Emergono nuovi particolari storici sulle origini albanesi di Gramsci

COSENZA.Nato ad Ales e a lungo vissuto a Ghilarza, Antonio Gramsci, uno dei padri fondatori del Partito comunista, membro del comitato centrale, deputato in Veneto e nel 1924 segretario generale del Pci, era di origine italo-albanese. E' lo stesso Gramsci a ricordarlo e a sostenerlo in una lettera scritta il 12 ottobre 1931 nel carcere di Turi, vicino a Bari, dove era stato rinchiuso dopo la condanna a vent'anni di carcere inflittagli dal regime fascista. Dopo aver sottolineato di non essere interessato alla questione delle razze fuori dell' antropologia e degli studi preistorici, Gramsci scrive: «Io stesso non ho alcuna razza; mio padre è di origine albanese recente (la famiglia scappò dall'Epiro dopo o durante la guerra del 1821 e si italianizzò rapidamente); mia nonna era una Gonzales (discendeva da qualche famiglia italo-spagnuola dell'Italia Meridionale, come ne rimasero tante dopo la cessione del dominio spagnolo); mia madre è sarda per il padre e per la madre. Tuttavia la mia cultura è italiana, fondamentalmente e questo è il mio mondo; non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due mondi. L'essere io oriundo albanese non fu messo in giuoco, perché anche Crispi era albanese, educato in un collegio albanese e parlava albanese».
Secondo una ricostruzione storica fatta da Domenico Cassiano nel volume «Risorgimento in Calabria» e in un articolo apparso su «Prospettiva socialista», il cognome Gramsci compare già nel 1532, tra i 77 «fuochi» (i focolari indicavano le famiglie) nel comune di Lungro. C' è poi un Nicola Gramsci il cui nome compare in un atto di vendita di beni del 1792, davanti al notaio Troiano di Plataci, a favore della sorella Margherita, e in un altro atto notarile del 1820 in cui don Nicola Gramsci dispone la costituzione di beni in dote alla figlia, Marianna Gramsci, in occasione del matrimonio col tenente dell'esercito borbonico Gaetano Moreno. Figlio di don Nicola Gramsci, era Gennaro Gramsci, colonnello della gendarmeria borbonica che aveva sposato Teresa Gonzales, figlia di un noto avvocato napoletano. Da questo matrimonio era nato a Gaeta, il 6 marzo del 1860, Francesco Gramsci, padre di Antonio.
Nel 1795, Nicola Gramsci, si trasferisce con la famiglia a Napoli, abbandonando di fatto Plataci, facendovi saltuarie apparizioni per sistemare gli interessi economici. I Gramsci si integrano nella società napoletana estraniandosi dal paese natio. Il processo è sicuramente continuato con Gennaro Gramsci, figlio di Nicola, e nonno di Antonio, ufficiale nell'esercito borbonico e, dopo l'Unità d'Italia, passato tra i carabinieri.
Domenico Cassiano sottolinea come la tradizione politica dei Gramsci, da Don Nicola sino al figlio Gennaro e dei figli di quest'ultimo compreso Francesco, padre di Antonio, era conservatrice e, quindi, opposta a quella progressista, prevalente nel piccolo mondo degli albanesi di Calabria. Circostanza, del resto, confermata dallo stesso Antonio Gramsci nelle «Lettere dal carcere». D'altro canto, molti aspetti di queste origini era già state richiamate da Giuseppe Fiori che nella sua biografia ricorda «le lavate di testa per certa stampa sovversiva che, Francesco Gramsci, inorridito, vedeva tra le mani del figlio Antonio» al quale, da Torino, il fratello maggiore Gennaro inviava opuscoli e giornali socialisti.