01 dicembre 2005 —
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sezione:
Cagliari
CARBONIA. «Il nostro Canto del cigno è soprattutto un inno al teatro, quello fatto con il cuore e con ogni energia, quello che impegna ogni atto della vita di un uomo, fin quasi a confondersi con la vita vera».
Così Giorgio Serafini Prosperi, autore per lappunto del «Canto del cigno» che stasera va in scena al Teatro Centrale (appuntamento alle ore 21), secondo appuntamento del cartellone invernale allestito per Carbonia dal Cedac. Sul palcoscenico, insieme ad Edoardo Sala, il grandissimo (è proprio il caso di dirlo) Mario Scaccia, uno dei pilastri della scena teatrale italiana, attore di versatile sensibilità: il testo è tagliato e cucito sul personaggio Scaccia che, attraverso la rilettura di un testo di Anton Cecov, ripercorre i mille personaggi da lui interpretati, tra figure comico-brillanti e immortali protagonisti di tanti testi classici.
Il punto di partenza è il testo del grande russo, il suo indulgere senza paura al sentimento e allumorismo facendolo incontrare, innestandolo quasi, su di una sensibilità contemporanea. Sullo sfondo il teatro con le sue mode, le sue inesattezze, le sue follie, il suo gergo, la sua umanità che non cambia mai. «Dallincontro - dice ancora Serafini Prosperi - crediamo sia nata una festa del teatro intesa come festa della vita, appunto, un attraversare lesistenza di un grande attore (e un suo comprimario) che è un po anche ricostruire il bagaglio umano, i sogni, i desideri, le disillusioni, gli aneddoti, i rimpianti».
Nellintreccio, durante una tournée, dopo una rappresentazione, un celebre attore resta chiuso in teatro. Stremato dalla fatica dello spettacolo e vinto dalletà avanzata, dopo la paura iniziale, decide di arrendersi al destino e passare la notte in platea. Il luogo che più dovrebbe essergli familiare si rivela invece un universo da scoprire (completamente o quasi), un contenitore nel quale dare libero sfogo alla fantasia, che gli riserverà sorprese e un incontro importantissimo. Gli si paleserà infatti un suo collega, un allievo costretto a ripararsi anchegli in teatro per motivi economici, il quale lo guiderà e sarà il catalizzatore dei suoi ricordi, ma gli farà anche riscoprire oltre unintimità che credeva perduta, il gusto di vivere e di recitare. Il finale della rappresentazione capovolgerà nuovamente il rapporto tra finzione e realtà, fino a svelare la nudità di uno dei più classici archetipi teatrali: durante lepilogo lattore-istrione smette i panni del personaggio e ridiventa se stesso.(g.d.p.)