23 dicembre 2004 —
pagina 23
sezione: Fatto del Giorno
Caro Presidente Soru, siamo delusi: ad appena sei mesi dalla sua nomina a governatore della nostra isola, siamo costretti a tracciare un primo bilancio sulla sua gestione che continua, oltre ogni logica, ad andare contro corrente e, soprattutto, contro le sue promesse elettorali, tutte incentrate sullesaltazione del popolo sardo e sullesigenza di valorizzarne le indiscusse capacità intellettuali, imprenditoriali, professionali e quantaltro: una politica, invece, che ha come comune denominatore il totale disinteresse per la classe lavoratrice sarda e che si manifesta, in maniera ricorrente, con accorpamenti e accentramenti di competenze (in barba al decentramento amministrativo ed al rispetto del territorio), blocchi delle carriere, mortificazione delle professionalità locali: tutto col pretesto di tagli alla spesa pubblica (sulla pelle di lavoratori e disoccupati), ma con lunico risultato di impinguare le tasche di qualche individuo proveniente, manco a dirlo, dal continente.
Infatti, a pochi giorni dalle sue pubbliche dichiarazioni e dal suo rammarico per il mancato affidamento del Ced della Banca di Sassari ad imprese sarde, ecco lennesimo colpo basso assestato con la nomina del direttore generale della Asl n.1, avvenuta, ancora una volta, senza tener conto delle risorse umane e professionali, pure presenti e numerose tra i sardi aspiranti alla stessa carica ed in possesso di requisiti altrettanto validi. Qualche perplessità aveva già destato lincarico di assessore alla sanità a altra persona «continentale» che, come era prevedibile, ha dimostrato di non gradire la collaborazione di manager sardi, (trovandosi, evidentemente, a suo agio soltanto con i suoi concittadini) motivando, oltre tutto, le
sue preferenze con affermazioni, non proprio ortodosse, sulla classe politica sarda e sul popolo sardo in genere.
Ma se finora si è taciuto, confidando che, dopo tutto, il buon senso prevalesse, oggi, alla luce di qeustultima offesa alla Sardegna non si può più ignorare che il suo governo, di sapore vagamente totalitario, non ha niente a che vedere con le aspettative e le speranze di quanti, come noi, hanno voluto con forza la sua elezione e la vittoria della sua coalizione.
Francamente ci si attendeva qualcosa di più. Memori forse, di altri governi di centro sinistra, forse non perfetti, forse anche clientelari, forse anche tante altre cose che i cittadini onesti evidentemente non gradiscono, ma durante i quali il dibattito politico, sia con i vertici che con la base, non è mai mancato. E non è mai mancata oltretutto la loro presenza nel sociale, il rispetto delle diverse ideologie, in definitiva il rispetto della democrazia e il confronto delle opinioni.
Ed ora? Nessun confronto, nessun dialogo, signor Presidente, nè con i suoi elettori nè allinterno degli stessi organi politici regionali completamente appiattiti (come, purtroppo, oggi tutti i governi, a qualsiasi livello) dai meccanismi perversi delle attuali leggi elettorali.
La giunta tace ed il Presidente va diritto per la sua strada con i suoi uomini (e donne) continentali.
Dobbiamo cncludere che, per quanto riguarda le Asl non esistono sardi allaltezza della sua fiducia? Eppure, contrariamente a quanto qualcuno pretestuosamente, vuol far credere esistono aziende che funzionano discretamente: non tutto è un disastro non tutti sono corrotti.
Ricordi, Presidente, che noi elettori abbiamo consegnato nelle sue mani una Sardegna non certo perfetta (ma chi lo è?) con molti problemi, alcuni anche gravi. E glielabbiamo consegnata con la speranza che dopo cinque anni (se il suo governo durerà tanto) non ci venga restituita in pezzi. Ma ricordi, soprattutto: non abbiamo bisogno nè di padrini o padroni doltremare, nè di piccoli padroncini locali.
Se anche lei che è il nostro presidente non ha fiducia nelle capacità dei sardi, come fa a pretendere che la abbiamo chi deve venire in Sardegna a lavorare, a investire i proprio danari, a far crescere la nostro economia? Forse è il caso che ce lo spieghi signor presidente. E forse anche noi comuni mortali riusciremo a capire.
due lettori della Nuova
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Patrizia Sircana e Claudio Sereni