Cybersar, rete di supercomputer


CAGLIARI. Si chiamaCybersar ma non è il titolo di un film di fantascienza, ma un avveniristico progetto per creare un super computer in rete. Il progetto, presentato dal consorzio sardo Cosmolab, ha ottenuto il miglior punteggio dal Miur e sarà finanziato con 9 milioni su 12 di costo complessivo.
Periodicamente i computer aumentano la loro potenza. E questo è proprio il problema dei problemi su cui si arrovellano plotoni di ricercatori. Da qui l'idea di Cybersar: quella di creare una rete di poli di calcolo ad alte prestazioni. In apparenza l'idea sembra l'uovo di Colombo: uniamo le forze e, assieme, otteremo un risultato superiore. Di fatto la realizzazione di questo principio non è cosi facile. Tutt'altro. La trasmissione dei dati via internet comporta un sistema di reti e, in questo caso, di fibre ottiche dedicate, di utilizzazione dei laser e di algoritmi (sistemi di calcolo) molto sofisticati. Da qui l'ipotesi di unire competenze diverse e qualificate per ottenere l'obiettivo. Cosi il Crs4, il centro di calcolo del parco scientifico e tecnologico sardo Solaris, ha coinvolto l'università di Cagliari e di Sassari, l'Istituto nazionale di fisica nucleare (Inaf), quello di astrofisica e Tiscali. Assieme hanno creato il consorzio Cosmolab, messo a punto il progetto e partecipato al bando europeo gestito dal ministero della Ricerca.
Ma perchè puntare sulla realizzazione di una rete di computer? «Perchè si è visto - spiega Gian Luigi Zanetti, vice presidente del comitato scientifico di Cosmolab - che il modo classico per aumentare la velocità dei computer, ovvero il potenziamento e l'innovazione dei processori, ha dei limiti. Col passare del tempo, infatti, tende a rallentare».
Gli addetti ai lavori parlano di legge di Moore, che prende il nome da un signore, Gordon Moore, cofondatore e presidente dell'Intel che, nel 1964, disse che la potenza di calcolo dei computer sarebbe raddoppiata ogni diciotto mesi. E l'azzeccò. Stupefacente il fatto che l'intuizione di Moore si basava su pochi anni di esperienza nella produzione dei primi circuiti integrati, prima ancora dell'invenzione dei microprocessori. «Stiamo producendo un transistor per ogni formica esitente», affermò allora. Per decenni la sua legge ha retto bene. In questi ultimi anni, però, il periodo di raddoppio si sta dilatando per una serie di motivi dovuti soprattutto alla continua miniaturizzazione. Si è passati da diciotto mesi a venti-ventiquattro. Da cui la ricerca di altre strade per aumentare le potenze di calcolo. Una è quella dei cosi detti computer quantistici, ma si tratta di ipotesi ancora teoriche. Un'altra è quella, su cui lavorano diverse equipe internazionali, per trovare le modalità tecnologiche per ottimizzare la ‘collaborazione' tra i vari computer, ovvero creare una rete che ‘viaggi veloci' in internet. «Oggi vediamo - spiega Zanetti - che le tecnologie legate ai collegamenti in rete si stanno affinando sempre più, tanto che raddoppiano la loro velocità di trasmissione ogni sedici-diciotto mesi. Un tempo inferiore a quello dei processori». In pratcda ci si sta accorgendo che è più facile operare sulla rete che non sul potenziamento interno del computer. Scaricare dalla propria memoria diventa più oneroso, in termini di tempo, che acquisire da un altro computer, seppure molto distante da noi. Ma non solo, le potenzialità sono molto maggiori: se si opera con una rete e si vogliono calcolare alcuni dati relativi, ad esempio, a una super nova, il team di computer permetterà che ogni centro di calcolo collegato elabori una parte dei dati per poi riconnetterli tra loro.
Cybersar costituirà, secondo il progetto, un centro aggregato di punte di eccellenza di calcolo e si candiderà a diventare punto di riferimento mondiale per progetti che necessitano super velocità. Il tutto permetterà di supportare complesse ricerche che vanno dallo spazio profondo ai misteri della biomedicina.

Roberto Paracchini