I Nottambuli cantano i Beatles


BITTI. «Ok guys, we are recording!». E via con la famosa luce rossa. Significa, ragazzi, «che stiamo registrando». Cosi parla l'uomo misterioso della cabina regia oscurata dai vetri neri. Solo la sua voce arriva dalle cuffie. Per il resto: musica e basta. «Hai davanti un orologio enorme e nessuno può fiatare. Le porte si bloccano tutte». È il momento di suonare, dice Paquito Farina. Per i Nottambuli made in Sardinia sbarcati a Londra è tempo di buttarsi nel mito degli studi Abbey Road, in St. John's Wood. Roba da non crederci, se non fosse vera.
Succede, invece. A fine gennaio scorso, il 28 e il 29, un venerdi e un sabato indimenticabili. Eppure qualcuno mette in dubbio tutto, a poche ore dal varco della famosa scalinata fatta e rifatta chissà quante volte dai Beatles, che in quegli studios hanno registrato la loro produzione, duecento e passa pezzi. Che ci siano pure i Nottambuli nell'elenco dei pochi eletti che possono entrare nella palazzina che fu vanto della Emi, beh, questo è troppo. «E invece si, domani mattina andiamo a incidere ad Abbey Road» insiste Farina con un ragazzo londinese sposato a una sarda. È in corso un concerto, ma neanche il percussionista brasiliano Airto Moreira e la cantante Flora Purim, riescono a distrarre il miscredente inglese. Il jazz va avanti, tuttavia sono loro, gli scapestrati di Bitti, a frullare le idee del giovine suddito di sua maestà la regina d'Inghilterra.
Cosi, Paquito e i suoi, gli danno appuntamento per la prova dei fatti. Figurarsi le perle di sudore davanti ai gradini calpestati da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Star, magia della realtà! «A vederla da fuori - racconta il bittese beatlesiano incallito - Abbey Road sembra una semplice villetta signorile. Dentro, invece, è una città immensa». Non a caso è il regno della musica pop-rock, da mezzo secolo a questa parte. Oltre ai baronetti di Liverpool, in queste lande (leggi: studio 2), sono passati gente come i Pink Floyd, i Queen, gli U2, David Bowie e gli Oasis, tanto per accorciare l'elenco. E lo studio 1, riservato invece alle migliori orchestre sinfoniche del mondo intero, ha visto in sella tali Maria Callas e Herbert von Karajan. Star lontane mille e mille altre miglia dall'isola di Sardegna. Eppure, stavolta, nel libro delle presenze rare di St. John's Wood c'è spazio anche per i nomi della cricca musicale del Nuorese: Paquito Farina, classe 1962, impiegato Asl nº 3, chitarra e voce; Ernesto Sanna, classe 1967, idraulico, basso; Marco Serra, classe 1973, studente universitario a Nuoro, batteria; Omar Bandinu, classe 1974, già diplomato e specializzando al Conservatorio di Cagliari, pianoforte. Sono loro, tutti di Bitti (Serra e Bandinu fanno parte anche del tenore 'Mialinu Pira"), i Nottambuli sbarcati al di là della Manica. A portare rinforzi c'è pure Massimiliano Oppo, classe 1972, di Nuoro, impiegato Asl come Farina, amico della band, a Londra in veste di corista.
A chiamarli all'appello, questi Nottambuli sardi, ci ha pensato Rolando Giambelli. È lui che ha voluto arruolare una ventina di band italiane (dalla Sardegna sono partiti anche I Vaghi, cagliaritani) per un tributo ai vinili firmati Beatles. Il presidente dei beatlesiani del Bel Paese ha in programma, infatti, una compilation, titolo: Some Time in Abbey Road, che uscirà a giugno per celebrare il quarantesimo anniversario del concerto romano dei quattro giovanotti di Liverpool. Il cd verrà presentato a Roma, all'Adriano, e parte dei proventi andranno all'Unicef, a favore delle vittime del maremoto che ha devastato il sud-est asiatico. Unico imperativo imposto per chiudere il lavoro discografico: registrare i pezzi ad Abbey Road, incisione live, «cosi come incidevano i Beatles all'inizio e alla fine della loro carriera, con il solo ausilio delle cuffie, mentre tutti suonano contemporaneamente» dice Paquito Farina.
Lui, che proprio come Lennon nel 1969, dà ora voce, chitarra ritmica e battiti di mani a Come together, spiega che il master registrato a Londra sarà ulteriormente lavorato a Milano, nelle Officine Meccaniche Music di Mauro Pagani. «È una nostra interpretazione» spiega il Nottambulo, a sottolineare che gli altri gruppi sono arrivati al castello delle note per imitare le stesse versioni - oltre allo stesso taglio di capelli - proposte dai Beatles. Loro no, invece: da piazza Asproni, Farina & Company si sono portati dietro un'originale rilettura del brano destinato alla compilation. E non sono certo andati a caccia di parrucchieri. Ma visto che ci sono, ad Abbey Road i quattro (più uno) di Bitti ne approfittano ben volentieri. Provano e riprovano, infatti, Don't leat me down, tre accordi appena sul testo, parole e musica messi insieme dalla coppia Lennon-McCartney. E poi ancora, un'eccezione: spazio anche a My love, della produzione più recente del Paul McCartney solista. Tre, dunque, i brani registrati a Londra dai Nottambuli. Uno per dovere, due per sfizio.
Tutto, s'intende, con le apparecchiature che hanno fatto la storia del pop. Con gli stessi strumenti usati dai Beatles, amplificatori Vox valvolari, chitarra elettrica Epiphone, pianoforte verticale Magic Bills, pianoforte a coda Stain Way, organo Hammond... e stessi pannelli fonoassorbenti... «Lo studio 2 è rimasto come allora» giura Farina, catturato tuttavia, d'altro canto, dalla «grande modernità degli studios - c'è un mixer a 64 piste computerizzate - e dalla professionalità, cosi come dalla severità, dei tecnici». Per non dire poi dei dischi d'oro appesi alle pareti. Di una semplice villetta, se non fosse a pochi metri dalle immortali strisce pedonali.

Luciano Piras