E di notte si eliminano i binari

BONORVA. Qualche anno fa, con oltre trecento miliardi di spesa e un importante intervento in galleria, per la riduzione dei chilometri di percorrenza e di un tracciato piuttosto tortuoso che, dalla piana della Campeda, conduceva alla stazione di Bonorva, lo Stato Maggiore delle Ferrovie dello Stato tentò di rilanciare un servizio sempre meno utilizzato da un'utenza scontenta e delusa. Si parlò, e siamo a meno di dieci anni d'anni fa, di riduzione dei tempi di percorrenza e di netto miglioramento dei servizi.
Oggi la realtà consegna invece una situazione ancor peggiore ed un ingiustificato ed ingiustificabile scadimento dei servizi. La stazione, che in precedenza era stata privata del personale di servizio a terra, in quell'occasione fu 'rinfrescata" e resa un pò più accogliente. La speranza in una ripresa del servizio, in linea con le esigenze dell'utenza che ancora si serviva, e si serve, del mezzo su rotaie nel giro di poco tempo è in ogni caso svanita. Da diversi mesi tutto sembra, infatti, cancellato. La porta d'accesso alla sala d'aspetto è stata chiusa a doppia mandata ed i passeggeri sono costretti ad attendere il treno all'esterno della stazione, rigorosamente in piedi, ed a fare il biglietto in treno. La speranza è che i potenziali passeggeri nel frattempo non abbiano necessità fisiche impellenti perchè anche i gabinetti sono stati meticolosamente sbarrati. Da uno sguardo all'edificio principale, che comprende anche un appartamento al piano superiore, sembra di capire che spazi inutilizzati ve ne siano in ogni caso diversi. Cosi come sono sottoutilizzati alcuni appartamenti e locali vicini. Sembra d'essere proprio nella terra di nessuno, dove è chiaro lo stato d'abbandono, il disprezzo per la cosa pubblica e l'inettitudine di chi deve governarla. Allo stato di disagio si aggiunge anche la beffa di un'applicazione del tariffario un pò a caso. Con la conseguenza che agli utenti pendolari che giornalmente si recano a Macomer è fatto pagare un abbonamento della terza fascia (percorrenza dai 21 ai 30 km.) mentre il tracciato, con l'apertura della galleria, è stato portato a 18 Km e dovrebbe essere applicata la fascia due (dagli undici ai 20 Km.). Gli utenti continuano a spendere, forse di più, per un servizio carente ed incompleto. Nei giorni scorsi anche la stazione ferroviaria situata a Campu Giavesu, in un punto strategico per gran parte dei centri del Meilogu, per collocazione geografica e distanze chilometriche, ha perso l'importanza e la funzione per la quale in origine era stata pensata e costruita: servire adeguatamente una zona della Sardegna, altrimenti non raggiungibile. Nei giorni scorsi, come lamentato anche dall'Organizzazione Sindacati Autonomi e di base del settore Ferrovie, i dirigenti della Rfi (Rete Ferrovie Italia) hanno deciso di smantellare gli scambi della stazione per cui non sarà più possibile fare scambi né effettuare incroci fra treni che viaggiano in senso opposto. La struttura è stata di fatto trasformata in una fermata in piena linea. Sicuramente chi si avvantaggerà della nuova impostazione tecnica non saranno i passeggeri, che già debbono sopportare ogni tipo di disservizio, ma il settore Rete Ferrovie Italia, che pare aver trovato nella parola 'semplificare", il bandolo della matassa che le consente, in effetti, di 'demolire" quanto ancora di vitale le Ferrovie possono proporre, almeno nel Nord Sardegna. Stesso provvedimento, da ieri sera, è in corso nella stazione di Mores. «Quest'ultimo intervento - scrive in una nota stampa il segretario regionale Or.Sa, Mauro Renis) -, creerà una tratta a binario unico di oltre 21 chilometri, con conseguenze disastrose per la circolazione dei treni ed una drastica capacità della rete». «In pochi anni - sottolinea Renis -, sono stati demoliti in Sardegna alcuni chilometri di binari tronchi e buona parte dei binari e scambi di stazione». Cosi viene risparmiato un unico binario per consentire il passaggio di un solo treno per volta tra le stazioni limitrofe e gli incroci sono impossibili».
Emidio Muroni