Furto sacrilego sulla tomba di don Giussani

MILANO. Furto sacrilego l'altra notte sulla tomba di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. I ladri sono entrati nel cimitero Monumentale di Milano e sono arrivati fino al Famedio, il luogo dove sono sepolti i milanesi illustri (a cominciare da Alessandro Manzoni). Qui hanno rubato due ex voto, cimeli d'argento che ignoti fedeli avevano depositato sulla tomba di «don Gius» per ringraziarlo di una preghiera esaudita. La causa di beatificazione è ancora in corso, ma molti ritengono don Giussani già santo ed è continua la processione di persone, tutti i giorni, davanti alla tomba.
Il fatto è stato scoperto ieri mattina, all'apertura del cimitero, dalle persone che si occupano quotidianamente della cura della tomba. Gli addetti del Monumentale hanno subito avvertito la polizia che, intervenuta sul posto, ha svolto i rilievi per accertare come i ladri possano essere entrati nel cimitero. Non è escluso che si siano fatti rinchiudere all'interno e siano usciti, ieri, alla riapertura dei cancelli. Sulla tomba non sono stati trovati segni particolari e questo esclude, almeno per ora, la pista dei «satanisti» che, invece, lasciano tracce evidenti quando nei cimiteri celebrano le «messe nere».
La vicenda è comunque inquietante ed ha messo in allarme i tanti seguaci di don Giussani. Dal quartier generale di Comunione e liberazione parla l'addetto stampa Alberto Savorano: «Registriamo il fatto, non c'è altro da dire». «Gli ex voto - dicono ancora a Cl - sono due cuori in argento con la scritta g.r. (per grazia ricevuta) appesi alla tomba con il nastro adesivo. Quindi è stato molto semplice portarli via».
Comunione e liberazione, però, aggiunge un elemento che deve far riflettere: gli ex voto in argento, infatti, erano nove e i ladri (se di ladri si tratta) ne hanno presi solo due. Perchè? La polizia non esclude altre ipotesi.
Dell'episodio è stato subito avvertito il Vaticano in quanto era stato proprio Joseph Ratzinger, allora cardinale, a celebrare, davanti a 40 mila persone, i funerali di don Giussani nel febbraio dell'anno scorso.
In serata, in una nota, Comunione e liberazione ha fatto sapere di aver rimosso, per precauzione, tutti gli ex voto rimasti sulla tomba.
Intanto, a Milano, cresce lo sdegno per l'increscioso episodio. Il sindaco Letizia Moratti invita i responsabili del fatto «a restituire gli ex voto». «Il furto - dice - colpisce la città di Milano in uno dei suoi affetti più cari».
Don Giussani, ormai avviato verso la santificazione, nasce a Desio nel 1922 e negli anni '50 dà vita alle prime riunioni dei ragazzi di «Gioventù studentesca» (ribattezzata Comunione e Liberazione nel 1970). Dal liceo classico Berchet di Milano, dove era insegnate di religione, il movimento si diffonde ben presto in Italia e all'estero.
Di don Giussani, per il quale la fede era «esperienza ragionevole», sono note le numerose pubblicazioni e soprattutto la trilogia del «PerCorso», che costituisce il cuore del suo pensiero: si tratta di «Il senso religioso», «All'origine della pretesa cristiana» e «Perchè la Chiesa?», quest'ultimo inizialmente diviso in due volumi. (g.f.)