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«Migliaia di posti sono a rischio»

 CAGLIARI. Industria a pezzi e sviluppo da rilanciare: per il sindacato sardo non c’è più tempo da perdere. E così i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, (Giampaolo Diana, Mario Medde e Gino Mereu), s’incontreranno martedì prossimo per individuare una strategia. La speranza è di poter arrivare a un’iniziativa unitaria.
 Giovedì 15 ci sarà un altro «passaggio» importante con un convegno organizzato dalla Cisl sul tema: «L’impegno del Paese per lo sviluppo della Sardegna e del bacino mediterraneo» a cui parteciperanno, tra gli altri, Savino Pezzotta, Francesco Rutelli (presidente della Margherita) e Marco Follini (segretario dell’Udc). L’intenzione, dunque, è quella di fotografare l’economia sarda in un momento davvero particolare, quando manca poco all’uscita dall’Obiettivo 1 e mentre acquista peso il ruolo mediterraneo. La battaglia industriale, nel senso più stretto del termine, ricomincia dalle vertenze storiche per chimica ed energia. «L’agonia dell’industria sarda, il rischio serio di una sua progressiva cancellazione, costituisce la vera emergenza che la giunta regionale deve governare e che per motivi diversi non riesce ad affrontare». L’ha denunciato, ieri, il segretario regionale della Cisl, Giovanni Matta, che ha chiesto alla Regione «una svolta nei comportamenti» perché «non sono più sufficienti i proclami né i viaggi della speranza. Accade che, giorno dopo giorno, si diffonde all’interno del sistema sardo un lento ma progressivo stillicidio che interessa oggi Ottana, domani il tessile di Macomer, e poi ancora il polo di Portovesme, o quello del sughero e dell’agro alimentare - ha detto Matta - che è causa di continue tensioni fra i lavoratori da troppo tempo in attesa di risposte concrete. Per la Cisl sarda la situazione sta diventando veramente grave e le soluzioni necessarie si allontanano ogni giorno di più. Nei prossimi tre mesi la Sardegna si gioca il destino di qualche migliaio di lavoratori se non si sblocca il decreto sul contenimento delle tariffe elettriche e l’accordo di programma sulla chimica, la condizione di alcuni impianti sardi potrebbero subire un progressivo processo di ridimensionamento produttivo dagli esiti irreversibili». Ecco perché, dice la Cisl, «bisogna fare in fretta prima che il clima elettorale stenda un velo d’oblio sulle questioni sarde. Spetta alla Regione assumere una forte iniziativa politica in Sardegna e nei confronti del governo romano. Non è un problema di lettere a Roma o di sollecitazioni ai ministeri competenti, anche quello, ma soprattutto occorre una forte alleanza per salvare l’industria sarda».
Il parere favorevole del Garante per la concorrenza, sollecitato dal ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, e dal presidente della Giunta regionale, Renato Soru, è arrivato qualche giorno fa. Ora i Consorzi di tutela italiani potranno programmare - è detto in una nota diffusa dalla Regione - le quantità di latte da trasformare in questi tipi di formaggio (la novità può essere applicata anche in Sardegna per il Pecorino Romano), applicando strumenti dissuasivi nei confronti dei produttori. Restano vietati gli accordi sui prezzi di vendita all’ingrosso o al consumo. Per una decina di anni l’Antitrust aveva considerato la programmazione dell’offerta come un limite alla libera concorrenza. I consorzi di tutela del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, che cercavano di limitare le quantità di latte versato dai soci ai caseifici in relazione alla capacità di mercato di assorbire le produzioni casearie, erano sempre stati scoraggiati dal Garante, anche contrariamente a quanto accadeva in altre parti d’Europa. La pressione costante dei Consorzi di tutela, spinti dalla crisi che stanno attraversando alcuni dei formaggi più conosciuti, ha portato il Ministro (al quale il presidente della Regione Soru ha chiesto di estendere anche al Consorzio di tutela del Pecorino Romano le misure richieste per gli altri celebri formaggi Dop da grattugia) a formulare uno schema di provvedimento per riequilibrare domanda ed offerta, raddrizzando così anche i prezzi.
 L’argomento era stato, inoltre, oggetto delle riunioni presiedute da Soru poco meno di un anno fa con le organizzazioni agricole in relazione al prezzo del latte ovino e poi aveva fatto parte del pacchetto di misure richieste dal presidente Soru al ministro Alemanno.
 Oltre il 64% del latte ovino sardo viene trasformato in Pecorino Romano. Che cosa ne sarà, a questo punto, del rimanente 30% circa? Quali produzioni possono essere programmate? La decisione dell’Antitrust, obbliga l’intero comparto a una sinergia.
 «Il mutato atteggiamento dell’Antitrust sui formaggi duri che hanno un impatto forte sui mercati internazionali è una vittoria importante dei Consorzi di Tutela - dice Toto Meloni, presidente del consorzio del Pecorino Romano - Questo risultato va concretizzato con un decreto legislativo che il ministro delle politiche agricole sta predisponendo. E’ una vittoria ma anche una sfida, dal momento che ora è necessario stabilire un patto di filiera tra il mondo agricolo e quello della produzione industriale. In questo contesto la Regione non può limitarsi a fare da notaio e avere un ruolo attivo, cosa che ora ha fatto. E proprio insieme alla amministrazione regionale il nostro consorzio sta lavorando per portare a casa un risultato importante».(p.p.)