Il dopoguerra e gli anni difficili di Sassari


Li ha chiamati «gli anni difficili». E ha fatto bene. Sono gli anni 1944-1945 in Sardegna, anzi in provincia di Sassari. Che Guido Rombi, uno studioso di storia contemporanea sarda cui già dobbiamo importanti lavori sulla Chiesa sassarese al tempo di monsignor Mazzotti e una puntuale biografia di don Enea Selis, ha ricostruito attraverso le relazioni dei prefetti del tempo. La fatica è doppiamente meritoria. Il primo motivo è che quegli anni furono davvero difficili, con la guerra che (in contimente, se non più da noi) non era ancora finita, con la carenza di mille generi di primissima necessità, a cominciare dagli approvvigonamenti, con una condizione della sicurezza pubblica molto precaria. E il secondo è che su di essi la documentazione (edita) di cui disponevamo finora era poco meno che inesistente (anche se ci sono il libro di Piero Sanna sul Pci dal 25 luglio alla Costituente, e l'ampio studio di Mariarosa Cardia sugli anni dell'Alto Commissario). Perfino i giornali, che sono la fonte più a portata di mano, allora quasi non esistevano: «L'Isola», il quotidiano sassarese, rapidamente defascistizzato, era di una sola pagina, striminzitissima anche di formato, stampata con un inchiostro che i tipografi facevano «in casa», né più né meno come allora si facevano il sapone e mille altre cose; «L'Unione sarda», che aveva sospeso le pubblicazioni nella primavera del '43 sotto i massicci bombardamenti di Cagliari, aveva ripreso a uscire nel novembre di quell'anno, ma sotto l'abbastanza ferreo controllo del Comitato di Concentrazione antifascista (come si chiamava in Sardegna quello che in Continente era il Cln), diretta dal vecchio avvocato socialista Jago Siotto.
Guido Rombi, dunque, è andato a vedersi, soprattutto nell'Archivio centrale dello Stato, a Roma, e ora pubblica in questo robusto volume edito da Delfino (400 pagine) questi preziosi documenti che sono le relazioni che il prefetto di Sassari inviava a Roma ogni mese: alcune sono andate perdute, ma Rombi ha sopperito con altri tipi di relazioni (come quelle dei questori). Insomma, c'è quanto basta per farsi un'idea abbastanza precisa della condizione della provincia di Sassari in quel non facile quinquennio che va dall'agosto del 1944 al luglio del 1949. In mezzo c'è il lungo viaggio con cui si tornò non soltanto alla democrazia ma addirittura alla vita normale: anche se perfino in quel 1949, all'indomani della elezione del primo Consiglio regionale, del tutto normale ancora non poteva dirsi.
Che cosa ci racconta il libro (che ha, va detto, una attenta introduzione sul ruolo dei prefetti e la storia dei prefetti «sassaresi»)? Intanto, la vita dei partiti, seguiti con particolare cura dalle autorità, con occhi specialmente vigilanti sui progressi del Partito comunista (l'arresto di Enrico Berlinguer è raccontato con nome e cognome di quel giovane borghese rivoluzionario di 22 anni) e di quello socialista (la mattana indipendentista, che era stata di un certo pezzo del Partito sardo d'Azione soprattutto nel 1943 sembre già finita: e comunque mi pare che non se ne parli mai). Quindi l'andamento dello «spirito pubblico», perennemente definito «depresso», credo che non ci fosse aggettivo più idoneo a darne idea. Ancora,la situazione dell'ordine pubblkico, continuamente perturbata da una serie di agitazioni, proteste, attacchi ai municipi, attentati, risse fra sostenitori di parti politiche, comizi interrotti o addirittura proibiti. E la sicurezza pubblica, minacciata da pericoli d'ogni genere (uno per tutti: i detenuti continentali nelle colonie penali sarde, che, una volta liberati, non sapevano dove trovare riparo e vitto, e si davano alla macchia, spesso trasformandosi in pericolosi latitanti).
In quel quinquennio passarono a Sassari quattro prefetti. Vincenzo Ottaviano, siciliano, 53 anni, dal giugno 1943 all'agosto 1944; Guido De Sanctis, viterbese, 63 anni, sino al maggio 1947; Alfredo Salvatore, casertano, 60 anni, sino all'agosto 1948; Guido Corbia, l'unico sardo, cagliaritano, 58 anni, sino al al giugno 1950. In mezzo ci furono grandi eventi nazionali e anzi mondiali, come la fine della guerra in Europa, le bombe atomiche sul Giappone, le prime elezioni amministrative, il referendum istituzionale e le votazioni per la Costituente (i prefetti registrano il compiacimento dei sassaresi per la carriera di governo del professor Segni), il ciclone del 18 aprile e l'elezione del primo Consiglio regionale. Ai fatti non sardi si accenna solo rapidamente, su quelli si Sassari e provincia le notizie sono ovviamente più dettagliate. Come s'usa dire, questo libro riempie un vuoto. E non lo dico per complimento.
Il libro verrà presentato domani alle 18 a Villa Mimosa.

Manlio Brigaglia