Il «mostro» è ancora sulla collina

CAGLIARI.Su Buoncammino è stato scritto molto e mai bene. «Difficile dire qualcosa di buono quando lo vedi da fuori, ha un aspetto che terrorizza. Figuariamoci se puoi cambiare idea quanso vai al di là del portone e capisci cosa c'è dentro», disse un parlamentare dopo una delle tante missioni-visita nel carcere dell'Ottocento. Quel giorno il deputato, una volta entrato, inorridi nel vedere che alle finestre c'erano ancora le «bocche di lupo», famigerate feritoie puntate verso il niente del cielo. Per fortuna almeno le «bocche» non ci sono più e nel cortile interno è stato costruito un campetto di calcio: unica possibilità di sport per i detenuti.
Buoncammino è un carcere maledetto, scrisse un ex recluso, in una lettera dove ricordava anche la solita leggenda metropolitana. Questa: il progettista di Buoncammino suicida dopo che un parente finito dietro le sbarre, gli fece arrivare l'anatema: «Sei stato un mostro, hai costruito un mostro».
Oggi il carcere sulla collina è rimasto ancora un mostro, nonostante i tentativi del direttore Gianfranco Pala di far dimenticare in fretta i tempi bui, quelli di almeno un suicidio una volta ogni due settimane. Oggi Buoncammino è ancora il cuore del malessere penitenziario in Sardegna. Quattrocento detenuti, almeno un centinaio oltre la capienza massima: questi i numeri del vero problema, il sovraffollamento. Sono anche altre le cifre da brivido: alta percentuale di tossicodipendenti, quasi duecento i malati di epatite, un'ottantina hanno problemi psichici. In un'intervista, il provveditore regionale Nello Cesari è stato duro: «L'emergenza non esisterebbe se a Buoncammino, come in altre carceri della Sardegna, non venissero trasferiti continuamente reclusi dalla Lombardia e dalla Campania». Immigrazione imposta dalla direzione nazionale degli Affari penitenziari e dall'effetto devastante: il carcere scoppia e con il carcere anche gli agenti della polizia penitenziaria. La forza prevista dal ministero è di 267 agenti, ma la realtà dice che quest'organico sarebbe comunque insufficiente e poi ogni giorno almeno una quarantina di agenti non sono a disposizione per servizi esterni o malattia. In questa realtà, l'ipotesi della rieducazione del detenuto è impossibile, com'è impossibile pensare a un carcere più vivibile. Ha detto bene la commissione Diritti civili: «Bisogna costruire un carcere». E che sia meno maledetto.