Il Crs4 verso la rifondazione


La bioinformatica e l'energia solare ad alta concentrazione sono le nuove frontiere del Crs4, il centro di ricerca avanzata interno al parco scientifico Polaris. Ma andiamo per gradi.
«Poco più di quindici anni fa venni avvicinato da un ingegnere, Giuseppe Teofilatto, che faceva parte di una società incaricata dalla Regione di esplorare nuove iniziative di sviluppo», spiega Paolo Zanella, allora responsabile del centro di informatica del Cern, il Centro europeo per la ricerca nucleare, e docente alla Normale di Pisa. «In quei giorni mi trovavo a Pisa - continua - Teofilatto, forse con l'aiuto di una buona cena, mi stimolò parlandomi dell'ipotesi di un centro di ricerca avanzata da costruire in Sardegna». Poi Zanella ne parlò col premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, a quel tempo direttore del Cern. E alla fine, dopo una serie di viaggi in Sardegna, esattamente il 30 novembre 1990, nacque il Crs4: una sigla ambiziosa, acronimo di Centro di ricerche e sviluppo e studi superiori in Sardegna (da cui l's4 finale).
L'obiettivo era dare un contributo per uscire dall'impasse dello sviluppo. La politica dei poli aveva fatto il suo tempo: pur lasciando alcuni grossi insediamenti produttivi, non aveva creato la cosi detta verticalizzazione, lo sviluppo di un indotto per le lavorazioni derivate. Nello stesso tempo il problema dei trasporti restava un nodo non risolto. Da qui l'idea di esplorare altre strade per produzioni diverse, in grado di creare alto valore aggiunto.
Rubbia fu il primo presidente del Crs4 e Zanella il suo vice. Quest'ultimo portò a Cagliari la sua esperienza maturata nel settore informatico e telematico. Rubbia la sua autorevolezza di fisico. La nuova struttura fece incetta di ricercatori internazionali formando una squadra altamente qualificata. Col tempo diversi di questi sono stati persi, ma resta ancora una compagine di un'ottantina di scienziati.
Allora, nel 1990, in tanti storsero il naso. Chi appoggiò subito l'iniziativa aveva in mente il discorso dei parchi scientifici e tecnologici che si erano sviluppati in altre parti del mondo sulla scia dell'esperienza della ormai mitica Silicon Valley della baia di San Francisco. Inoltre alla fine degli anni Ottanta iniziava l'esperienza di Limerick in Irlanda, nello stesso periodo fece i primi passi il parco scientifico realizzato a sud della Costa Azzurra e nei primi anni Novanta parti la Finlandia, oggi tra i leader mondiali dei telefonini.
L'atmosfera era quella giusta. Attorno però sarebbe dovuto sorgere il parco regionale. Ma dopo l'iniziale entusiasmo, in pochi vi credettero, i finanziamenti rallentarono e pure la sua corsa, tanto che il parco Polaris nacque formalmente solo nel 2003. Intanto però il Crs4 qualche frutto l'ha dato. Nel 1994 prese il via a Cagliari e grazie a una collaborazione col Crs4, l'esperienza di VideoOnLine (fondata da Nicola Grauso), una delle prime società mondiali a operare ad ampio raggio nel nella rete telematica. Poi nel 1995 Renato Soru acquistò da Grauso una licenza per operare nel web in Cecoslovacchia. Anche lui, poco dopo, iniziò una collaborazione col Crs4. E nel 1997 nacque Tiscali, oggi il secondo internet provider europeo. Probabilmente senza la struttura di ricerca avanzata fondata da Rubbia e Zanella, la creatura di Soru non esisterebbe. Ma la favola bella della ricerca si arenò nei lacci e lacciuoli della burocrazia e del politichese. E Rubbia e Zanella se ne andarono: il primo a presiedere l'Enea, il secondo a fondare il primo centro europeo di bioinformatica a Cambridge. Ma dal 2004, la coppia di ricercatori è di nuovo al timone del Crs4: il premio Nobel alla presidenza, Zanella come vice e responsabile della ricerca.
Ora i due responsabili hanno deciso che il Crs4 va rifondato. E in concomitanza coi primi quindici anni di vita, l'ex professore della Normale ha usato il termine «anno zero» per indicare la fase di passaggio dal prima al dopo: una struttura più agile e flessibile. Inoltre ai settori di ricerca tradizionali del Crs4 (dalla telematica all'informatica delle telecomunicazioni, dall'elettronica ai nuovi materiali e ai nanomateriali, dalla fluidodinamica alla modellistica, dalla simulazione alla progettazione di automazione nei sistemi industriali) si stanno aggiungendo un comparto per la bionformatica, già finanziato e guidato da Zanella, che ha portato a Cagliari l'esperienza di Cambridge; e uno per l'energia solare con sistemi concentrati in grado di realizzare delle vere e proprie centrali, diretto da Rubbia. Un settore, quest'ultimo, ricchissimo di prospettive.
Con l'approfondimento degli studi sul gemoma umano, l'informatica diventa sempre più indispensabile per affrontare la complessità del Dna, da qui la nascita della bioinformatica. Settore che potrà anche contribuire ad aumentare le sinergie con l'università. «Noi - informa Gavino Faa, preside della facoltà di Medicina dell'ateneo di Cagliari - abbiamo già iniziato una collaborazione col Crs4 per la medicina simulata. In particolare il centro di Rubbia ha realizzato, con la realtà virtuale, un occhio che risponde a tutte le stimolazioni e che permette di simulare anche delicati interventi. Aspetto molto importante per la didattica e su cui continueremo a collaborare».
Con un costo di circa sette milioni di euro all'anno, il Crs4 punta alla creazione di elementi di ricerca e sviluppo, di pre-applicazione industriale, in grado di attirare industrie e di svilupparne altre locali. «Bisogna - sottolinea Roberto Crnjar, preside della facoltà di Scienze del capoluogo dell'isola - che il Crs4 aiuti l'università nell'aspetto in cui la ricerca italiana è più debole: la produzione di brevetti. I centri di ricerca pubblici restano come grandi fucine di idee, il Crs4 può funzionare come spin off per l'applicazione industriale».
Ma «occorre che gli enti pubblici e la Regione in primo luogo ci credano - afferma Giuseppe Usai, già amministratore delegato del Crs4 dal 2001 al 2003 e docente di economia e gestionen delle imprese a Cagliari - questa struttura ha bisogno di fondi. Dal mercato può ricavare il 50 per cento del suo fabbisogno, il resto deve venire dalla Regione o dagli enti locali. Recentemente però il Crs4 è diventato una Srl con un unico azionista, il Consorzio 21, la struttura di proprietà della Regione che gestisce il parco scientifico. Prima c'erano anche i privati: non vorrei, però, che la loro uscita sia un passo indietro. Il Crs4 è importante perché la ricerca e sviluppo è il motore dell'industria contemporanea».

Roberto Paracchini