ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

«Maman» nigeriana arrestata al centro storico

 SASSARI. Il traffico di essere umani, uno degli affari più redditizi della criminalità organizzata, tocca nuovamente il territorio del Sassarese. Gli investigatori della squadra mobile della questura, infatti, hanno arrestato Favor Uhaghwa, 21 anni, nigeriana, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. La giovane donna di colore è stata fermata, venerdì sera, nella sua abitazione nel centro storico della città. E la perquisizione effettuata dagli uomini, guidati dal dirigente Giacinto Domenico Profazio, ha consentito di raccogliere materiale molto interessante che potrebbe tornare assai utili nello sviluppo delle indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Trieste.
 Nell’ambito della stessa operazione, su richiesta del sostituto procuratore Federico Frezza, è finita in manette anche Florence Iberber, 33 anni, anche lei originaria della Nigeria. E’ stata rintracciata e arrestata nella zona di Napoli. I guadagni - secondo quanto stimato dagli investigatori - superano il milione di euro l’anno.
 La donna arrestata a Sassari è stata rinchiusa nel carcere di San Sebastiano, per questa mattiè in programma l’udienza di convalida davanti al gip.
 L’indagine - piuttosto complessa quando si tratta di aprire un varco sul fronte dello sfruttamento dei flussi migratori clandestini e della prostituzione - era cominciata nei primi giorni di dicembre del 2005. Gli investigatori della squadra mobile di Sassari, in particolare, avevano cominciato un delicato lavoro partendo dalle realtà maggiormente frequentate dalle prostitute di colore (nella fattispecie la zona di Predda Niedda). Gli accertamenti, poi, si erano incrociati con l’attività svolta dai colleghi di Trieste. La competenza è passata alla procura della Repubblica di Trieste, perchè la normativa stabilisce che a occuparsi delle indagini sia l’autorità giudiziaria del territorio dove è avvenuto l’ingresso in Italia dei clandestini. E nella quasi totalità dei casi, il primo passo sul territorio nazionale avviene proprio sul fronte triestino.
 Le verifiche effettuate (nel periodo compreso tra dicembre e febbraio) hanno permesso di tracciare un quadro molto preciso del mondo della prostituzione, dove si afferma una nuova industria del sesso che recluta le vittime con l’inganno e con la violenza per trasformarle in proprietà privata di organizzazioni senza scrupoli.
 Le indagini svolte congiuntamente dalle squadre mobili di Sassari e Trieste hanno fornito importanti elementi per comprendere i meccanismi della schiavitù sessuale introdotti dal sistema criminale. E’ stato appurato che le giovani donne venivano reclutate in Nigeria e poi trasportate, via terra, fino alla Tunisia. Quindi imbarcate in aereo (con passaporti falsi) fino in Francia, e da qui spostate in Italia e «affidate» alle maman e ai vari sfruttatori collegati. Ogni ragazza veniva ceduta per 8-9mila euro e poi gestita totalmente, senza alcuna possibilità di libertà. La donna arrestata a Sassari, per esempio, si occupava di indicare alle connazionali il tipo di abbigliamento da indossare, il luogo dove esercitare la prostituzione, il costo della prestazione (mediamente 20 euro) e il nome d’arte da usare. A fine giornata si occupava anche di ritirare le somme incassate e a trasferirle nel suo paese d’origine. Confermati anche i caratteri peculiari della prostituzione di matrice centroafricana. Gli sfruttatori nigeriani, infatti, «incatenano» le ragazze con il ricorso a pratiche Wodoo. E la fase di reclutamento avviene con il sistema dell’«ingaggio per debito» che non ha mai termine. Le ragazze diventano incapaci di reagire sotto la pressione e il condizionamento di numerose credenze di origine tribale.