La spugna del terziario salva l'economia


CAGLIARI.La Sardegna è in affanno e preoccupano le prospettive d'un sistema con le pile scariche. L'economia perde colpi ma ci sono segnali positivi che vengono proprio dal problema dei problemi: il lavoro che nell'anno passato è cresciuto facendo calare il tasso di disoccupazione. La ripresa però è lenta, ci sono alcune pesanti zavorre nel capitale umano, la propensione all'export e le infrastrutture che in Sardegna restano a livelli bassissimi.
È quanto emerge dal rapporto della Cna, la Confederazione degli artigiani che ha presentato ieri il suo Rapporto annuale sull'economia sarda. Il 2005 si è chiuso con un lieve calo del Pil (-0,1%) e per il 2006 le previsioni della Cna sono in linea con quelle di tutti gli altri istituti che indicano una crescita tra l'1,3 e l'1,5 per cento. Si tratta in realtà di piccoli spostamenti che, sul breve termine, non possono segnare un miglioramento significativo nel sistema economico regionale. Le imprese sarde - secondo l'analisi illustrata dal presidente della Cna Bruno Marras - hanno ancora una bassa propensione all'export, il dato è largamente inferiore anche alle medie del Mezzogiorno, e «pesano» ancora secondo la divisione tradizionale, (commercio, agricoltura, industria e costruzioni con la dinamica migliore proprio per l'ultimo settore: le costruzioni, infatti, partecipano per il 6,8% al valore aggiunto dell'isola mentre il 26,6 proviene dai servizi).
Dunque la Sardegna va alla prova del terziario, quella spugna che peraltro è sempre servita nei momenti di crisi per supportare il calo degli altri comparti. Nel rapporto della Cna sono state esaminate anche le dinamiche di medio periodo (99-2005) per quanto riguarda ad esempio l'export e il risultato che il rapporto esportazioni-importazioni è rimasto invariato.
Se poi si prende in considerazione un periodo più lungo si vede come l'economia sarda negli ultimi dieci anni abbia affrontato una navigazione pericolosa, dal crollo dell'industria, (a seguito della scomparsa dell'intervento straordinario) sino all'attuale stagnazione. Se n'è parlato sùbito dopo la presentazione del Rapporto, nella tavola rotonda, coordinata da Augusto Ditel, sul tema della competitività, la coesione sociale e lo sviluppo economico cui hanno preso parte Antonio Sassu, presidente del Banco di Sardegna, l'economista Beniamino Moro, il presidente dell'Anci, Linetta Serri, il segretario regionale della Cna, Francesco Porcu. Le dinamiche attuali devono tenere conto nelr ecente passato della crisi qualitativamente e quantitativamente più grave delle precedenti.
«Il problema del Mezzogiorno», è stato ribadito, «deve tornare al centro dell'agenda di politica nazionale». Il governo nazionale, secondo la Cna, deve riproporre e contrattare con l'Ue la possibilità di introdurre la fiscalità di vantaggio utile a compensare i differenziali di sviluppo presenti nel territorio e quindi strumento capace di creare benefici per la competitività locale. Poi la Regione: il giudizio della Cna sui primi due anni di attività della giunta Soru, è positivo «ma serve una scossa», hanno detto Bruno Marras e Francesco Porcu.
«La seconda metà della legislature deve incaricarsi», sostiene la confederazione degli artigiani, «di ricostruire, attraverso provvedimenti peraltro molto attesi, le strutture che dovranno dare attuazione alle politiche regionali, vero banco di prova per misurare la bontà delle scelte effettuate».

Alfredo Franchini