Antonio Monni, politico d'altri tempi

NUORO. Sarà presentato il 26 novembre il volume che raccoglie gli interventi in parlamento del senatore Antonio Monni. Ne rievocheranno la figura: Antonello Soro; Gabriele D'Asdia, curatore del volume; i docenti dell'Università di Torino e Sassari Paolo Soddu e Manlio Brigaglia. Porteranno le loro testimonianze Ariuccio Carta, Giovanni Del Rio e Gonario Gianoglio. Concluderà l'onorevole Arturo Parisi.
Antonio Monni nacque a Orgosolo il 2 agosto del 1895, mori a Nuoro il 26 aprile del 1979, all'età di 84 anni. Brillante avvocato penalista, Antonio Monni fu senatore della Repubblica per tre legislature (dal 1953 al 1963). La prima volta fu eletto al senato nella circoscrizione della Sardegna con 54.158 voti, secondo in Italia. Pubblicista fecondo, collaborò per molti alla Nuova Sardegna, al Giornale d'Italia e al quindicinale della diocesi barbaricina l'Ortobene.
Insieme a Salvatore Mannironi e ai fratelli Francesco e Giuseppe Murgia, fondò il partito della Democrazia cristiana nuorese, mentre nel 1944, fino al 1946, fu designato sindaco di Nuoro dal comitato di liberazione, guidando una coalizione della quale facevano parte anche i comunisti. Nel 1949 fu eletto consigliere della Cassa per il Mezzogiorno, durante il cui mandato si battè strenuamente per far arrivare nell'isola una grande quantità di finanziamenti per la costruzione di strade (tra le altre la sistemazione della Carlo Felice, realizzata nell'800, e l'arteria per il Monte l'Ortobene) acquedotti e dighe (quelle del Govossai e del Cedrino), le reti idriche e fognarie di vari paesi della provincia, nonchè per la forestazione. Dal 1936 al 1968 fu presidente del consiglio di amministrazione dell'ospedale civile San Francesco. E per anni fu anche vicepresidente della Commissione giustizia in Parlamento e della Commissione di vigilanza sulla Rai, nonchè del gruppo Dc del senato, oltre che del Credito industriale sardo. Tra le altre cose ricopri la carica di presidente nazionale della Federazione italiana della caccia. Sport che amava moltissimo, tant'è che il suo porto d'armi è stato uno dei primi rilasciati in Italia. Il Coni, negli anni Sessanta, lo premiò con la Stella d'oro al merito sportivo.
Il senatore Antonio Monni, che prima di ogni altra cosa era un profondo e rispettoso estimatore della natura, si battè per primo per la creazione del Parco del Gennargentu. Sogno travisato, incompreso allora e ancora oggi incompiuto. Nel 1955 riusci a tracciare i confini di una riserva di caccia di 40mila ettari per salvare la fauna da cacciatori e bracconieri. Nel 1962, invece, fece inserire il progetto del Parco nel Piano di Rinascita. Nel 1966 tutto era pronto, ma a Orgosolo, suo paese natale, la ribellione dei pastori mandò tutto all'aria. Nel 1968-69 il governo, di fronte alla ribellione e alle promesse di piazza, rispose requisendo 11 mila ettari di pascolo comunale per scopi militari.
Dodici sono stati i discorsi del senatore Maonni sui temi della giustizia, le spese giudiziarie, i tribunali, l'amnistia, gli errori giudiziari, le pene e le detenzioni; quattro le analisi relative al Piano di Rinascita; cinque gli interventi sui bilanci del ministero dell'agricoltura, la protezione della selvaggiana e i controlli di qualità per l'olio d'olivo. In tutto le testimoninanze del senatore barbaricino ammontano a 112.
Indro Montanelli, che gli fu amico, nel corso delle celebrazioni per il centenario della nascita disse: «Sono stato molto amico del povero Antonio. L'ho conosciuto a Nuoro quando ero ragazzino. Lui era molto legato a mio padre, che in quegli anni era preside del liceo 'Giorgio Asproni". Quando scriveva usava le parole come delle lame: era irriverente, polemico, sempre lucido. Io gli dicevo 'Antonio facevi meglio a fare il giornalista e non il politico". Insomma aveva un grande talento. E poi sono stato sempre convinto che non avesse le furberie e le ambiguità necessarie per fare il politico. Era un uomo troppo rettilineo. Ma non posso dimenticare i suoi sentimenti più forti: la grande onestà e il tenace attaccamento alla terra».
A proposito di onestà, nel 1944 scriveva a una figlia «...al Comune c'è sempre da fare, ma qui non ci sono dissidi fra sindaco e giunta, lavoriamo d'accordo... Si diceva che a Cagliari il sindaco aveva una forte indennità: qui io non ho nulla e il Comune anzichè automobili ha una bicicletta senza gomme».
Certo non è come oggi nelle diverse istituzioni. Anche quando nel 1949 ebbe inizio l'avventura romana come consigliere della Cassa per il Mezzogiorno, allorchè non mancò di criticare 'l'esagerata generosità con la quale venivano stabiliti gli emolumenti". In quella occasione se ne lamentò pubblicamente sulla Nuova Sardegna, scrivendo al direttore Aldo Cesaraccio. Oggi, di fronte alle prebende che vengono corrisposte ai senatori, agli eurodeputati, ai consiglieri regionali, provinciali, comunali e degli enti consortili, il monigerato senatore Antonio Monni si starà sicuramente rivoltando nella tomba.