«La Regione sbaglia: non paghiamo»

OZIERI. «Sul consorzio di bonifica non saremo noi a pagare le malefatte della Regione». A partire «lancia in resta» è Bastianino Manchia, che nella sua triplice veste di imprenditore agricolo, di responsabile territoriale della Coldiretti e di assessore comunale, ritiene di aggiungere un altro motivo di contestazione alla già infuocata polemica sulle recenti vicende dell'ente territoriale. La storia, nella sua complessità, è ormai conosciuta.
Nel 2003 la giunta Pili emana il decreto di scissione dell'allora Consorzio di bonifica del Nord Sardegna in tre nuovi enti elementari (Chilivani, Meilogu e bassa valle del Coghinas).
L'incarico di provvedere alla riforma viene affidato a tre commissari straordinari, mentre a un altro (guarda caso il direttore generale dell'assessorato) viene affidato il compito di liquidare la struttura unificata. Dopo dieci mesi, l'esecutivo Soru ci ripensa: annulla il precedente decreto, ritenuto illegittimo, e ripropone la fusione dei tre consorzi. La procedura è tutt'ora in atto.
«In tutti questi anni - spiega Manchia - i funzionari dell'assessorato agricoltura che si sono succeduti alla guida dell'ente non hanno trovato il tempo per emettere i ruoli di contribuenza. Oggi il commissario in carica vuole recuperare il tempo perduto. In una recente seduta della consulta consortile ha preannunciato la volontà di emettere, tutti insieme, i ruoli d'imposta generale arretrati, relativi agli anni 2002, 2003, 2004 e via via quelli afferenti alle successive due annualità. Una mazzata per gli operatori agricoli, chiamati a pagare gli errori e l'irresponsabilità dei funzionari regionali».
Una partita che Bastianino Manchia e Gianni Muntoni, responsabile della Coldiretti dell'Anglona, intendo affrontare con estrema decisione e, oltre a invocare un'attenta verifica sulla recente gestione dell'ente, contestano la legalità della simultanea emissione delle bollette d'imposta relative a diverse annualità.
«I ritardi non sono certamente ascrivibili ai consorziati - dicono i due rappresentanti dell'organizzazione agricola - ma a coloro che hanno gestito l'ente. Devono essere loro, o chi li ha designati, a pagare il conto».
Alla già spigolosa vicenda, Manchia e Muntoni aggiungono un aspetto inquietante.
«Contro la soluzione proposta dal Dottor Meloni - precisano gli interessati - vi è anche il fatto che non sempre le procedure gestionali attuate dai funzionari regionali sono state ispirate al principio di una equa distribuzione delle attività e delle passività ascrivibili a ciascuna realtà consortile».
A sostegno della loro affermazione, Bastianino Manchia e Gianni Muntoni adducono il fatto che il consorzio del Meilogu «registri un equilibrio contabile senza aver potuto contare in tutti questi anni di alcuna entrata. In proposito, spiegano, è strano che quella realtà consortile abbia potuto effettuare assunzioni di personale, la manutenzione degli impianti e, addirittura, il pagamento di debiti pregressi per centinaia di milioni di lire».
Il sospetto di Manchia è che per queste spese si siano prelevate le risorse necessarie dal bilancio del Consorzio di Chilivani, alimentato da altri introiti finanziari. Basta poco per intuire la considerazione finale di Manchia: «Prima di emettere i ruoli di contribuenza, occorre fare chiarezza sulla gestione del consorzio negli ultimi tre anni. Solo cosi a mio avviso si può pervenire alla individuazione delle spese giustificate e di quelle ascrivibili alla condotta dei commissari e quindi da addebitare alla Regione».
Miuccio Farina