Il cannonau? È nato a Borore

BORORE. La culla del cannonau era nelle campagne di Borore. Una ricerca archeo-antropologica confermerebbe che il vitigno veniva coltivato 3200 anni fa nella pianura sotto l'altopiano basaltico di Campeda, dove oggi sorge il paese. Ai cultori del vino 'massiccio" con gradazione alcolica e corposità consistenti, potrebbe sembrare una bestemmia, ma i risultati di scavi e ricerche portati avanti dalla facoltà di antropologia della Pennsylvania University e le analisi successive confermerebbero quella che a molti può apparire un'assurdità.
Più di tremila anni fa, nelle campagne dove sorge l'abitato di Borore, dove oggi si continuano a coltivare le vigne che danno un vino di ottima qualità (gradevolissimo al palato ma meno corposo e alcolico del cannonau), crescevano le viti dalle quali, forse per talea o con altri metodi di moltiplicazione delle piante, discendono quelle del cannonau di Oliena, Jerzu e altre zone del Nuorese rinomate per i vini rossi corposi che ben si accompagnano con arrosti e insaccati.
Gli scavi archeologici a Borore sono iniziati nei primi anni Ottanta nella zona di Duos Nuraghes, poco distante della stazione ferroviaria e dall'abitato. Qui sono stati trovati centinaia di vinaccioli, i semi degli acini d'uva. Accanto c'erano anche vasi e urne. È ormai certo che quei vinaccioli provengono da viti coltivate dalle popolazioni nuragiche. Si attende ora il risultato dell'esame del Dna al quale sono stati sottoposti per avere certezza anche sulla paternità del cannonau, un vino che assieme alla vernaccia è sinonimo di Sardegna come il chianti lo è per la Toscana e il barbera per il Piemonte. Dalle analisi di laboratorio è risultato che i vinaccioli trovati a Borore possono essere datati attorno al 1200 avanti Cristo. Ciò significa che 3200 anni fa, dove sorge Borore si coltivava la vite e che il vino proveniente da quelle terre è il più antico del Mediterraneo. Probabilmente dallo stesso vino ha avuto origine il cannonau, il cui vitigno si pensava fosse stato importato dalla Spagna. «Attendiamo gli esiti dell'esame del Dna - dice il dinamico sindaco di Borore, Tore Ghisu, - se le ipotesi dei ricercatori saranno confermate, la storia dell'uva e del vino cambierebbe completamente e il nostro territorio assumerebbe una posizione importante. Guardiamo con grande attenzione a queste ricerche. Sulla base dei risultati potremo portare avanti un discorso turistico nuovo legato alla storia del vino e collegato ad altre importanti realizzazioni presenti a Borore, come il museo del pane».
Se le analisi del Dna sui semi d'uva trovati nel nuraghe alla periferia di Borore confermeranno che l'origine dei vitigni dai quali provengono è sarda, la storia delle origini dell'uva dovrà essere riscritta. Nel 1200 avanti Cristo, 3200 anni fa, in Mesopotamia fioriva la civiltà. Se i vitigni e i vinaccioli di Borore non provengono da quest'area, le popolazioni nuragiche che vissero nel centro Sardegna ai piedi dell'altopiano di Campeda sarebbero i più antichi produttori di vino del Mediterraneo. Ma c'è anche un altra ricerca che dà lustro al vino di Borore. I risultati hanno consentito di stabilire che il cannonau non è originario della Spagna, ma potrebbe essere nato proprio nell'isola e forse nelle campagne dove sorge Borore. (t.g.t.)