ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Catastrofi naturali e colpe umane

E’ stata una scossa terribile. Di quelle che si ricorderanno negli anni a venire. Una delle più violente degli ultimi 100 anni, paragonabile ai terremoti, anch’essi di magnitudine 9, che colpirono nel 1960 il Cile e nel 1964 l’Alaska. Con una differenza tragica: in questo caso, migliaia di morti e devastazione ovunque. Un semplice scossa seguita da tantissimi altri tremiti che ha messo in ginocchio intere regioni dell’Asia meridionale, molte delle quali già povere e in crisi economica cronica. Che ha spazzato via i paradisi delle vacanze di milioni di occidentali, una delle poche risorse concrete per chi abita quest’angolo, bellissimo, di Terra. Della cronaca di queste ore rimarranno le migliaia di morti e feriti e la disperazione di chi ha perso parenti, amici, case, piccole o grandi ricchezze. In questi casi, i paragoni servono a poco, se non ad alimentare la casistica. Siamo numericamente lontani dal micidiale terremoto che colpì la regione dello Shans in Cina, nel 1557: 830.000 vittime. Un record. E’ invece più vicino nello spazio e per le conseguenze sulla popolazione a quello che colpì Messina e in generale parte della Sicilia e della Calabria nel 1908: 70-100.000 morti. Siamo di fronte ad un fenomeno naturale, forse prevedibile anche se di poco, ma inevitabile. La Terra è un pianeta dinamico e di terremoti se ne contano a migliaia, fanno parte del gioco: almeno 500.000 ogni anno, anche se per noi semplici spettatori, la percezione è minima. E di questi, in media, uno è di magnitudine 8. Quelli devastanti per l’uomo si ripetono ogni 5 anni, mentre sempre ogni anno sono almeno 10.000 le persone che rimangono vittime dei terremoti. Con le catastrofi naturali dovremo convivere. Almeno 300 quelle che hanno colpito molte regioni del pianeta nell’anno che va a finire con più di 21.000 vittime mentre sono 10 milioni le persone che hanno perso la vita nel 20º secolo a causa di calamità naturali: alluvioni, tempeste, incendi, oltre ai terremoti. A parte quest’ultimi, per gli eventi cosiddetti estremi c’è comunque lo zampino dell’uomo: sia per i cambiamenti climatici in atto, di cui siamo in parte o del tutto causa, sia perché abbiamo sottovalutato le forze della natura, costruendo, modificando, alterando, distruggendo il territorio e sfidando gli equilibri naturali. Per questi il rimedio ci può anche essere, basta volerlo. Ad una semplice condizione: rispettare l’ordine delle cose e non forzarlo oltre i limiti che la natura stessa ci impone. Preoccupandoci prima e non piangerci dopo.