Due secoli di sguardi d'autore sulla città


NUORO.È da pochi giorni in libreria il volume di Gianni Pititu 'Nuoro d'autore", edito dalla 'AM&D" di Cagliari. La terza fatica del giornalista nuorese, dopo 'Sequestri" e 'Nuoro nella Belle Epoque", si compendia in un'antologia degli scrittori, dei giornalisti, degli intellettuali e dei poeti, italiani e stranieri, che, in varie occasione, hanno visitato e scritto di Nuoro.
E non sono pochi. Vale la pena elencarli subito: Antonio Ballero, Giulio Bechi, Remo Branca, Maria Brandon Albini, Rinaldo Caddeo, Salvatore Cambosu, Antioco Casula, Francesco Ciusa, Mario Ciusa Romagna, Carlo Corbetta, Enrico Costa, Francesco Cucca, Grazia Deledda, Alberto della Marmora, Giuseppe Dessi, Enzo Espa, Marcello Fois, Menotti Gallisay, Maria Giacobbe, Annibale Grasselli Barni, David Herbert Lawrence, Carlo Levi, Virgilio Lilli, Antonangelo Liori, Angela Maccioni, Gian Paolo Mele Corriga, Indro Montanelli, Peppino Mura, Michail Nikolaevic Semenov, Bernardino Palazzi, Gavino Pau, Lucia Pinna, Michelangelo Pira, Maria Pittalis Acciaro, Bruno Rombi, Romano Ruiu, Salvatore Satta, Sebastiano Satta, Vindice Satta, Claude Schmitt, Marcello Serra, Daniel Simond, John Warre Tyndale, Elio Vittorini, Max Leopold Wagner, Luciano Zeppegno e Bachisio Zizi.
Si tratta, dunque, di un florilegio di brani scelti tra gli autori citati, che rievocano le rispettive impressioni e i ricordi legati ad una visita, spesso troppo veloce, nella capitale delle Barbagie.
Giudizi e impressioni di viaggiatori che, in tempi diversi, a partire dall'800 fino agli anni 2000, hanno parlato di Nuoro. Ne è venuto fuori uno straordinario affresco poetico-letterario, che Gianni Pititu ha saputo e voluto bene interpretare. Autentiche pennellate di colore, che inneggiano alla bellezza del Monte Ortobene, al 'meraviglioso disordine" del centro storico, alla fierezza e alla intelligenza dei barbaricini, ai quadretti di costume locale, alla identità ancestrale mai rinnegata.
I brani estrapolati dalle opere di ciascun autore nell'opera riassuntiva di Gianni Pititu, contribuiscono ad esaltare l'affetto che lo stesso giornalista porta per la nostra città, pur caratterizzata da mille contraddizioni. Dunque, si può parlare di un atto d'amore per Nuoro. Anche quando Pititu, che nel capoluogo barbaricino vive e lavora da mezzo secolo, è un nuorese di adozione.
Per rendere meglio l'idea dell'importanza del cordone ombelicale che lo lega alla città, Gianni Pititu, a chiusura della propria fatica, pubblica gli stralci delle lettere che due scrittori, Fulvio Abbate e Tonino Guerra, hanno scritto, con due lettere separate, ai primi cittadini delle città e paesi di tutta Italia, per dire loro: «Caro sindaco, è ora che tu cominci ad ascolatare le voci che sembrano inutili...».

Antonio Bassu