Teatro e poesia, gli artisti si raccontano

OLBIA.Il regista Michele Salimbeni e la sua monografia su Andrzej Zulawsky da un lato; la giornalista Marella Giovannelli e il suo libro di poesie 'Equatore celeste" dall'altro. Due modi diversi di fare arte sviscerati durante l'aperitivo letterario di sabato scorso, all'interno del festival Amistade. Un'occasione nella quale il regista Salimbeni confessa l'amore viscerale per il regista e scrittore Zulavsky, scattato dopo la visione di 'Possession", diventato per lui mito, fonte di ispirazione e poi di ricerca, tanto da conoscerlo e scrivere la prima monografia italiana dell'artista polacco. Salimbeni racconta anche alcuni aneddoti su Zulawsky, «non ha ancora capito l'uso del cellulare tanto che lo tiene vicino al telefono di casa», sul suo stile di scrittura «dalla prima all'ultima pagina non fa una correzione e lo fa pubblicare senza mai intervenire», e rivela anche qualcosa di sé come il mondo in cui sceglie gli attori dei suoi film. «Una scelta alchemica - dice - che mi porta a non utilizzare i provini».
Dal teatro alla poesia, quella di Marella Giovannelli, che regala un'anteprima del suo quarto lavoro 'Equatore celeste". Versi che sono racconti dell'anima, «folgorazioni che mi vengono quando meno me lo aspetto e che devo scrivere subito per non perderle». Una passione, quella della poesia, nata in seguito ad un forte dolore. «Fino al 1990 non avevo mai letto né scritto versi - confessa la Giovannelli -: la poesia è stata la mia analista, la mia consigliera, il mio medico e mi ha permesso di uscire da una grande sofferenza». Giornalista, poetessa, ma anche blogger su www.marellagiovannelli.com, in 'Equatore celeste" ripone luci e ombre della sua vita dal 1997 ad oggi, più lo sperimentale remix di testi vecchi che si fondono fino a crearne uno nuovo. Il risultato è una raccolta di versi che oltre alla donna, alla moglie e alla madre raccontano i colori del mare, il candore dei graniti, l'orgoglio di essere sarda. (se.lu.)