04 giugno 2006 —
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Cagliari
GUSPINI. Un fronte unitario per scongiurare la soppressione della ventottesima comunità montana Monte Linas. Liniziativa è dello stesso ente, che ha chiamato a raccolta nella sala consiliare di Guspini i sindaci degli otto comuni che lo compongono, la Provincia, i politici del territorio e le associazioni Uncem e Anci. E siccome il problema della soppressione riguarda anche le altre comunità montane esistenti in Sardegna, linvito è stato rivolto anche oltre i confini del Linas. Appello però, come rimarcato dallo stesso presidente della XVIII, Sandra Piras, caduto nel vuoto perchè al vertice si sono presentati in pochi. Solo Tempio ha risposto presente, per il resto lappuntamento è stato abbondantemente disertato. In particolare è mancata la Regione, primo interlocutore istituzionale per scongiurare il taglio degli enti montani.
La comunità montana Monte Linas è fra quelle più colpite dalla legge regionale di riordino e razionalizzazione. Un provvedimento che è stato anche accolto favorevolmente, ma considerato troppo radicale. La razionalizzazione è stata una battaglia condotta anche dallUncem (Unione comunità montane) che più di altri toccava con mano le reali incongruenze nella mappa degli enti di montagna. Troppi e male assortiti, con comuni che con i monti non hanno proprio niente a che fare: nella XVIII è il caso di San Gavino e Pabillonis, i cui territori comunali non superano in alcun punto i cinquanta metri di altitudine. Oppure casi clamorosi come la comunità montana del Mulargia costituita da due soli comuni (Mandas e Siurgus Donigala), dove gli amministratori sono necessariamente gli stessi sindaci, assessori e consiglieri. Insomma, costi esorbitanti per tenere in piedi enti di cui francamente non si sente la necessità.
Dunque, la XVIII comunità montana chiede alla Regione un ripensamento sui parametri di mantenimento o soppressione degli enti di montagna. Stando a quelli contenuti nella legge, nel Monte Linas solo Villacidro e Gonnosfanadiga hanno i requisiti. Guspini e Arbus, pur avendo nel territorio importanti rilievi (ad Arbus la vetta del monte Arcuentu è vicina ai 900 metri) sono invece esclusi. Per non parlare poi delle già citate San Gavino e Pabillonis, ma anche Sardara e Vallermosa. Le soluzioni prospettate a Guspini sono due: la prima vede i quattro comuni con caratteristiche montane continuano a mantenere le funzioni della montanità e gestire gli interventi connessi, mentre gli altri quattro si associano e si propongono unitariamente per la gestione dei servizi amministrativi territoriali, la seconda prevede per i paesi senza monti la costituzione di una Unione dei Comuni che operi in sinergia con i quattro comuni montani Villacidro, Gonnos, Arbus e Guspini.
Le due ipotesi sono scaturite dallassemblea di Guspini, una cosa fatta in casa senza grande partecipazione: «Dalla lettura delle presenze - si è lamentato il presidente Piras - si rileva lo scarso interesse per la sopravvivenza della comunità montana. Mi rammarico per la mancanza di sensibilità politica per la tutela di un ente che è stato ed è importante snodo operativo sotto laspetto economico, culturale, sociale e storico. Hanno evidentemente preso forza le valutazioni di carattere negativo quali sprechi e disorganizzazione, mentre sono stati minimizzati interventi come lapplicazione della programmazione dei Pia, i Pit e limportante esperienza del Gal-Azione leader».
Sulla stessa linea lex presidente Antonio Marrocu, componente della giunta dellUncem, da tempo profeta della riorganizzazione degli enti montani e fautore del tagli degli sprechi, che ha rimarcato come soluzione migliore, vista la legge regionale di ridordino, la costituzione dellUnione dei Comuni. I sindaci di Gonnosfanadiga (Nino Zanda) e di Villacidro (Francesco Sedda) hanno comprensibilmente rivendicato il diritto dei due comuni a costituire anche da soli una comunità montana, auspicando (Zanda) lallargamento ad Arbus e Guspini.
A giustificare lassenza della Regione ha provveduto il consigliere regionale Gian Battista Orrù che ha parlato di «periodo di particolare impegno politico della Giunta e del Cosniglio».
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Luciano Onnis