertice negli Usa, che opera accanto) che viene regolarmente rifornita dallo stabilimento di Portovesme.
Si delinea ora uno scenario nuovo anche sul fronte della questione energetica. I dubbi maturati recentemente sul futuro delle fabbriche di Portovesme dopo le inchieste dell'Unione Europea sugli sgravi fiscali sull'olio combustibile concessi alla fabbrica di ossido di alluminio dallo Stato italiano, sembrano destinati a svanire: se un colosso come Rusal ha avviato le manovre finanziarie per rilevare il 56 per cento delle azioni della società Eurallumina, significa che la questione energetica può passare in secondo piano. Si capirà in tempi rapidi, anche dall'acquirente russo sono subito arrivati messaggi incoraggianti. La portavoce della Rusal Vera Kurochkina ha fatto circolare un dato postivo: la produzione del colosso russo aumenterà di 600mila tonnellate. Come dire, anche per l'occupazione c'è da stare tranquilli.

Giampaolo Meloni