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L’eolico solo in pianura
vicino alle industrie

 Da convinto ambientalista, socio del Wwf da diversi anni e non contrario all’energia alternativa pulita, sono contrario ai parchi eolici che stanno sorgendo adesso, stanno distruggendo il paesaggio sardo per un piatto di lenticchie. Anni fa mi trovavo in ferie in Germania e ho visto centinaia di pali eolici, tutti però in pianura, non sulle montagne e colline. Gli amici tedeschi, un ingegnere e un direttore di scuole superiori, mi hanno schiarito le idee dicendomi che era tutto un bluff, solo un affare per sfruttare i contributi, e che dopo pochi anni non girava più nessuna pala, spiegando che l’energia prodotta era più cara.
 Morale, dopo i contributi rimanevano questi mostri alti anche 100 metri come monumenti a testimoniare il fallimento. Qualcuno ha paragonato l’impatto dei nuraghi che svettano sui colli, ben inseriti nel paesaggio sardo, alle orribili torri metalliche. Si può essere più stolti di così?
 Perché i sindaci che hanno permesso lo scempio del territorio non si sono chiesti il motivo per cui le imprese italiane ed estere fanno gli impianti in Sardegna e non altrove? La Sardegna è stata ed è terra di conquista, il vento c’è in Sicilia, c’è negli Appennini, nelle Alpi, strano che nessuna di queste regioni voglia rovinare il proprio paesaggio.
Francesco Becciu
Il diritto dell’artista
a non essere scimmiottato

 Ho sempre pensato che falsificazioni e le riproduzioni delle opere altrui rappresentano un atto d’inciviltà non solo da un punto di vista squisitamente educativo, quanto e soprattutto sotto il profilo della mancanza di rispetto e comprensione del lavoro artistico altrui, come mi è stato insegnato dal maestro Stanis Dessy.
 Lo scimmiottare gli altri è quasi come un derubare. Dessy, che è stato, presso l’Istituto d’Arte di Sassari, esimio insegnante di rappresentazione grafica, non metteva in nessun caso mano agli elaborati degli alunni, ma si limitava a far notare ai giovani discepoli l’equilibrio o le forme, cercando semmai di far capire l’errore.
 Quest’insegnamento, di gran valore artistico e d’incomparabile spessore morale, mi è servito per gli anni a venire. Diceva Dessy che ciascuno è proprietario dello spazio che è padrone di meritare. Ricordo che queste parole le confermò riferendosi alla figura di mio zio Tosino.
 Un tempo quando si vedeva un’opera di un artista era ben visibile l’impronta di chi lo aveva elaborato, disegnato, dipinto o scolpito, e quando una persona era dubbiosa circa l’attribuibilità dell’opera, si rivolgeva per una conferma d’autenticità all’esperto che era Stanis Dessy, il quale quando aveva un dubbio nel retro dell’opera scriveva «a mio parere». Oggi invece, ed è a questo che mi riferisco con rammarico, capito sovente di vedere in alcune abitazioni, gallerie, salotti, bar, negozi, opere altrui in cui è difficile, se non impossibile, riconoscere l’impronta dell’autore.
 Ritengo sia meglio avere a che fare con un brutto quadro, ma originale, piuttosto che con un dipinto che rappresenti una contraffazione nella forma come anche nella sostanza. L’arte, qualunque essa sia, è soggettività e come tale non è corretto parlare d’opere brutte, semmai d’opere che non piacciono, che non incontrano il gradimento dello spettatore, cosa in ogni modo ben più apprezzabile di un falso, di una copia, di una contraffazione.
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