13 marzo 2005 —
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sezione: Spettacolo
Forse il primo filmato sulla Sardegna fu un documentario (oggi sconosciuto) finanziato nel novembre del 1916 dal Comitato nazionale «Pro-Sardegna». Questo organismo, che aveva le sue sedi principali a Roma e a Torino e tra i suoi esponenti di maggior spicco gli avvocati Cesare Martini e Romualdo Ciccarelli, decise di promuovere un filmato che mostrasse insieme gli aspetti tradizionali e le più recenti innovazioni della Sardegna. La realizzazione «della film» (allora al femminile) fu affidata alla Società Anonima Ambrosio (il direttore tecnico era Arturo Ambrosio, il direttore artistico Cesare Biscarba e loperatore Pietro Marelli). Ultimato in tempi abbastanza rapidi, il documentario fu proiettato a Roma alla fine del gennaio 1917 al Teatro Argentina e qualche giorno dopo, nella Sala delle Quattro Fontane, di proprietà dello stesso Comitato «Pro Sardegna», a beneficio degli orfani dei soldati sardi e alla presenza, tra le altre autorità, dellambasciatore degli Stati Uniti dAmerica.
«La film Sardegna» fu poi presentata anche allIstituto italo-britannico di Roma, davanti allambasciatore inglese e a Guglielmo Marconi, e venne quindi inviata negli Usa, dove girò a scopo di beneficenza per gli orfani di guerra sardi, sotto gli auspici della Croce Rossa americana. Chi commentò quelle prime proiezioni riferì «il vivo interesse» suscitato dalla pellicola «che parla di un paese così nobile, così poco conosciuto, così interessante come natura e come costumi, che mostra quanto pochi volenterosi già hanno fatto in questi ultimi anni per impiantarvi importanti industrie, tutto quel succedersi di paesaggi pittoreschi, di costumi, di cacce, di processioni. Divertì specialmente il ballo sardo - su ballu tundu - accompagnato dalla sua propria musica». Il filmato iniziava con immagini su Caprera, in onore di Giuseppe Garibaldi. Quindi riprendeva Golfo Aranci, approdo quotidiano per le comunicazioni col Continente, dove lAssociazione dei sardi in Roma, presieduta dallonorevole Sanjust di Teulada, aveva da poco fatto innalzare una stele a ricordo degli isolani impegnati in prima linea nella grande guerra. Era quindi la volta della «granitica e severa» Tempio, dove il regista si soffermava sulla lavorazione del sughero allinterno del grande e moderno stabilimento aperto solo qualche anno prima dalla Società Anonima presieduta dal commendatore Enrico Scialoia. Una speciale rassegna ippica caratterizzava invece le scene ambientate a Ploaghe. Cera poi una panoramica di Sassari «col silenzio verde degli ulivi, la ricchezza dellagro e lintelligente attività dei suoi abitanti» e della «civettuola» Alghero «loquace nel suo dialetto catalano». «La film» presentava poi il Nuorese con i suoi aspri panorami, le vedute dal monte Ortobene, i variopinti costumi dei suoi abitanti e le scene di caccia al cinghiale e al muflone. A Sorgono veniva ripresa la festa campestre di San Mauro, con su ballu tondu, la corsa sfrenata dei cavalli e «lorgia dei capretti sgozzati, fumanti nellarrosto odoroso». Dedicava poi una particolare attenzione ai nuraghi di Torralba e Abbasanta, prima di mostrare i Campidani («da trasformare in lussureggianti centri di colonizzazione») e arrivare a Cagliari («dominante sul Golfo degli Angeli») con le sue straordinarie saline.
Era quindi la volta di Carloforte dove la cinepresa si soffermava «sullardore movimentato ed indescrivibile della mattanza». Le immagini conclusive erano incentrate sulle realtà industriali del Sulcis-Iglesiente: da Porto Vesme, dove operava la più grande centrale elettrica dellisola, si passava al bacino carbonifero di Bacu Abis e ci soffermava infine sulla realtà di Monteponi «immensa e multiforme regina di ogni miniera».
Sono andato a ricercare gli appunti presi qualche anno fa su questo filmato e a rivedermi i numeri della rivista «Pro Sardegna» da cui erano tratti, anche per le suggestioni suscitate dallinteressante relazione che Salvatore Mereu ha svolto da poco a Sassari utilizzando spezzoni di film girati nellisola nel corso del Novecento per analizzare il rapporto tra cinema e ambiente in Sardegna. Da un breve colloquio con Gianfranco Cabiddu (in occasione della prima del suo ultimo film) e da una telefonata alla Società Umanitaria di Cagliari, da anni impegnata nel raccogliere il materiale filmico esistente sulla Sardegna, ho saputo che non si hanno notizie di questo primo documentario a soggetto sardo. Ma spero che si possa fare qualcosa per ritrovarlo.
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Sandro Ruju