Paf trio, jazz d'avanguardia e ironia


CALAGONONE.Con quel nome, Paf, che fa pensare a un'esclamazione o un rumore da fumetto, c'è il rischio di dimenticare che quel trio è composto da alcuni fra i migliori musicisti jazz del panorama internazionale. Visti in scena, poi, con il pianista che infila buste di plastica fra i martelletti e le corde dello strumento, il contrabbassista che nel bel mezzo di un brano beve acqua e fa gargarismi a mo' di vocalizzi, il trombettista che si toglie le scarpe e mentre suona sembra un contorsionista, l'effetto di spaesamento rischia di essere ancora maggiore. Ma è solo l'impressione di un momento, perché per tutta la durata del concerto del Paf trio (Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri) si resta ipnotizzati per le emozioni e l'energia suscitate da questo trio d'eccezione, nato più di dieci anni fa con l'intento di sperimentare nuove strade nell'universo del jazz. E che soprattutto ha scelto di farlo in maniera disincantata, non seriosa e accademica, persino con un pizzico di ironia.
C'erano più di cinquecento spettatori, giovedi sera, al concerto inaugurale di Calagonone Jazz, il festival che da 18 anni l'associazione Intermezzo organizza con successo nella frazione di Dorgali, pur barcamenandosi fra difficoltà logistiche e finanziarie. Le ultime sono note, e riguardano il bilancio sostanzialmente dimezzato dall'assessorato regionale alla Cultura. Tagli annunciati, o quasi, che comunque non hanno avuto, almeno apparentemente, una ricaduta sul programma della rassegna, che resta validissimo. Le altre difficoltà riguardano la sede dei concerti, in attesa della ristrutturazione dell'anfiteatro dove si sono sempre tenuti i concerti. Problema, anche questo, risolto nel migliore dei modi, con la scelta di ospitare gli spettacoli nel giardino di Villa Ticca, splendido edificio liberty che al suo interno conserva affreschi di Costantino Nivola.
Calagonone Jazz in realtà giovedi si è aperto alle 19, con l'inaugurazione della mostra «No flash, please» dedicata a Gino Crisponi, storico socio di Intermezzo e testimone, con la sua macchina fotografica, di tutte le edizioni del festival. A un anno dalla sua scomparsa, i ritratti dei jazzisti che si sono avvicendati sul palco di Gonone descrivono più di mille parole l'importanza di questa rassegna.
Tornando al Paf, i suoi componenti insistono sul fatto che si tratta di un trio «democratico» e «assolutamente paritetico». Ciascuno dei musicisti, infatti, ha il proprio percorso autonomo, e il gruppo rappresenta un terreno comune nel quale, periodicamente, mettere a confronto le proprie esperienze.
Esperienze che portano la firma e l'estro di Antonello Salis, che sul pianoforte si muove come un funambolo e alla fisarmonica regala emozioni straordinarie, autore dei primi tre brani del concerto («Knock out», «Paftastique» e «Nogales», quest'ultimo dedicato a Charles Mingus); che testimoniano il rigore di Furio Di Castri (suoi i brani successivi: «Chorinho», «Madrugada», «The happy beat», «Les contes d'Hoffmann», dove il contrabbasso diventa anche uno strumento a percussione). Che raccontano, infine, l'eleganza di Paolo Fresu, che al suono sensuale della sua tromba e del flicorno ha accostato effetti elettronici, autore di «Fellini», «El barrio», la bellissima «Another road to Timbuctu».
Ieri, seconda serata del festival, spazio al sax di Enzo Favata e al bandoneon di Daniele Di Bonaventura, anticipati dall'esibizione di sette allievi del Seminario Jazz di Nuoro diretto da Paolo Fresu.
Stasera infine Calagonone Jazz regala un piccolo evento. Ricordate il film «The Terminal» di Steven Spielberg? Il protagonista, Tom Hanks, è un cittadino di un immaginario paese dell'Europa dell'Est che resta bloccato per due anni all'aeroporto JFK per problemi burocratici. Nel finale si scopre che è andato a New York per una promessa fatta al padre, amante del jazz: un autografo del sassofonista Benny Golson, l'unico mancante dalla sua collezione di firme dei più grandi jazzisti americani immortalati in una celebre foto. Questa leggenda vivente suonerà stasera a Villa Ticca con il suo quintetto.

dall'inviato Paolo Merlini